L’orrore della bufala sulla bimba malata, il dubbio, la regola e io che lo rifarei

bufala sangue 2E’ un mondo schifoso quello in cui si gioca sporco sui sentimenti puliti.
E un sentimento pulito è quello che muove chi sta bene verso chi sta male, per aiutarlo, senza alcun ‘ritorno’. Comunemente viene chiamata generosità, nello specifico si chiama amore verso il prossimo, anche se quel prossimo non ti appartiene, anche se non sai chi sia.

Era molto tardi, ieri, le 23,30 circa, quando una persona di assoluta serietà, che conosco molto bene, mi invia un messaggio whatsapp in cui si leggeva l’urgenza di una trasfusione di sangue per una bimba ricoverata al Policlinico di Messina, reparto chirurgia pediatrica. Da lì – mi scrive la persona affidabilissima – era stata diramata la richiesta di aiuto: si cercavano donatori di un determinato gruppo sanguigno.

Mi attivo subito, da essere umano prima che da giornalista. Diramo, sempre via whatsapp, quel messaggio ai miei contatti, poi, tento di verificare allo stesso Policlinico l’informazione ricevuta. Telefono in reparto, nessuna risposta ( ovvio è molto tardi) e allora agisco d’istinto. Quale migliore strumento d’informazione se non un giornale per chiedere aiuto per una bambina che sta male?

Lo so, inutile che me lo si dica: l’ABC del giornalismo dice che le notizie vanno verificate prima di pubblicarle, e il mio tentativo di verifica era andato a vuoto. Dovevo incrociare le braccia? No.

La giusta teoria, ieri sera, è andata a farsi benedire, perchè ieri sera la pratica imponeva una decisione immediata. Dovevo attendere, magari il giorno dopo, per sapere se si trattava di una bufala, a rischio che, se vero, la bimba morisse? Oppure rischiare e pubblicare la richiesta urgente di sangue? Lo chiedo a chi ha inviato rimproveri accesi o sarcastici sulla pubblicazione di quella che, solo il giorno dopo, si è rivelata una bufala. Io ho scelto la pubblicazione: alla mezzanotte di ieri su Normanno è apparsa la notizia che c’era bisogno urgente di sangue. Non era vero.

Oggi sono felice che nessuna bimba fosse in procinto di morte in un lettino del Policlinico.
Oggi sono più schifata di ieri di quanto orrore ci sia al mondo. Tra tutte le bufale che menti malate potevano ideare, questa è stata certamente la peggiore.

E comunque, non sono pentita di avere agito seguendo l’istinto e non le regole professionali.

Lo rifarei ancora oggi, se dovessi decidere tra il dubbio di scrivere una cosa non vera e quello di lasciare che una bambina muoia perchè la verifica ( ripeto tentata) prevalga su una vita umana. E’ una questione di priorità.

Infine, chi mi conosce, chi conosce il giornale che da 14 anni fa informazione in città, sa, comprende e agirebbe come me.

Patrizia Vita

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