Interrogatori Corsi d’oro. Lamacchia prende le distanze: ” Il mio era solo un ruolo politico”. Galletti documenta la sua difesa

tribunale-messina 1In due parlano, in due no. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Roberto Giunta e Domenico Fazio, stretti collaboratori di Francantonio Genovese, oggi davanti al gip De Marco, nell’ambito dell’inchiesta sulla Formazione. Presenti anche i magistrati titolari del fascicolo, Sebastiano Ardita e Fabrizio Monaco. Fazio e Giunta dallo scorso 19 marzo sono costretti ai domiciliari. Come loro anche il commercialista Stefano Galletti e l’esponente del Pd, Salvatore Lamacchia, sono comparsi davanti al gip, al quale hanno invece risposto. Galletti lo ha fatto per un’ora e mezza circa, accompagnato dal suo difensore, avvocato Isabella Barone.
A suo carico, oltre che il reato associativo, anche l’accusa per due distinte ipotesi di peculato e truffa aggravata. In particolare, per il reato di peculato, in concorso con altri indagati, Galletti viene considerato quale regista dell’operazione, anche nella sua qualità di socio della società Sicilia Service sino al 2010. Il commercialista si è difeso fornendo chiarimenti sulla costituzione delle due società Trinacria e Sicilia Service. Ha inoltre fornito documentazione relativa alla legittimità dell’azione costituente. In merito all’accusa che – “ nella sua qualità di titolare di quote e di commercialista della società Sicilia Service s.r.l. egli consentiva di lucrare sulle somme erogate nell’ambito della formazione professionale, distraendoli dalle finalità pubbliche per la locazione di immobili da adibire ai corsi formativi, consentendo l’interposizione della società con la stipula di contratti di sublocazione e conseguendo un ingiusto profitto sulle differenze sui canoni, pari a ricarichi del 660 per cento“- Galletti ha negato ogni addebito sostenendo di non avere mai firmato alcun contratto di affitto. Infine ha specificato che a Genovese lo legava soprattutto il suo ruolo di consulente contabile dello studio professionale dell’indagato per eccellenza dell’inchiesta Corsi d’oro.

E’ invece durato oltre 3 ore l’interrogatorio di Salvatore Lamacchia, per il quale l’accusa ipotizza il ruolo di intraneo all’associazione criminale, anche per il reato di truffa aggravata, in concorso con Genovese e con altri, tra cui Domenico Fazio e Roberto Giunta. Lamacchia –secondo l’accusa -quale gestore di fatto dell’ente ENFAP, avrebbe determinato, con artifizi e raggiri, che i dipendenti Domenico Fazio, Roberto Giunta, risultassero formalmente al loro posto di lavoro, mentre in realtà gli stessi erano distaccati nello svolgimento di funzioni private (segreteria politica degli onorevoli Genovese e Franco Rinaldi) – I due avrebbero dunque- a dettadell’accusa – conseguito un ingiusto profitto percependo anticipazioni e saldi erogati dalla Regione senza che avessero prestato regolare servizio.
Accompagnato dal suo legale, avvocato Carmelo Scillìa, Lamacchia ha negato le accuse e rivendicato alcune scelte tecniche e politiche. L’esponente del Pd si è dissociato dalle questione penali per le quali- avrebbe detto- ognuno dovrà rispondere per proprio conto.
Pur non negando i rapporti di natura politica con Genovese, Lamacchia ha sottolineato di avere un ruolo specificatamente tecnico all’interno dell’Enfap, e che nella circolare oggetto di inchiesta si è limitato a mettere ordine nell’attività dell’ente. Inoltre ha aggiunto di non avere alcuna conoscenza dei fatti contestati a Fazio e Giunta.
Questa, dunque, una sintesi degli interrogatori dei due indagati che hanno scelto di rispondere oggi al gip. Gli avvocati Scillìa e Barone si riservano la decisione di ricorrere al Tribunale del Riesame per chiedere la revisione del provvedimento cautelare.

 Patrizia Vita

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