Per una gestione della scuola più assennata: la cultura come valore primario

scuolaL’articolo di Andrea Ichino sul “Corriere della Sera” di oggi riguardante i problemi della scuola italiana (i finanziamenti, anche con tutti i tagli degli ultimi anni, dati Ocse alla mano, sono nella media europea o addirittura superiori, ma i soldi vengono spesi male), potrebbe riportare il dibattito sulla scuola su binari più concreti e aderenti alla realtà, un dibattito che ha registrato spesso negli ultimi anni posizioni dettate più da convinzioni ideologiche e politiche che da analisi serie e documentate del problema.

Quel che sembra purtroppo certo è che nel nostro paese c’è un preoccupante deficit di preparazione culturale e scientifica, che attraversa trasversalmente quasi tutte le classi di età, dal 16 ai 65 anni, come ha dimostrato la prima indagine Piaac (Programme for the International Assessment of Adult Competence), citata da Ichino, il quale ritiene che la causa di questa situazione derivi dall’impianto dirigistico e centralizzato della gestione della scuola italiana, che andrebbe profondamente modificato per dare spazio ad una vera autonomia delle strutture.

Dai dati Ocse ricaviamo tuttavia un dato in controtendenza riguardo alla media europea: quello relativo alla retribuzione dei docenti, inferiore appunto alla media europea. Ciò comporterebbe, secondo Ichino, una ridotta capacità della scuola di attrarre per l’insegnamento i migliori laureati nei vari settori disciplinari.

L’analisi di Ichino è certamente condivisibile e la soluzione che prospetta (lo Stato deve finanziare la spesa scolastica, ma deve lasciare ad altri la gestione delle risorse umane e finanziarie, perché ha dimostrato nel tempo di non saperlo fare) è suggestiva, anche se non è poi molto chiaro chi, in concreto, dovrebbe gestire queste risorse umane e finanziarie.

Io penso che ci sia anche un problema di ordine generale, che concerne la scala di valori della nostra società: se la cultura fosse, in questa scala di valori, al primo posto insieme a tutti gli insegnamenti di ordine etico, morale e civile, l’insegnante verrebbe ben retribuito (come ben retribuiti sono, ad esempio, i manager di azienda o i calciatori o le star dello spettacolo, portatori di valori che vengono evidentemente tenuti in alta considerazione), e non sarebbe costretto, come spesso purtroppo capita, ad impegnare gran parte delle sue energie a rincorrere un posto statale e uno stipendio fisso, ma potrebbe, e, a questo punto, dovrebbe mettere sempre e comunque cuore, cultura, dedizione assoluta nello svolgimento della sua attività. 

Cinzia Coscia

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Editoriale

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