COMANDANTI FERLISI E SPAGNOL

Nel business dei falsi sinistri anche “l ’infortunio sul lavoro” di un ladro in fuga. 50mila euro per un gamba rotta

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COMANDANTI FERLISI E SPAGNOLL’hanno chiamata “Operazione Tris” perché da un incidente vero se ne dipanavano altri tre falsi. Scattata con 20 misure cautelati (1 in carcere, 11 ai domiciliari, 8 con obbligo di firma), l’operazione di Carabinieri e Polizia Municipale ha smantellato un sistema accreditato di falsi sinistri stradali.

Potrebbero scrivere un trattato sulla truffa le menti dell’associazione criminale che, per anni, ha portato avanti il sistema. C’era, infatti, alla base di tutto, una eccellente strategia, non solo nella simulazione degli incidenti ma addirittura nel reperimento degli elementi a supporto.

Facciamo un esempio. Un 18enne, a seguito di infortunio stradale rimane per parecchi giorni in prognosi riservata. Tutto vero, ma la sua cartella clinica (con il consenso dell’infortunato) finisce nella mani sbagliate. Sono quelle di Gaetano Molino, 41 anni, unico, oggi,  a finire in carcere, ritenuto dagli inquirenti il capo dell’organizzazione. Sarà lui, infatti, a gestire quella documentazione medica, dalla quale vengono fuori altri tre incidenti, stavolta falsi. L’assicurazione è chiamata a risarcire 200mila euro per il danno subito. Ma sono già in corso le indagini della Polizia Municipale che proprio su Molino aveva puntato i riflettori a seguito di un precedente caso in cui il 41enne aveva minacciato di morte un ispettore municipale, insospettito per un finto sinistro. Per questo episodio, Molino era stato arrestato e, da allora, tenuto sotto controllo.

Altro esempio, un minorenne, allievo calciatore impegnato in una partita di calcio, ha un infortunio. Riporterà lesioni che utilizzerà per fingersi vittima di un incidente stradale.

La circostanza più singolare, però, è quella che riguarda Settimo Arcangelo, 33 anni, personaggio noto alle Forze dell’Ordine, oggi arrestato. Il giovane subisce  un “incidente sul lavoro”. È impegnato in furto in appartamento, infatti, quando arriva la Polizia e lui, costretto a fuggire per sottrarsi alla cattura, precipita dal secondo piano e si rompe una gamba. Pensa bene di sfruttare l’accaduto fingendo che sia avvenuto a seguito di un sinistro stradale. Otterrà un risarcimento di 50mila euro dall’assicurazione. Secondo quanto scaturito dalle indagini, Settimo, poco tempo dopo, sfrontatamente, ripropone le stesse lesioni per un secondo falso sinistro. Stavolta, però, gli va male. Le indagini sono già in corso e il risarcimento gli viene bloccato.

L’organizzazione non poteva farsi mancare varie figure che si avvicendavano nei ruoli ora di testimone, ora di infortunato. Nessun medico è indagato perché i referti clinici, veri, venivano manipolati in seguito. Falsificate anche le carte d’identità di chi si sottoponeva ai controlli medici. Avveniva infatti, in alcuni casi, che un vero infortunato si presentasse alla visita di accertamento per il risarcimento con un documento identificativo modificato.

Nell’ “Operazione Tris” sono indagate 52 persone, a vario titolo accusate di associazione a delinquere finalizzata alla reiterata simulazione di falsi sinistri e truffa. I casi fin qui accertati sono 38 e hanno prodotto risarcimenti per circa 200mila euro.

Le indagini sono state condotte dalla sezione infortunistica della Polizia Municipale e dai Carabinieri  della compagnia Messina sud. Le misure cautelari sono state richieste dal sostituto procuratore Antonio Carchietti, ed emesse dal gip Maria Teresa Arena.

Grande soddisfazione per l’esito dell’indagine, durata tre anni, è stata espressa dal comandante provinciale dei carabinieri, Stefano Spagnol, e dal comandante della Polizia Municipale, Calorgero Ferlisi. 

Patrizia Vita

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