Lettera di Accorinti. Grioli replica: “Ennesima autocelebrazione”

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Controlettera di Pietro Grioli, designato da Scuola Politica come candidato a sindaco alla prossima competizione elettorale, alla lettera ai messinesi del sindaco Renato Accorinti sulla mozione di sfiducia.

“Siamo stati tutti sorpresi dalla lettera-testamento del sindaco: atto stupefacente per il suo non senso. Esercizio letterario di cui metto in dubbio persino la paternità – almeno stilistica – e che non aggiunge nulla di nuovo o ‘rivoluzionario’ alla storia della Politica. Atto da copione a cui ci ha abituati Renato Accorinti in questi quasi quattro anni: concetti apparentemente alti, nobili, da cliché di manifesto etico del grand’uomo che si mette al servizio della propria comunità. Umanizzare la Politica, rispondere ai bisogni, essere ‘concreti come sognatori’: parolibere in libertà – per dirla con linguaggio futurista – tutt’altro che invenzioni accorintiane; vie logore, battute migliaia di volte da profeti e santi o demagoghi e venditori di fumo: Accorinti, anche con la sua stucchevole missiva al popolo si auto-iscrive ai primi; io e un numero crescente di tanti messinesi che non se la bevono, pensiamo che il suo posto sia tra i secondi”.

“Va in replica – continua Grioli – la stessa eterna commedia: la narrazione elegiaca, concentrata sul Sé come arma di distrazione di massa dagli enormi problemi irrisolti che lo accusano ogni giorno. Una insopportabile auto-celebrazione che asfissia Messina e i messinesi. La città ha creduto in una rivoluzione e un cambiamento come espressione di coraggio nelle scelte operative nelle sedi istituzionali, dove la forza dell’incarico civico affidato doveva esprimersi. Si è trovata, invece, a difendere la propria immagine dal tratto vignettistico e caricaturale del sindaco dei talk-show e delle invettive radiofoniche. La città aveva chiesto una rottura degli schemi rispetto al recente passato intorno ad una concretezza che – mancata – è stata sostituita dal riflesso narcisistico di un primo cittadino che fa più il “primo” e poco o nulla il “cittadino” tra cittadini: il rifiuto di attenuare la propria immagine personale a vantaggio di una rappresentazione della comunità e dell’istituzione-Comune che include tutti”.

“Al sindaco – continua Grioli- si chiedeva e si chiede di comunicare la sua collettività che esprime bisogni concreti e non sogni, si chiede la guida di un percorso amministrativo – quello delle famiglie, del mondo del lavoro, del disagio sociale – non della Locomotiva dell’Utopia, che corre sui binari del proprio Io. E, anche nel merito, questa lettera di Accorinti è un “non senso”. Alla vigilia di una possibile sfiducia – alla quale personalmente credo poco – il capo dell’amministrazione dovrebbe argomentare sui risultati ottenuti dalla sua giunta; dovrebbe rintuzzare l’iniziativa con un minuzioso, quasi pedante rendiconto del suo fatturato: i ‘cosa’, i ‘quando’ i ‘come’. E se i risultati fossero pochi a dispetto delle attese, spiegarne i motivi, scusandosi davanti ai suoi sostenitori e offrendosi al dialogo per correggerne errori e ritardi. Un sindaco ha questo dovere, non la licenza di filosofeggiare. Ma Accorinti non può argomentare, perché la inefficienza e l’arroganza politica del personaggio – di cui la sua squadra è lo specchio fedele – non gli consentono di discutere di un risultato serio, che sia uno. Accorinti, il ‘nuovo’, il duro e puro della politica messinese, si scaglia contro la sfiducia proposta da consiglieri ‘incivili’ che rappresentano ‘quella politica che politica non è’, ma sottacendo con furbizia da consumato politico, che, coloro che la sfiducia non sottoscrivono e non voteranno sono in gran parte personale politico di quel mondo che ha portato a ‘quell’abisso dentro il quale la città è stata sprofondata per decenni da sporchi affari e clientelismo’”.

“Caro Accorinti, il segno del vostro declino è certificato dagli abbandoni dei tantissimi illusi e disillusi – scrive in cocnlusione Grioli-  che rischiano di non far sentire il proprio peso alle prossime consultazioni elettorali lasciando terreno libero a note truppe cammellate che solo la vostra inettitudine ha, in questi tre anni e mezzo, rafforzato. Caro Accorinti, voi non avete già vinto. Voi avete perso. E con voi rischia di perdere il futuro di questa città. Perché con voi e con il vostro operato, si affaccia il paradosso di una legittimazione del recente passato di una gestione della cosa pubblica che, a causa vostra, a molti apparirà in nulla peggiore della realtà cittadina che oggi viviamo. Caro Accorinti, questa è la sola eredità che voi lasciate a chi, persona perbene quanto e più di voi, vi succederà. Pesante e difficile sfida: per ciò che ci riguarda, noi – a partire dal sottoscritto – siamo in campo per raccoglierla”.

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