Cocaina e marijuana spacciate sul Viale San Martino. Le direttive dal carcere ed emergenti del clan Mangiupi

Pubblicato il alle

4' min di lettura

Lo spaccio di cocaina e marijuana a Messina, smantellato dalla operazione “doppia sponda” con 17 misure cautelari dei carabinieri, si svolgeva in vari punti della città: Mangialupi, Viale San Martino, Viale Europa, Ganzirri.

L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, ha coinvolto 19 soggetti (13 dei quali ristretti in carcere, 4 sottoposti agli arresti domiciliari e 2 all’obbligo di presentazione alla p.g.), ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi da fuoco e altro.

L’operazione scaturisce da un’indagine avviata nel marzo  2013 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Messina. E’ venuto fuori che a capo dei due distinti gruppi criminali che si occupavano dell’approvvigionamento e dello spaccio di ingenti “partite” di cocaina e marijuana, destinate al ‘mercato’ messinese, c’erano Marco D’Angelo e Maurizio Calabrò, quest’ultimo -sostengono gli investigatori- dal carcere dava disposizioni per la gestione delle attività di narcotraffico. Era collegato con esponenti al vertice di alcuni clan catanesi.

Le indagini scattarono dopo l’arresto in flagranza di uno spacciatore messinese, avvenuto l’8 marzo 2013, quando i Carabinieri del Nucleo Radiomobile lo trovarono in possesso di 1,2 kg di marijuana suddivisa in 12 involucri, dalla quale sarebbe stato possibile ricavare oltre 5500 dosi.

Venne così individuata un’organizzazione criminale che ruotava intorno alla figura di Maurizio Calabrò. Il gruppo operava prevalentemente nello smercio di marijuana e cocaina provenienti dalle province di Reggio Calabria e Catania, ma allargava le proprie ‘competenze’  anche attraverso furti e possesso di armi.
Il capo- a detta degli inquirenti – era Calabrò: dava lui gli ordini e stabiliva ruoli e attività dei sodali. Inoltre si occupava di rifornire il proprio gruppo dello stupefacente, che recuperava da elementi calabresi ( sin qui sconosciuti alle indagini) e dal catanese Sebastiano Sardo, con cui era divenuto molto amico in carcere, pare che da dietro le sbarre si scambiassero messaggi sui traffici di cui si occupavano. Tanto amici che D’Angelo arrivò a tatuarsi sul braccio il nome dell’altro.

Calabrò fu arrestato il 6 luglio 2013, perché trovato in possesso di 4,8 Kg di marijuana. Con il capo dentro, a farne le veci arrivò Giuseppe Valenti.

Ma quella ‘eredità di comando’ a qualcuno non piacque. Era Marco D’angelo, che all’epoca era il futuro genero di Giuseppe Trischitta, uno degli storici reggenti del clan di Mangialupi. D’Angelo vuole primeggiare su Valenti e cosi crea un proprio giro di spaccio, una ‘costola’ che gestirà creandosi una rete ridotta di pochi ma fidati complici, che il ricavato lo verseranno direttamente nelle sue mani.Tra i suoi fedelissimi, Gianluca Miceli.

D’Angelo gestisce meticolosamente, ponendo anche regole precise, gli affari: il luogo degli incontri con i pusher sarà sempre la sua abitazione, di notte, attenti e scrupolosi più che mai nell’eludere i possibili controlli delle forze dell’ordine. Il venerdì è il giorno scelto per la riscossione degli introiti dell’attività di spaccio. Crea pure una sorta di libro mastro, un registro contabile su cui il giovane annota le somme che i singoli associati gli devono per le partite di droga che spacciano.

Dal “libro mastro”, sequestrato dagli investigatori, sono emerse transazioni di importi rilevanti, come quella di una cessione droga a due acquirenti per 23.800 euro. I nomi in codice per le sostanze erano “rose rosse” e ‘prezzemolo’.

Ma le indagini mettono in luce anche risvolti sentimental-criminali, come l’episodio del 23 agosto 2013, quando uno degli odierni arrestati, Letterio Russo, incendiò l’auto della fidanzata, di cui sospettava il tradimento.
E poi i furti e il possesso di armi utilzzate per commetterli.
Il 26 novembre 2013, i Carabinieri  sequestrarono un fucile cal. 12, occultato in un bar di Via La Farina.

L’operazione ‘doppia sponda’ ha portato in carcere:

CALABRO’ MAURIZIO, D’ANGELO MARCO, DI MENTO SALVATORE, IANNELLI FILIPPO, MICELI GIANLUCA, NERONI DOMENICO GIOVANNI, PANDOLFINO ANTONINO, PANTO’ PAOLO, RAFFA LADDEA MASSIMO, SARDO SEBASTIANO, VALENTI GIUSEPPE.

Arresti domiciliari per: BARBUSCIA ANTONIO, CALABRO’ SANTINO, CRUPI FRANCESCO, VALENTE ROCCO.

Obbligo di presentazione alla P.G. per LANFRANCHI ROCCO e MICALI SALVATORE.
Altri due indagati risultano irreperibili.

+11

(2066)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Contenuto protetto.