Festa della donna: anche a Messina lo sciopero contro la violenza

mimosaAnche Messina aderirà allo sciopero globale dell’8 marzo, che vedrà coinvolte migliaia di donne in 40 paesi del mondo, con lo scopo di combattere contro la violenza di genere. La manifestazione si terrà a piazza Duomo dalle 9 alle 13.

“Migliaia di donne in tutto il mondo- si legge in un comunicato stampa- hanno dichiarato che, l’8 marzo ci sarà uno sciopero globale dal lavoro produttivo e riproduttivo cui ha aderito anche la Women’s March di Washington.  In Italia la protesta è indetta da “non una di meno”, di cui la rete D.i.Re, che raccoglie 77 Centri Antiviolenza sparsi su tutto il territorio nazionale, fa parte fin dal primo giorno. In ogni paese e in ogni città italiana ci saranno cortei, flash mob, assemblee. Anche Messina prenderà parte a questo evento. Il Centro Donne Antiviolenza ha partecipato insieme ad altre donne, specialmente alle studentesse di varie scuole, lavoratrici e sindacati,  a costituire anche a Messina il Movimento “non una di meno”. Invitiamo dunque associazioni, donne, i soggetti organizzati e individuali interessati a rispondere al nostro appello per iniziare un itinerario comune che coinvolga le realtà studentesche, universitarie e cittadine. Attueremo nella stessa giornata il passaggio costituente di “non una di meno”, in quanto sarà il momento di massima esposizione mediatica. A Messina, come nel resto d’Italia, i Centri antiviolenza non accetteranno inviti istituzionali rituali per la giornata dell’8 marzo e dove andranno porteranno i contenuti del Movimento “non una di meno”.

La chiamata a raccolta delle donne è a Piazza Duomo, dalle 9 alle 13. L’obiettivo è quello di mobilitare globalmente le donne con l’intento di incidere nel cambiamento della cultura che genera violenza maschile . I motivi che ci spingono a scioperare sono: la risposta alla violenza è l’autonomia delle donne; senza effettività dei diritti non c’è giustizia ne’ libertà per le donne; sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi; se le nostre vite non valgono, non produciamo; vogliamo essere libere di muoverci e di restare; vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione; vogliamo fare spazio ai femminismi nel movimento; rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini.

Il Cedav onlus chiuderà la sede sospendendo le attività, proprio per significare che i Centri Antiviolenza non sono servizi assistenziali né, tantomeno, istituzionali ma luoghi in cui le donne fanno un percorso di cambiamento. Anche la Polizia di Stato sarà in piazza con delle agenti, mescolate con le altre donne, per informare le donne su come fare a difendersi a dalla violenza”.

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