Italiani al voto? Come quei mariti alla moglie infedele: “Sei puttana ma non ti lascio”

Foto repertorio elezioni politiche camera e senatoA vincere sono state la “non-regola” e la “sregolatezza”, che sono due cose diverse anche se appaiono simili. Se, infatti, per regola, comunemente si intende che: “chi sbaglia paga”; il rigore morale ha un valore (non aggiunto); “l’esperienza insegna”.. e via dicendo, il voto degli italiani ha premiato la “non-regola”.

Per sregolatezza, invece, si intende l’eccesso. L’eccesso di proclami, di esibizionismi da circo, di azzeramenti. E qui un’altra fetta d’Italia si è espressa alla grande. Berlusconi (non-regola) e Grillo (sregolatezza), hanno dimostrato che il popolo italiano è inquietantemente slegato da logica e metodo, ma sposa l’istinto. Non c’è logica, infatti, nel votare chi ha portato questo paese sulla soglia della povertà. Chi, di pari passo,indistintamente, occupava le prime pagine dei giornali, in virtù del suo ruolo politico o in quello di “scannatore”. Peggio ancora, in chi premiava l’eccellenza di una igienista dentale con un posto alla Regione Lombardia. Per molti, questi sono peccati veniali, e lo sarebbero, certamente, se a compierli non fosse un capo di Stato. Non è moralismo, è morale. E’ senso comune del “Giusto”. In pratica, l’italiano medio ha mostrato di essere come quel marito che, alla moglie infedele dice: “Sei puttana, ma mi vai bene uguale e non ti lascio”. Scelta che, sia chiaro, all’interno di una coppia ci può stare: mai sindacare le dinamiche interne di un rapporto a due. Ma qui la storia è allargata. Qui è un popolo intero ad avere un partner “infedele”, e l’infedele non mette in gioco la propria morale ma quella degli italiani. E manca anche il metodo, al popolo “cornuto”. Il metodo nel portarle con dignità, almeno questa, le corna. Al bar, nei salotti, ovunque e con chiunque parli, stranamente, nessuno ha dato quel voto che riconsegna il paese a uno statista scaduto. Tutto il rispetto all’uomo libero e cosciente del proprio voto. Nessuno a chi lo nega.

Il voto a Grillo. In realtà non è un voto, ma un non-voto alla passata politica. E’ la rottura con il vecchio. E’ la voglia di nuovo. Anche se quel nuovo arriva da uno che negli scandali di quest’ultima “era” ci ha sguazzato e fatto la cova, sino a partorire quel 25% di voto. MpS, rimborsi spese, Finmeccanica, eccetera, hanno nutrito l’ascesa del genovese. In pratica è uno cui piace vincere facile. Adesso è lui, però, a far paura – o a suscitare ammirazione, non più Silvio Berlusconi ma Grillo.

Grillo che inquieta sia la destra che la sinistra e, per questo, corteggiato come una bella donna, con “verginità”, almeno sin qui, di intenti, “se la tira” e tira calci a destra e manca.

Beppe Grillo è la scelta dell’Italia trasversale, arrabbiata ma, soprattutto, giovane. Quella “giovane Italia” senza futuro, che non ha destra né sinistra, fatta di studenti, laureati, ma anche di operai, professionisti, piccoli imprenditori.

Grillo ha abbattuto le barriere sociali, quelle che, da che si ha memoria, hanno frammentato la vecchia Italia. Ecco perché ha vinto, anche, la sregolatezza. Diciamolo: occorreva un comico per vincere uno che racconta barzellette. Un rischio che si porta dietro? Quello di sempre: che la politica “sporca”. Persino la Lega, infatti, nata come antipolitica, pura e “dura” (quella di “Roma ladrona” per intenderci), si è impantanata negli inciuci e nel malaffare. Non vorremmo che anche il “braveheart” della nuova Italia ci scivolasse su una buccia di banana.

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