volante della guardia di finanza a messina con la madonnina sullo sfondo

Riciclaggio: 17 persone e una banca messinese nel mirino della Procura

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Nella giornata di ieri la Guardia di Finanza ha eseguito 17 ordini di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti indagati per le ipotesi di reato di associazione per delinquere, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte). Nel mirino anche la Banca di Credito Peloritano S.P.A..

Pubblichiamo, di seguito, la nota inviata dalla Procura della Repubblica di Messina riguardante le indagini:

Sin dalle prime ore del mattino (di martedì 24 novembre, ndr) sono in corso attività di polizia giudiziaria in esecuzione di un decreto di perquisizione emesso da questo Ufficio nei confronti di 17 soggetti, indagati, a vario titolo, per le ipotesi di reato previste dagli artt. 416 (associazione per delinquere), 512 bis (trasferimento fraudolento di valori), 648 bis (riciclaggio), 648 ter n. 1 (autoriciclaggio) del codice penale, art. 11 del DLG n. 74 del 2000 (sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte), nonché – a titolo di responsabilità delle persone giuridiche – nei confronti della Banca di Credito Peloritano S.p.A. di Messina per gli artt. 24 ter (Delitti di criminalità organizzata), 25 octies (Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio) D. Lgs. n. 231/2001 (in relazione agli artt. 416, 648 bis, 648 ter.1 c.p.).

L’attività di polizia giudiziaria in corso si è resa necessaria, al fine di acquisire agli atti del fascicolo, aperto presso questa Procura, elementi fondamentali per la cristallizzazione delle eventuali responsabilità penali ipotizzate nei confronti degli indagati.

Con le operazioni odierne (di ieri, ndr), i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Messina stanno procedendo al sequestro non solo di documentazione cartacea, ma anche informatica/digitale, così da assicurare fonti di prova alla giustizia e ricostruire puntualmente la fitta rete di relazioni esistente tra i gli indagati.

FONTE: Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina

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