Chi erano i fratelli Mignacca? I dettagli dell’operazione e i nomi dei fiancheggiatori


tn Mignacca VincenzoMIGNACCA CALOGERO CARMELO 22-08-1972Una vera azione da manuale, quella compiuta ieri mattina, dalle forze speciali dei Carabinieri, (GIS) di Livorno, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina,  che hanno fatto irruzione nel covo dei fratelli Mignacca, temibili boss tortoriciani. Dei risultati dell’operazione si è già detto ieri: cattura di Calogero Mignacca, 41 anni, e suicidio di Vincenzino Mignacca, 46 anni.

I particolari sono arrivati questa mattina nel corso della conferenza stampa, durante la quale i due comandanti provinciali dei Carabinieri di Messina e Catania, colonnelli Stefano Spagnol e Alessandro Scasarsa, hanno illustrato le dinamiche della cattura dei due pericolosissimi latitanti.

Del covo, un casolare sperduto nelle campagne di Lentini (Sr) si sapeva già da due mesi, da quando l’attività investigativa dei reparti operativi dei Carabinieri di Messina e Catania aveva accertato che una fitta rete di fiancheggiatori copriva la latitanza dei due fratelli. Sono state fermate 6 persone: Sebastiano Galati Sansone, 37 anni; Giuseppe Galati Sansone, 52 anni; Oscar Galati Sansone, 28 anni; Salvatore La Fornara, 59 anni; Carmelo Bontempo Ventre, 40 anni; Sebastiano Tilenni Scaglione, 27 anni. A questi si aggiunge l’arresto, eseguito immediatamente prima dell’intervento, di Giuseppe Caniglia, 31 anni, figlio del proprietario del fondo dove si nascondevano i due latitanti, catturato nelle vicinanze dell’abitazione incriminata.

La certezza per gli investigatori dell’Arma arriva quando un’intercettazione — una cimice piazzata nell’auto di uno dei sospetti — rivela la presenza di Calogero Mignacca in quel casolare. Di più, l’attività investigativa consente di accertare che in quel covo c’è un vero e proprio arsenale. Occorre muoversi subito e con prudenza, strategicamente. Il momento giusto per agire arriva ieri, 10 Novembre, quando 15 Carabinieri delle forze Speciali, certi che entrambi i due Mignacca si trovassero all’interno di quel casolare, fanno irruzione e contemporaneamente fanno esplodere all’interno dei flash bang (granate stordenti).

Tanto basta perché Calogero Mignacca, che era armato di una pistola calibro 22, non opponga resistenza all’arresto; Vincenzino Mignacca, invece, che si trovava in un’altra stanza dell’abitazione, per evitare di essere catturato si spara un colpo alla tempia con la sua pistola, una Beretta calibro 7.65. Nessuna reazione del fratello Calogero a quella morte. L’uomo, infatti, si lascia ammanettare, forse perché ancora stordito, e arrestare.

Una latitanza “non dorata” quella dei due tortoriciani, che vivevano nascosti nel casolare senza acqua, luce e con il bagno situato all’esterno della casa. Quello che non mancava erano i beni di prima necessità: viveri, acqua da bere e medicine.

Una volta dentro, sono state rinvenute anche diverse armi e munizioni: una pistola Beretta calibro 9×21 con matricola abrasa; una pistola Browning cal. 6.35; un fucile a pompa cal. 12 ; due doppiette calibro 12 con matricola abrasa; una pistola mitragliatrice Skorpion con silenziatore; un fucile tipo Kalashnikov calibro 7.62; sequestrati anche un computer portatile, materiale cartaceo vario e una autovettura Volkswagen Caddy, rubata nel 2011 in provincia di Catania.

A detta del colonnello Spagnol, quello di Lentini è stato solo l’ultimo dei tanti rifugi nei quali i due hanno vissuto nei 5 anni della loro latitanza, iniziata nel 2008. Il colonnello Scasarsa ha sottolineato che tale latitanza è stata resa possibile dal gioco di squadra  frutto dell’intesa tra criminalità organizzata tortoriciana e catanese.

