Unione gay. Strasburgo bacchetta, Italia prona. Ma nelle carceri si muore

matrimoni-gay-siciliaDopo la recente sentenza della Corte Europea di Strasburgo, che ha condannato l’Italia per non avere ancora regolamentato le unioni fra persone dello stesso sesso, è inevitabile pensare che se le istituzioni europee fossero attente ai problemi, ormai in molti casi possiamo dire di  sopravvivenza,  dei cittadini  comunitari come sono attente ai diritti delle coppie omosessuali  forse l’Europa oggi non sarebbe una polveriera pronta ad esplodere in alcune zone soprattutto della periferia, ma un piccolo angolo di Paradiso.
Naturalmente, i soliti tromboni della indignazione permanente effettiva non si sono lasciati scappare l’occasione per intonare le consuete lagne sui diritti negati, sull’inciviltà del nostro Paese. Paese che sarebbe succube della religione cattolica bollata come sempre di omofobia, in cui verrebbero negati i diritti elementari delle coppie gay, dove si consumerebbero quotidiane discriminazioni nei confronti degli omosessuali e sul diritto di avere un riconoscimento giuridico alle loro unioni.
Anche autorevoli rappresentanti del Governo hanno detto che sì, si deve provvedere entro l’anno, non bisogna perdere altro tempo. Qui la questione è fondamentale. Non è che, ad esempio, si tratta  di quella bazzecola della condizione disumana delle carceri italiane, per la quale più volte l’Italia è stata  condannata dalla stessa Corte Europea senza che poi venisse adottato alcun concreto provvedimento per mettere fine all’abominio. Qui parliamo di “politicamente corretto”, non possiamo scherzarci sopra.
Ma bando all’ironia, appare evidente che non c’è nessuno che voglia affrontare la questione con un minimo di buon senso e direi anche di senso pratico.
Qui non si nega di certo il diritto di due omosessuali a stare insieme e a formare una “famiglia”, nessuno ormai, neanche tra i cattolici più osservanti, si sogna di discriminare un gay o una coppia gay; non abbiamo dimenticato le splendide parole di Papa Francesco sull’argomento: “Se uno è gay ma ha l’animo puro, chi sono io per giudicarlo?”. Ma il riconoscimento giuridico di una unione fra omosessuali dovrebbe inevitabilmente prevedere una serie di diritti oggi riconosciuti alle famiglie, diciamo così tradizionali,come ad esempio, la reversibilità della pensione, altrimenti sarebbe soltanto una presa in giro se si limitasse a istituire un registro delle unioni punto e basta. Bisognerebbe poi riconoscere loro la possibilità di adottare dei bambini, e tante altre cose. Siamo convinti che questo sia possibile anche dal punto di vista delle risorse economiche?
 Il problema, in verità, è un altro e pochi hanno ancora la forza e la volontà di evidenziarlo. Se nel corso dei secoli i governi degli Stati di tutto il mondo hanno sentito la necessità di regolamentare le unioni fra un uomo e una donna riconoscendo alla famiglia da loro formata una serie di diritti e anche di doveri, ciò è accaduto perchè  dall’unione fra un uomo e una donna, per motivi di natura strettamente biologica,  nascono dei figli, che vanno quindi tutelati adeguatamente dal punto di vista giuridico. Se gli esseri umani nascessero in modo diverso, autonomo, senza l’unione di un uomo e una donna, probabilmente non sarebbe nato l’istituto del matrimonio e tutto il diritto di famiglia che occupa ampio spazio nella legislazione di tutti i paesi.
La questione è tutta qui. Se vogliamo risolverla istituendo in ogni comune un registro delle unioni senza dare seguito alcuno alla cosa, consumeremmo soltanto una grande presa in giro. Se vogliamo veramente equiparare le unioni fra uomo e donna e quelle fra persone dello stesso sesso dobbiamo essere consapevoli di quello che veramente significa. Io penso che  gli omosessuali abbiano il pieno diritto di stare insieme e di formare la loro “famiglia”, e penso che compito dei genitori sia anche quello di educare i propri figli a rispettare chi compie scelte di questo tipo, ma penso anche sinceramente che le loro unioni non possano dal punto di vista giuridico essere equiparate al matrimonio.  E cerco di difendere questa idea di famiglia tradizionale, anche se oggi diventa sempre più difficile, e reclamo a gran voce il diritto di farlo in ogni occasione e in ogni contesto, senza per questo dover essere tacciata di omofobia, di intento discriminatorio e via discorrendo.
Cinzia Coscia

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