Messina. Arrestato per corruzione l’ex giudice Giuseppe Mineo

Foto di una vettura della Guardia di Finanza vista di latoMessina. In manette Giuseppe Mineo, ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliana, e ai domiciliari Alessandro Ferraro: i due, secondo le dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, avrebbero tentato di “aggiustare” due sentenze in cambio di un pagamento di 115mila euro.

A disporre l’arresto dell’ex giudice del Cga Giuseppe Mineo il Gip del Tribunale di Messina, Maria Militello, sulla base delle indagini svolte dagli inquirenti in seguito alle dichiarazioni rilasciate dall’avvocato Piero Amara, oggi collaboratore di giustizia, arrestato lo scorso febbraio nell’ambito di una maxi operazione che portò all’arresto di 15 persone fra Roma e Messina.

“Sovvertire” alcune sentenze: questo il compito che avrebbe accettato Giuseppe Mineo in cambio di un ingente pagamento – pari a oltre 115mila euro – da devolvere al fraterno amico Giuseppe Drago, presidente della Regione Siciliana morto nel 2016, che doveva pagare delle cure all’estero e, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, anche saldare qualche debito pregresso.

Questa nuovo capitolo di corruzione va a sommarsi alla già lunga lista di reati venuti alla luce nell’inchiesta che, il 6 febbraio 2018, aveva coinvolto Piero Amara e altri 14 soggetti, fra cui un PM.

Agli arresti domiciliari, invece, Alessandro Ferraro. Classe 1971, arrestato nella prima tranche dell’inchiesta insieme agli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, dei quali era stretto collaboratore, Ferraro è indicato come “tramite tra malavita catanese e siracusana” e – secondo gli accertamenti degli inquirenti – avrebbe ricevuto 8 bonifici fra il maggio e il luglio 2016 su un suo conto maltese per agire da tramite di Giuseppe Mineo e favorire l’esito del ricorso, in due diverse sentenze civili, di aziende direttamente legate ad Amara e Calafiore.

I bonifici, per un ammontare di poco più di 115 mila euro, erano stati effettuati dalla società “Ocean One Consulting Srl”, riconducibile proprio ai due legali, in favore di Ferraro che, per conto di Mineo, aveva girato queste somme all’amico Giuseppe Drago così da “aiutarlo” ad affrontare alcune incombenze personali.

 

I ricorsi da facilitare

Alla base dell’arresto di Giuseppe Mineo le rivelazioni di Piero Amara e Giuseppe Calafiore che hanno svelato come l’ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliana si sarebbe interessato a favorire l’esito positivo dei ricorsi presentati dalle aziende “Open Land S.r.l.” e “AM Group S.r.l.” contro il Comune e la Sovrintendenza di Siracusa.

Nel caso legato ad “Open Land” l’oggetto del contendere era un permesso negato per demolire e ricostruire il centro commerciale Fiera del Sud. AM Group, invece, faceva ricorso ad un nullaosta negato per realizzare 71 villette in prossimità delle mura dionigiane di Siracusa.

In questo secondo caso molti erano i dettagli che facevano sospettare della vicenda, non ultimo il fatto che sembrerebbe che – grazie al sapiente agire proprio dei due avvocati – per il nullaosta dettato da vincoli archeologici fosse stato chiamato ad esprimersi un ingegnere aerospaziale che nella perizia ipotizzava un risarcimento per AM Group di 240 milioni di euro.

Giuseppe Mineo, tuttavia, non aveva potuto realmente “aggiustare” le sentenze in favore delle due aziende e la Camera di Consiglio, infine, si era espressa rigettando i ricorsi definendoli improcedibili. Quando Amara e Calafiore avevano chiesto spiegazioni sull’accaduto, l’ex giudice si era giustificato facendo ricadere la colpa sul presidente del Cga, Claudio Zucchelli. Secondo quanto sosteneva Mineo il presidente Zucchelli, che all’inizio era d’accordo nel facilitare le sentenze, aveva dovuto rigettare i ricorsi perché, nel frattempo, era scaturita un’indagine sulla corruzione negli atti giudiziari.

Il giudizio del Gip di Messina

«Ha mostrato di essere avvezzo ad una particolare professionalità a delinquere, in spregio alla funzione ricoperta», queste le durissime parole espresse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Messina per motivare l’arresto di Giuseppe Mineo e, secondo il Gip, nulla potrebbe «contenere la disinvoltura con la quale ha piegato la funzione giurisdizionale ad interessi privati […] né al riguardo vale la destinazione solidaristica delle somme per l’amico Drago sia perché l’elevato importo non era certo destinato tutto a coprire i costi della malattia, sia perché avrebbe potuto aiutare l’amico fraterno con un prestito invece di fare mercimonio dell’attività giurisdizionale ricoperta».

Il Gip di Messina si esprime, poi, anche sulla recente nomina di Giuseppe Mineo a capo del nucleo di valutazione dei dirigenti dell’ente e delle performance del Comune di Vittoria specificando come «tali funzioni lo rendono particolarmente esposto ad accordi corruttivi».

Giuseppe Mineo, due anni fa, era stato indicato dall’ex premier Matteo Renzi tra i possibili nuovi giudici del Consiglio di Stato ma tale nomina nel massimo organo della Giustizia Amministrativa era andata a vuoto perché l’arrestato, oggi 56enne, era più giovane di un anno rispetto al minimo consentito e, secondo indiscrezioni, perché più volte era stato sanzionato per il ritardo con cui depositava le sentenze.

Le rivelazioni di Piero Amara sono, inoltre, al vaglio anche della Procura di Roma che sta indagando su presunti casi di corruzione al Consiglio di Stato. Gli incontri tra i protagonisti delle indagini sarebbero, infatti, avvenuti proprio negli ambienti di Giustizia di Roma.

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