Autista posto in «quiescenza forzata» da ATM, il Tribunale di Messina stabilisce il reintegro

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L‘ATM dovrà reintegrare un autista posto in «quiescenza forzata» e pagargli un’indennità risarcitoria pari a cinque mesi di stipendio. A stabilirlo, la sentenza del 9 dicembre 2022 della sezione Lavoro del Tribunale di Messina. Soddisfatti i sindacati Filt Cgil, Uiltrasporti, Faisa, Ugl e Orsa: «La sentenza ha confermato le posizioni sindacali e palesato nuovamente una gestione autoritaria e arrogante che soccombe sistematicamente quando si ricorre alla giustizia ordinaria per tutelare i diritti dei lavoratori».

Pubblichiamo, in maniera integrale, la nota congiunta dei sindacati Filt Cgil, Uiltrasporti, Faisa, Ugl e Orsa:

«La sentenza del Tribunale di Messina – scrivono le organizzazioni sindacali – sezione lavoro è del 9 dicembre scorso e vede Atm Spa condannata alla reintegrazione nel posto di lavoro di un Operatore di esercizio dopo che questo ha presentato ricorso al datore di lavoro che lo aveva posto in quiescenza forzata, pratica in questi ultimi anni portata avanti da Atm Spa a danno di numerosi dipendenti giudicati esodabili dal management aziendale».

«I sindacati Filt Cgil, Uiltrasporti, Faisa, Ugl e Orsa – aggiungono – hanno ritenuto da sempre illegittima tale procedura che vedeva i lavoratori esodati forzatamente da Atm Spa con condizioni economiche penalizzanti tanto da chiederne  la revoca in svariati incontri e fino a portare la problematica tra le motivazioni delle recenti proteste. Mentre il presidente Campagna in tutte le sedi e a mezzo stampa difendeva gli atti posti in essere in via unilaterale da Atm Spa, la sentenza ha confermato le posizioni sindacali e palesato nuovamente una gestione autoritaria e arrogante che soccombe sistematicamente quando si ricorre alla giustizia ordinaria per tutelare i diritti dei lavoratori».

«Il Tribunale – proseguono i sindacati – ha inoltre condannato Atm Spa al pagamento di un’indennità risarcitoria pari a cinque mensilità, di fatto indennizzando il dipendente illegittimamente esodato fin dal giorno del licenziamento nonché al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali maggiorati degli interessi nella misura legale e al pagamento delle spese processuali».

«Nell’esprimere piena soddisfazione – concludono Filt Cgil, Uiltrasporti, Faisa, Ugl e Orsa – dell’esito della sentenza che dà ragione al lavoratore e alle rivendicazioni di questi sindacati ci corre l’obbligo di evidenziare come l’arroganza nel procedere in tali provvedimenti, nonostante i continui richiami sindacali supportati da precedenti sentenze analoghe, ha finito per creare un possibile danno erariale all’azienda pubblica aprendo la strada ad altri analoghi ricorsi, di cui l’attuale management di Atm dovrebbe dar conto al Socio unico e ai contribuenti messinesi, uno dei motivi che ha spinto il sindacato in sciopero a chiedere il commissariamento di Atm Spa».

 

 

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