Continuità territoriale. Sindacati: “Servizio scadente per scoraggiare i viaggiatori”

rfiIn un momento in cui pare calata l’attenzione sulla continuità territoriale, i sindacati di base si compattano per accendere di nuovo i riflettori su una situazione che, a loro avviso, è ben lontana dalla soluzione.

I rappresentanti sindacali Gianmarco Sposito (Cub Trasporti), Giuseppe Terranova (Or.s.A. Ferrovie), Carmelo Cozza (Sul) e Vincenzo Capomolla (Usb), in un documento dettagliato, indirizzato al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, al presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, ai vertici di Rfi e e Fsi, Maurizio Gentile e Michele Mario Elia, fanno la cronistoria di quanto accaduto fino ad ora, analizzano quelli che sembrano i segnali della “volontaria” dismissione del servizio di trasporti attraverso lo Stretto e fanno una serie di richieste.

Riportiamo di seguito il testo integrale del documento.

«Movimenti, sindacati e comitati di Base della Sicilia e della Calabria denunciarono con largo anticipo l’esistenza di un progetto ministeriale orientato alla soppressione della continuità territoriale ferroviaria fra l’isola e il continente, condiviso dall’allora Ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, con i vertici di F.S.I. e alcuni Enti Locali. A dispetto delle accuse di “ingiustificato allarmismo ” che fonti aziendali, ministeriali e sindacali ritennero opportuno rivolgere alle scriventi, il 2 febbraio 2015 R.F.I. ufficializzò un piano di dismissione dei treni a e lunga percorrenza e navi ferroviarie da e per la Sicilia, da attuare nel mese di giugno, giustificandolo come una “ri-funzionalizzazione del diritto alla continuità territoriale”.

La lotta popolare guidata dal movimento “#ilferribottenonsitocca” ha fino ad oggi impedito la soppressione del diritto costituzionale ma la disorganizzazione del servizio ferroviario a lunga percorrenza lascia trasparire che il progetto di dismissione è ancora in atto ed è semplice presumerne l’attivazione con il cambio dell’orario ferroviario in programma per il prossimo dicembre.

L’azienda ferroviaria sembra impegnata a disincentivare il servizio universale con ogni mezzo, si registra un’ingiustificata inibizione delle prenotazioni per i treni notte a lunga percorrenza e al personale di bordo sarebbe impedito vendere i posti rimasti vuoti durante il tragitto. Non si capisce quale possa essere il fine che induce l’azienda di Stato a investire risorse pubbliche per mantenere l’offerta e al contempo rifiutare le prenotazioni ed evitare di vendere i posti disponibili durante il viaggio.

Simile tattica disincentivante fu messa in atto in occasione dell’orario ferroviario pubblicato per l’evento EXPO, i convogli 781-782 (Palermo-Siracusa-Milano) furono messi in prenotazione un mese dopo gli altri e in alternativa si agevolò l’utilizzo delle “frecce” da raggiungere in Calabria traghettando a piedi. Alla luce dei fatti il sospetto è fisiologico: dopo la mobilitazione del territorio a difesa dei treni a lunga percorrenza, potrebbe essere in atto un disservizio tattico per disincentivarne l’utilizzo e orientare l’utenza verso sistemi alternativi, presentati come modernizzazione che nel concreto si riduce all’ennesimo taglio di sovvenzioni statali al trasporto meridionale.

Si aggiunga che al 31 dicembre 2015 scade la proroga del contratto nazionale di servizio ferroviario passeggeri a media e lunga percorrenza tra MIT e Trenitalia e l’assenza di ogni notizia in merito ad un rinnovo o espletamento delle gare previste per il successivo affidamento, destano forti preoccupazioni sul proseguo del servizio da e per la Sicilia. In buona sintesi sembra tutto organizzato per dimostrare che il servizio universale non funziona e proporre a dicembre la “rottura carico” a Messina e Villa S.Giovanni che consentirà il trasferimento delle sovvenzioni dal servizio ferroviario statale alle casse degli armatori privati che traghetteranno i viaggiatori appiedati da una sponda all’altra per consentire loro di prendere il treno. Come in epoca pre-borbonica!

Il servizio universale a lunga percorrenza garantisce un diritto costituzionale ed è presente in tutto il territorio nazionale, i sistemi per modernizzare veramente il trasporto ferroviario da e per la Sicilia esistono e sono a costo zero, si è dimostrato che sulle navi in servizio nello Stretto di Messina è possibile imbarcare convogli ferroviari veloci tipo “Freccia Bianca” in unica soluzione e ridurre i tempi di manovra e traghettamento dalle attuali due ore a meno di un’ora.

Pertanto, insistere nell’arretramento forzato del sistema può significare solo che nella caotica rincorsa ai tagli della spesa pubblica, il Governo ha scelto cinicamente di privare la Sicilia di un servizio essenziale, confermando il perdurante disinteresse verso una seria politica infrastrutturale per il Mezzogiorno e certificando l’amara differenza di diritti fra Nord e Sud in tema di mobilità e di continuità territoriale.

Il 14 febbraio u.s. la popolazione siciliana e calabrese è scesa in piazza per manifestare il dissenso del territorio verso le scelte penalizzanti che l’allora ministro dei trasporti Maurizio Lupi ha proposto approfittando del silente e irresponsabile assenso di alcuni enti locali, fortemente contestati anche dai ferrovieri, lavoratori dell’indotto e precari che si troverebbero coinvolti nella significativa perdita di posti di lavoro in un territorio già massacrato dalla disoccupazione.

Certi di rappresentare le istanze del territorio si chiede:

Al Governo Nazionale: di riferire notizie ufficiali relative al rinnovo del contratto nazionale di servizio ferroviario passeggeri a media e lunga percorrenza tra MIT e Trenitalia in scadenza il 31 dicembre 2015.

Al Ministro dei Trasporti: la conferma definitiva del diritto costituzionale alla continuità territoriale dei trasporti fra la Sicilia e il Continente, chiare indicazioni e stanziamenti delle risorse pubbliche necessarie al completamento e l’ammodernamento dell’infrastruttura ferroviaria della Sicilia e della Calabria e del sistema di traghettamento dei treni a lunga percorrenza nello Stretto di Messina.

Agli Enti Locali di Sicilia e Calabria: di esprimere ufficiale dissenso verso il progetto di dismissione del servizio ferroviario in atto, pretendere l’ammodernamento del trasporto da e per la Sicilia denunciando eventuali alchimie tese ad eliminare il servizio universale ferroviario a lunga percorrenza garantito nel resto d’Italia.

Alle Direzioni Nazionali e Regionali di Trenitalia e RFI: di collaudare e attuare in tempi brevi l’imbarco di convogli ferroviari tipo “Freccia Bianca”, in unica soluzione (una motrice e 4 carrozze, 250 passeggeri), nelle navi ferroviarie in servizio nello Stretto di Messina e nell’immediato evitare i cronici disservizi che disincentivano all’utilizzo del servizio universale a lunga percorrenza. Il sindacato di base resta mobilitato e in assenza di esaurienti risconti saranno attuate azioni di lotta a difesa del diritto costituzionale alla continuità territoriale che il Governo ha il dovere di garantire anche nel meridione d’Italia».

 

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