In Sicilia povertà in aumento, la Regione riavvia i fondi a sostegno dei senza fissa dimora

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In Sicilia, una delle conseguenze del Covid-19 è stata, senza ombra di dubbio, la crisi economica e la crisi di molte famiglie che per la prima volta si sono trovate in difficoltà, con un aumento della povertà (Eurostat a febbraio parlava del 41,4% di poveri in Sicilia, facendola arrivare al primo posto in Europa). La Regione Siciliana – su proposta dell’assessore alla Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro Antonio Scavone – ha quindi prorogato la scadenza per la presentazione di progetti, da parte delle amministrazioni locali, a sostegno dei senza fissa dimora.

Le risorse economiche messe a disposizione sono tre milioni di euro per le grandi città, soprattutto capoluoghi di provincia e i centri isolani con una popolazione tra 30 e 50 mila abitanti. Le somme stanziate serviranno per incrementare i servizi di assitenza offerti sul territorio. Dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, gli enti locali avranno 60 giorni di tempo per aderire.

La povertà in Sicilia sta aumentando

Secondo il rapporto povertà, redatto dalla Caritas italiana a ottobre 2020, citato dallo stesso Scavone ci sarebbe un aumento dei poveri del 30% su tutto il territorio nazionale. Il dato fa riferimento a chi per la prima volta – durante il primo lockdown – ha sperimentato condizioni di disagio e di difficoltà economica tale da dover chiedere aiuto.

«Tra i mali di questa terribile pandemia – ha detto l’assessore Scavone – registriamo con particolare preoccupazione la crescita dei senza fissa dimora e dei cosiddetti “nuovi poveri”.  Il rapporto povertà della Caritas italiana, relativo al primo periodo di lockdown, segnala un aumento del 30 per cento di chi per la prima volta ha sperimentato condizioni di disagio. Con questo intervento intendiamo dare una risposta concreta per realizzare strutture di accoglienza, sportelli per la presa in carico, alloggi sociali temporanei per adulti in difficoltà, docce e mense, alberghi diffusi per lavoratori stagionali nelle zone rurali. Tutti interventi di assistenza, oggi sempre più necessari, per assicurare a queste persone almeno il minimo indispensabile ed evitare che si sentano abbandonate».

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