Barresi, latitante d’eccezione della mafia barcellonese, catturato per un soffio: “Stavo per sfuggirvi”- ha detto ai poliziotti

Pubblicato il alle

3' min di lettura

barresi filippoQuasi un arresto da cappa e spada, quello di Filippo Barresi, il superlatitante finito in carcere ieri sera, poco prima della mezzanotte. Un arresto che ha visto la resa “elegante” del ricercato e l’invito a farlo da parte dell’inseguitore. UN arresto frutto della costanza di indagine del dirigente di un commissariato, quello di Barcellona con a capo Mario Ceraolo, un poliziotto- segugio. E doveva avere davvero fiuto buono per stanare quella “primula rossa” di Barresi. Barresi, 57 anni, 30 dei quali, a detta del procuratore capo di Messina, Guido Lo Forte, dedicati al crimine. Il crimine di Barcellona Pozzo di Gotto che – a detta di Lo Forte- è l’unico ad avere una struttura verticistica nell’ambito di Cosa nostra. E lì, in quel tratto di costa tirrenica del messinese, che la mafia è gestita , da decenni dallo stesso staff dirigenziale. E il procuratore ha fatto 4 nomi, sempre gli stessi: Giovanni Rao, Giuseppe Isgrò, Salvatore Ofrìa e Salvatore Sam Di Salvo. Tutti in carcere, arrestati quando operazioni antimafia di polizia o carabinieri hanno decapitato il clan. Ne mancava uno, di questi “dirigenti” del crimine organizzato, uno sfuggito alla retata della operazione Gotha: Filippo Barresi, latitante dal giugno 2011. Una latitanza, come qualche altra nel clan di Barcellona, studiata a tavolino. La sua “specializzazione” era la gestione del ramo estorsioni. Era Barresi a coordinare quel giro che al clan dava il grosso delle entrate. Occorreva persona “d’esperienza” peer tirarne le fila, e quella persona era Filippo Barresi. Ecco perchè lo hanno voluto “fuori dalla galera”: con lui dentro, chi restava a gestire gli affari della “Famiglia”? E per tenerlo “fuori” l’organizzazione si è impegnata al massimo, stendendo una rete di protezione che doveva garantire la latitanza di Barresi. Mario Ceraolo ha detto:” Innumerevoli i rifugi che ha cambiato in questi 19 mesi di latitanza. Alcuni anche fuori Messina. IN qualche caso è sfuggito alla cattura per un soffio”.
Anche ieri, quell’abitazione di Milazzo sulla riviera di Ponente, zona semideserta, doveva essere il solito covo “mordi e fuggi”, ma Ceraolo era sulle sue tracce da troppo tempo per lasciarselo sfuggire.Individuata la “tana”, si apposta sotto una finestra, sente la voce di Barresi: parla con un altro, il proprietario della casa. Al poliziotto basta. Chiede rinforzi, arrivano. Entrano in casa attraverso una finestra. In bagno, nascosto nel box doccia, gli agenti trovano Salvatore Cuttone, incensurato 38enne di Milazzo, arrestato per favoreggiamento. Di Barresi nessuna traccia, ma un rumore metallico insospettisce i poliziotti. In un stanza, sul soffitto, c’è una botola, aperta rivela una scala retrattile, in metallo, e quella scala porta al sottotetto della casa. Barresi è lì, potrebbe essere armato. Il commissario Ceraololo gli parla, da sotto a sopra, da uomo a uomo: “Arrenditi, siamo in troppi!. E la resa arriva, con i complimenti ala polizia per la “silenziosa” irruzione. ” Stavo per fuggire anche da qui- ha detto il ricercato- Mi avete preso per un soffio”.

 

Patrizia Vita

(61)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Contenuto protetto.