Carceri lagher:tempi lunghi per soluzioni diverse dalla clemenza. L’Europa ci guarda

carceri laagherDum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”. Sempre attuale, purtroppo, la celebre frase di Tito Livio risalente a duemila anni fa, che tradotta letteralmente significa: “Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata”. Così mentre a Roma si discute animatamente sulle indicazioni emerse dal messaggio del Capo dello Stato sulla situazione delle carceri italiane, in queste stesse carceri si consuma quotidianamente lo stupro non soltanto del diritto, ma anche di ogni dignità dell’essere umano: “situazione talmente spaventosa da colpire tutti e cinque i sensi. Ed è realmente così. In molte carceri italiane lo stato di degrado è assoluto. I detenuti hanno pochi metri a disposizione, non si possono alzare dal letto tutti gli occupanti della cella contemporaneamente, perché non c’è spazio sufficiente per stare in piedi. Non possono aprire le finestrelle perché sono chiuse dai letti. Le celle sono gelide di inverno e roventi d’estate”.

Ora, quel che è veramente sconfortante è che tutti sappiamo che l’unica possibile soluzione a questo problema, nei tempi brevi, è rappresentata da un provvedimento generale di clemenza, perché parlare di piano di edilizia carceraria, di riforma della giustizia, di depenalizzazione di alcuni reati, di abolizione della Bossi-Fini, ecc. sposta inevitabilmente la soluzione del problema ad un futuro non proprio prossimo, ammesso poi che questo Parlamento sia in grado veramente di legiferare su queste materie in tempi non biblici.

Assistiamo invece a questo “teatrino della politica”, in cui, ad esempio, alcuni esponenti del centrosinistra, che sette anni fa hanno con convinzione votato l’indulto, scoprono adesso che amnistia ed indulto non possono essere la soluzione del problema, cercando così, in realtà, solo di intercettare gli umori o i “malumori” dei cittadini. Ma io mi chiedo se i politici debbano limitarsi ad intercettare le indicazioni che provengono dai cittadini o il loro compito non consista nell’individuare le strade percorribili per la soluzione dei problemi, anche quando queste strade non siano gradite dalla maggioranza della popolazione, anche quando possono tradursi in una perdita temporanea di consensi. Quando De Gasperi e Togliatti, nell’immediato dopoguerra, fecero votare l’amnistia, certamente provocarono qualche mal di pancia nel loro elettorato, ma posero le basi per una rinascita sociale del Paese. E poi, non si fa che parlare dell’Europa, l’Europa ce lo chiede, l’Europa lo vuole, se sforiamo dello 0,1 il rapporto deficit/pil partono immediatamente le contromisure, ma se l’Europa ci dice che le nostre carceri sono in uno stato degradante e disumano, incapaci di assolvere al loro compito primario, che dovrebbe essere la reiducazione del reo, noi stiamo qua a trastullarci su amnistia sì o amnistia no, indulto sì o indulto no, con sullo sfondo “il problema dei problemi”: queste misure si applicheranno anche a Berlusconi? Perché è chiaro che il problema principale di alcuni esponenti politici del centrosinistra è proprio questo, incredibile ma vero!

Una classe politica che si rispetti dovrebbe porre, a mio modesto parere, la questione su queste basi: in questo momento per porre un argine alla drammatica situazione delle carceri italiane, non si può che adottare un provvedimento generale di clemenza, ma contemporamìneamente tutte le forze politiche devono sottoscrivere un solenne impegno ad emanare, nell’arco, mettiamo, di due anni, tutti quei provvedimenti di ordine strutturale e normativo che evitino che il problema del sovraaffollamento delle carceri si riproponga nel tempo. E’ una proposta “irricevibile”, come si usa dire oggi, oppure una proposta dettata solo da un minimo senso di misura e di capacità di valutare i problemi nella loro essenza, qualità che purtroppo una parte della classe dirigente di questo Paese sembra avere ormai smarrito?

Cinzia Coscia

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Editoriale

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