Nella società che accoglie gli “ultimi”, non scordiamoci….i “primi”

coppie varieIn attesa che il Parlamento approvi il testo del disegno di legge sull’omofobia e la transfobia, appare opportuno fare alcune semplici riflessioni sulla questione. Non vi è dubbio che va punita qualsiasi istigazione a delinquere, discriminazione o, peggio ancora, violenza basata sull’omofobia e la transfobia, reati peraltro che sono già perseguibili sulla base delle leggi vigenti. Altra questione, non meno importante, è naturalmente quella di assicurare a tutti la possibilità di esprimere le proprie opinioni. Questo quando ciò avviene in modo civile e rispettoso, delle persone e delle loro idee. Rimane un rischio, però, che a legge approvata qualcuno annulli il concetto base di “famiglia formata da un uomo e una donna”. Pare ovvio, infatti, che l’unione di due persone dello stesso sesso non sia quella “tipo”. Pur rispettabile quanto si vuole, non costituisce certo una famiglia. In tal senso, forse, sulla scia di questo, giusto, gran parlare dei diritti degli omosessuali, sarebbe però opportuno promuovere una campagna di sensibilizzazione sull’importanza di tutelare e favorire il formarsi delle famiglie tradizionali, composte da un uomo e una donna, ed in grado di generare autonomamente dei figli. Quest’ultimo atto, , a ben pensarci, da solo giustifica l’attenzione che sulla famiglia pongono gli ordinamenti giuridici di tutti gli stati democratici del mondo, disciplinandone la formazione e regolando i rapporti fra i coniugi, e di questi con i figli. Qui non si tratta di prendere posizione per fare un favore alla Chiesa Cattolica e alla sua idea della famiglia, come alcuni benpensanti sedicenti progressisti vanno blaterando (la Chiesa peraltro non ha bisogno di queste difese d’ufficio e non cambierà certamente né la sua idea di famiglia né si asterrà dal promuoverla a causa di questa o quest’altra legge dello stato italiano). Qui si difende il diritto di ogni cittadino a manifestare in piena libertà le proprie idee, anche quando queste fossero, superficialmente, giudicate arretrate o superate dall’”evoluzione” del pensiero moderno (o più di moda). Ciò che deve rimanere fisso è il parametro di giudizio – rispetto assoluto – verso ogni persona. Indipendentemente dalla sua razza, religione, sesso e orientamento sessuale.
Riflessioni impopolari, queste, facili da attaccare da parte di chi non vuole allargare gli spazi ma occupare quelli che storia, cultura e civiltà hanno da sempre riservato alla Famiglia composta da uomo e donna. Semplicemente, democraticamente, facciamo nostro il detto: “c’è posto per tutti”.

Cinzia Coscia

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