Il mondo che verrà? Speriamo sia Martina

bimba downDa oltre dieci anni, a questa stessa data, scrivo editoriali per l’anno che verrà. Ci ho perso il conto, in termini di aspettative e migliorie cittadine, in buoni propositi personali, di quel che ho scritto. Quest’anno no. Quest’anno vi racconterò una storia. Vera.

Martina ha 7 anni, la sua mamma è down, il padre no. Il padre è una bestia. Una bestia che circa 8 anni fa ha violentato una ragazza di 16 anni, disabile mentale, e poi si è dileguato. Lei, incinta, è stata accompagnata dai familiari in una fraternità di monaci e suore. Una struttura che accoglie ragazze madri, i loro figli frutto di violenze o consapevoli rapporti, comunque abbandonati.
Martina, down come la sua mamma, è una di loro, e come ognuno di loro, in questi giorni, ha scritto la sua letterina a Babbo Natale: ” Voglio una calza piena di caramelle, cioccolatini, lecca lecca” ha scritto stentatamente , forse confondendo Babbo Natale con la Befana. Quella lettera è giunta comunque a destinazione, e il 25 dicembre, tra i tanti doni per i bimbi sfortunati del convento…c’era anche la calza per Martina. Chi c’era l’ha vista con gli occhi colmi di gioia aprire quella calza, affondarvi dentro le sue grassocce manine e raccogliere in un piccolo pugno una manciata di dolciumi. Chi c’era è rimasto a bocca aperta. Martina, pugno dopo pugno, ha svuotato la sua grande calza per distribuire caramelle, cioccolatini e lecca lecca ai suoi compagnetti. Per lei non ha tenuto un solo dolcetto.
Chi c’era le ha chiesto : ” Martina, perchè hai dato via il tuo regalo?  Lei, 7 anni, dawn, ha risposto: ” Ma io lo volevo per dare i dolci ai miei amici. Non per me”.

Questa è la storia, vera, dalla quale dovremmo imparare tutti. Questo è l’augurio per il 2014 rivolto non soltanto a Messina, ma al mondo intero. Che ognuno ne trasferisca il suo profondo insegnamento nella propria, piccola, porzione di vita; che ogni essere umano tragga, da Martina,un motivo per cambiare e dare alle cose il giusto valore.

Ho raccontato di Martina perchè una bimba di 7 anni, down, al momento mi sembra la persona migliore a rappresentare l’Umanità che vorrei. In questi giorni, francamente, prossima all’appuntamento annuale con l’editoriale di capodanno, mi ero chiesta cosa augurare ai messinesi che non fosse già stato augurato ad ogni inizio di anno, almeno negli ultimi 10.

Di strade nuove e pulite, di amministrazione che funziona, di occupazione per tutti, di scuole che non cadano a pezzi, di ricoveri per gli anziani, barboni e cani, di parcheggi nuovi, di traffico veloce, di una ripresa dell’arte, della cultura, di assenza di scandali nella cosa pubblica, di università che funzioni e trattenga i nostri figli con offerte formative… NE AVEVAMO GIA’ PARLATO.

Nulla è arrivato di questi buoni auspici.

A questo punto ho compreso che occorre puntare in alto per cambiare le cose. Che forse TUTTO parte da lì, dalla “voracità” dell’essere umano. La sua ingordigia, il suo volere a tutti i costi, per il proprio benessere, anche travolgendo per ottenerlo, hanno distrutto il mondo.

Se tutti noi abbandonassimo conformismi e convenzioni, smettessimo di sostenere una politica che non ci convince ma ci assicura la bustarella, ci garantisce un minimo di potere, il mondo sarebbe diverso.

E la politica che non convince è “apolitica”. Non ha colore reale ma è uniforme nella sua assenza di valori. E così, se da una parte abbiamo quella di recente frammentazione, con un ex leader plurindagato, condannato e con “vizietto”, dall’altra è “modaiola”.
Al momento, infatti, fa tanto moda seguire la sinistra. Citare Renzi, per il tale per il quale Berlinguer è solo il nome di una via, è come per la sartina del terzo piano delle case Gescal ( con tutto il rispetto) dire Armani. Fa chic buttarsi a sinistra, con il Suv parcheggiato nel garage di una villa, a pelo di sportello con la più snella Bmw decappottabile e la comoda Mercedes di casa.
Ci sono antiamericani che nel loro guardaroba hanno “pezze” da 30mila euro o acquistano i piani alti di storici edifici nel cuore di Roma o Milano. Ai più “poveri” tra loro capita di cenare a 300 euro a pasto.
Sono quelli che con il lusso ci vanno a braccetto, nel superfluo ci sguazzano, ma sono tanto di sinistra.

C’è solo una minoranza, strettissima, che trovo fedele ai vecchi principi del “vecchio” comunismo, quello che: ricchezza è cosa brutta e immonda”. Ma non mi piace neanche quella minoranza, perchè anch’essa un eccesso.

E allora scelgo l’uomo di dignità. Quello che in giacca e cravatta magari sale su un tram per andare al lavoro. Che sia di sinistra o destra, o centro, non importa. Importante è che svolga quel lavoro con impegno e onestà. E allora scelgo Martina.

E Messina? Messina è miope, cieca o ipervedente. C’è, infatti, chi stenta a vedere la città che “fete”; chi ignora, o finge di ignorare, la corruzione a pochi passi da sè: chi ha “occhio” lungo per il malaffare, l’inciucio.

Cosa auguro per il 2014? Tante Martine in giro per il mondo, a fare scuola di vita. Vera.

Buon anno!

Patrizia Vita

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Editoriale

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