A Messina manca dall’acqua sino… allo stupore

rubinetto secco per nuovoCorse clandestine di cavalli su strade urbane: chi non lo sapeva? La longa manus della mafia nei locali, i lidi, le sale scommesse: qualcuno non lo sospettava? Insomma, l’operazione Totem, i 23 arresti di Polizia e Carabinieri, per quanto frutto di indagini meticolose cui va riconosciuto l’impegno e la professionalità degli investigatori, di nuovo ha portato solo qualche nome di insospettabile personaggio, come quello di un amministratore giudiziario, l’avvocato Giovanni Bonanno, e quello di un commissario liquidatore, vicepresidente della società calcistica cittadina, Pietro Gugliotta. Per il resto, i soliti nomi dei soliti noti.

Che a Messina fosse ridotta la ‘quota onesta’ del settore divertimento, svago e imprenditoria ‘da spiaggia’, non occorreva un’operazione per scoprirlo. Non stupisce neanche l’ennesima scoperta di una commistione con gli ‘ambienti puliti’. Messina ci ha abituati a tutto. E non solo Messina, va detto.

Se davvero vogliamo che qualcosa cambi occorre tornare allo stupore di un tempo, e quel tempo è quello in cui netta era la separazione tra ‘buoni e cattivi’, tra onesti e non, tra cose che si potevano fare e cose che non si potevano fare. Neanche pensarle.

Era il tempo in cui persino il crimine stava al ‘proprio posto’, non s’infiltrava nei salotti, non ‘scavalcava la siepe’; il tempo in cui un giudice era un giudice e andava temuto, non corrotto; il tempo in cui la politica produceva, non disfaceva; il tempo in cui una ragazzina poteva uscire da casa senza rischiare di essere falciata da un’auto in gara che corre a 180 km orari su una strada urbana.

Era un tempo talmente lontano che molti tra noi non ne hanno più ricordo e per altri è solo un ‘sentito dire’. Ma è un tempo che, tornasse, desterebbe stupore. Tutto il resto è la solita storia di cronaca.

Patrizia Vita

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