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Antigone e padre Pino Puglisi: modernità del bene e del male

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antigoneSono stata presente, ultimamente, a due “spettacoli” “situazioni”, che mi hanno fatto riflettere sul bene e sul male.

La beatificazione di Padre Puglisi:
Palermo, caldo, gente, moltitudine, parrocchie, giovani, curiosi, giornalisti, mafiosi pentiti e mafiosi potenziali: preti comuni, preti eccezionali, preti “cardinali”.
Un’aria comune che filtrava nell’anima di tutti: può vincere il bene? Mi voltavo e mi giravo nell’aria afosa, guardavo le persone, persone speranzose che il bene vinca. Persone che hanno visto, sentito, sulle loro “carni” il male.
E’ difficile poi distinguere, per chi è giovane senza speranza, la colpevolezza di scegliere il male al posto del bene; per chi ha un unico paradigma di sopravvivenza: la violenza mafiosa.
Padre Puglisi, Don Pino, ha spezzato quel paradigma e la sua beatificazione comporta la libertà non solo dei singoli ma della società, questa è l’impressione che mi ha dato quell’aria primaverile di Palermo, una città da amare, una città da vivere, una città nella quale cultura e vita convivono come convivono arabi e normanni.

Tragedia Greca: Antigone_
La settimana dopo: Antigone. Chi è che mi può dire quali siano le regole fondamentali del vivere sociale e giuridico? Le norme, come la pietà per i morti, che vanno rispettate a prescindere dai “postulati giuridici” recenti, passati o futuri, di chi si sente Dio in terra ( i potenti), ma non lo è??
La modernità della tragedia greca, mi riporta a considerare l’esistenza di un diritto naturale che c’è e vive in Turchia, nella primavera araba, in Sicilia, nella disobbedienza di chi rifiutava di rimandare in mare a morire gli immigrati profughi sapendo di finire indagato, in Don Pino Puglisi, in tutti gli uomini di buona volontà che sperano che il vento primaverile che si “annusava” nel giorno della sua Beatificazione significasse “libertà” dal male.

Speranza. Respiro

 

Paola Magaudda

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