messina madonnina

Un minuto per parlare di Felice, Renato e Messina

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messina madonninaFelice e Renato, due brave persone. Due brave persone che, meno una, faranno un sindaco. Una sottrazione semplice, la più elementare tra tutte: 2-1 = 1. Ma quell’1 avrà responsabilità da mille, da un milione. Quell’1 è chiamato a traghettare Messina sulla sponda dell’antidissesto, dell’occupazione; dovrà risanare vertenze, dovrà recuperare deficit nei quali la città annaspa da decenni. Messina ha bisogno di un ordine naturale, di regole e parametri. Ma, soprattutto, Messina ha bisogno di ritrovare le proprie radici. Le occorrono una paternità, una maternità che da tempo non ha più.
La nostra è città orfana, per anni affidata a “tutori” che non l’hanno amata, consentendo, con l’assenza di interventi, che altri la violassero. Oggi, vicina ad un passaggio di consegne, Messina dovrà essere presa per mano e “nutrita”. Non so se sarà quella brava persona di Felice a farlo, o quell’altra che è Renato, spero, però, che a chiunque sia dei due non manchi qualcosa di concreto e amabile al tempo stesso.

Cosa dicono di loro? Del primo temono che la passata ” militanza” nella recente politica d’amministrazione ( anche se d’opposizione) possa avergli cucito addosso l’arroganza del politico scaltro; del secondo temono l’acceso idealismo, l’aver navigato troppo nel mare della contestazione, tanto da non saper gestire, in prima persona, oggi, gli inevitabili effetti collaterali di una sindacatura che nasce sotto l’egida della contestazione. Ed ancora- dicono – che Calabrò è visto come l’espressione di una cordata già nota e poco “trainante” del bene cittadino, volta più alla sapiente, metodica gestione dei propri interessi; che Accorinti è visto come un “Braveheart” che, al contrario del rivale, si muove senza “scudo”, privo del necessario apparato logistico. Insomma, almeno per sentito dire, i due candidati sindaco sono l’antitesi l’uno dell’altro, ma ognuno si trascina dietro motivi per essere scelto e cause per non esserlo. Ad entrambi,però, l’uno o l’altro eletto, va comunque ricordato che non si può “ingravidare” una città di aspettative per poi, 5 anni dopo, “fuggire” come un padre disonesto. Ecco perchè quello che dobbiamo chiedere al nuovo sindaco è, sopra ogni cosa, l’onestà di intenti.
Buon voto a tutti.

Patrizia Vita

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