Confronto sul futuro dell’Atm. Sindacati soddisfatti ma dubbiosi sulla frammentazione dell’azienda

BUSNon convince i sindacati (Or.S.A., Ugl e Cub) l’iniziativa che vorrebbe suddividere l’azienda di trasporto pubblico messinese in tre società separate e autosufficienti (una per i trasporti, un’altra per l’officina e una terza per la gestione parcheggi). Il timore principale è che operando in questo modo si corra il rischio di “fare uno spezzatino”. «L’ipotesi di spacchettare l’attuale Atm in tre società, seppure sotto l’egida di un soggetto unico — spiegano le tre sigle —, non vorremmo si traducesse in un inutile e pericoloso spezzatino, così come già avvenuto in Ferrovie dello Stato che, dopo la fallimentare divisionalizzazione, sta di fatto ritornando sui suoi passi». Le tre sigle sindacali, però, si dichiarano aperte al confronto per capire, strada facendo, quale sia l’utilità economica di tale operazione «in quanto è presumibile — Or.S.A., Ugl e Cub — evidenziano  il moltiplicarsi di consigli di amministrazioni e la sovrapposizione di vertici dirigenziali che di certo non aiutano il recupero e il rilancio dell’azienda oggi al collasso ne a restituire un decoroso servizio alla cittadinanza». Motivi di soddisfazione sono, invece, la notizia del prossimo acquisto di 50 autobus per rimpinguare l’esigua numero dei mezzi disponibili ad effettuare il servizio e il fatto che sia stata «sfatata la leggenda di presunti esuberi di personale e riconosciuto dal commissario dell’Atm — continuano — la necessità di organizzare meglio il lavoro e procedere a percorsi formativi e di riqualificazione che questo sindacato sollecita da tempo». «Di certo non accetteremo soluzioni — seguitano Or.S.A., Ugl e Cub — che possano avere risvolti negativi sui diritti contrattuali acquisiti dai lavoratori». Dopo tanto tempo perso nell’immobilismo, i sindacati vedono di buon grado la decisione, da parte della politica, di occuparsi di un problema di vitale importanza per la città e dichiarano la loro disponibilità al confronto, al fine di evitare — concludono —  «soluzioni sommarie che potrebbero rivelarsi inadatte ai bisogni di lavoratori e utenti». 

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