 

Ecco chi erano i  fratelli Mignacca, a dircelo è la dettagliata scheda informativa fornita dai Carabinieri:

I fratelli Vincenzino e Calogero Carmelo Mignacca, latitanti dal 2008, quando la Corte d’Assise di Messina li condannò entrambi all’ergastolo con l’accusa di associazione mafiosa finalizzata all’esecuzione di omicidi, estorsioni, rapine e altro, erano inseriti nell’elenco dei ricercati più pericolosi.

In origine allevatori, in seguito titolari di una impresa di materiale edile (poi sequestrata) a Braidi, frazione di Montalbano, l’ascesa criminale dei fratelli Mignacca, in una zona posta a cavallo tra i territori del barcellonese e del tortoriciano, è stata abbastanza rapida. Il più grande Vincenzino, 46 anni, fu arrestato nell’ambito del blitz di Polizia e Carabinieri che sfociò, nell’autunno del 1991, nel famoso processo ai taglieggiatori dei commercianti di Capo d’Orlando ma, in mezzo alle numerose condanne riportate dagli imputati dei clan dei Bontempo Scavo e dei Galati Giordano allo storico processo di Patti, il maggiore dei fratelli, Vincenzino, fu assolto per non avere commesso il fatto.

Successivamente, però, i due germani Mignacca caddero nella rete dell’operazione “Mare Nostrum” (223 arresti il 6 giugno 1994) che ha portato, nel 2011, alla condanna definitiva in Cassazione di Vincenzino a 4 ergastoli (erano 6 in primo grado) e di Calogero a 4 anni e 10 mesi per associazione a delinquere di stato mafioso e, il primo, per vari omicidi.

Sono stati, inoltre oggetti delle operazioni “Romanza” (31 arresti il 31 marzo 2000) ed “Icaro” (44 arresti il 29 novembre 2003), condotte dalla Dda di Messina, che sgominarono la ripresa delle attività criminali dei clan tirrenici e nebroidei, seguiti all’azzeramento conseguente all’operazione “Mare Nostrum”.

La riunificazione dei procedimenti “Romanza” e “Icaro” diede vita ad un unico processo anche se, a ridosso della sentenza di primo grado, i fratelli Mignacca, a piede libero ma sottoposti alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, si resero latitanti dandosi alla fuga. Infatti arrivò per entrambi la condanna all’ergastolo, confermata in Cassazione lo scorso anno, per associazione a delinquere di stampo mafioso, vari omicidi, estorsioni, rapine ed altri reati.

Tra i numerosi omicidi per i quali i fratelli Mignacca sono stati individuati quali autori materiali o mandanti si citano:

–        l’omicidio Maurizio Vincenzo Ioppolo, già “esattore” delle tangenti per conto dei Bontempo Scavo nella zona di Brolo ed eliminato quando aveva pensato di “mettersi in proprio”.

–        l’omicidio di Giuseppe Guidara, avvenuto in Sant’Angelo di Brolo nel settembre del 1996, cagionato per assicurarsi un “pizzo” sulle false assunzioni di braccianti agricoli e sulle conseguenti provvidenze economiche gestite dalla vittima;

–        l’omicidio di Vincenzo Bartolone, avvenuto in Tripi nel maggio del 1996,cagionato darivalità di mestiere e asserite attenzioni della vittima per Stefania Buggè, successivamente divenuta moglie di Vincenzo Mignacca;

–        il tentato omicidio di Nunziato alosi, avvenuto in Barcellona Pozzo di Gotto nel giugno del 1997, cagionato da rivalità di mestiere ed esigenza di riaffermare il loro “primato” criminale nel territorio;

–        l’omicidio di Calogero Maniaci Brasone, avvenuto in Brolo nel gennaio del 1997, cagionato dalla necessità di assicurare un clima di “tranquillità” alle case da gioco gestite dall’organizzazione criminale.

Dai processi è peraltro emerso come i Mignacca avessero costituito, all’interno dell’associazione mafiosa, un proprio sottogruppo (Gruppo cd. Mignacca) che veniva gestito paritariamente dai due fratelli.

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