Carni dei Nebrodi infette: tra gli indagati un sindaco e due esponenti delle forze dell’ordine

15578404_1306163309427625_4894155514285036763_nUna vera e propria associazione a delinquere, gestita da due gruppi criminali distinti operanti tra Tortorici e Cesarò e finalizzata al furto, al maltrattamento e alla macellazione di bovini e suini nel Parco dei Nebrodi. Un mondo sommerso su cui gli agenti del Commissariato di S.Agata di Militello e della Squadra Mobile di Messina hanno acceso i riflettori già nel novembre 2014 con una lunga indagine che oggi ha portato all’emissione di 33 misure cautelari, emesse dal Gip del Tribunale di Patti Andrea La Spada su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Patti Francesca Bonanzinga. Risultano coinvolti allevatori, macellai e perfino veterinari dell’Asp di S.Agata di Militello.

Ma nel totale gli indagati sono 50. Tra questi ci sono insospettabili personalità istituzionali come il sindaco di Floresta Sebastiano Marzullo,  il Sostituto commissario Vincenzo Saporito, responsabile del posto di polizia di Tortorici, e il comandante del Corpo di Polizia Municipale di Alcara Li Fusi Nicolo Oriti Titi.

Questi i risultati dell’operazione “Gamma Interferon”, svelati oggi in una conferenza stampa presieduta dal Questore Giuseppe Cocchiara. L’operazione  ha permesso agli uomini coordinati dal commissario Daniele Manganaro, di ricostruire con precisione un meccanismo ben collaudato che iniziava dal furto o dalla cattura con caccia di frodo del bestiame che talvolta veniva imprigionato in gabbie disseminate all’interno dei boschi nebroidei. Gli animali venivano macellati clandestinamente senza alcun controllo e rispetto di norme igienico sanitarie e le carne finiva poi sulle tavole degli ignari consumatori.

In alcune occasioni gli animali venivano allevati a stretto contatto con altri esemplari affetti da tubercolosi. I capi di bestiame venivano poi macellati in alcuni centri della locride mentre alcuni animali infetti finivano addirittura ad Avellino.

Il ruolo dei sette veterinari dell’Asp di S.Agata Militello, coinvolti nell’operazione, era determinante. I controlli alle carni avveniva, infatti, solo sulla carta. Gli esami condotti sugli animali davano esito negativo con valori ripetuti nel tempo ed evidentemente falsati. Ma i risultati ottenuti dalla Polizia sui capi di bestiame ritenuti infetti, sottoposti alla profilassi chiamata Gamma Interferon,  hanno accertato la presenza di malattie. Dopo l’esame delle carcasse, 9 animali su 10 sono risultati affetti da tubercolosi da oltre tre anni. Il tutto era mascherato  con falsa documentazione e apposizione di marchi identificativi sugli animali rubati. Risultando in regola, gli allevatori potevano ottenere i contribuiti europei mentre per il personale medico scattavano dei benefit quantificabili in varie decine di migliaia di euro.

Gli agenti hanno inoltre segnalato la presenza di allevamenti che utilizzavano il potente antiparassitario Evomec. Si tratta di un medicinale che previene numerose malattie, ma per essere smaltito dall’animale servono almeno 150 giorni. Se la carne veniva messa in commercio prima di tale periodo diventava cancerogena con i noti rischi del caso.

Come detto,  il lavoro dei poliziotti ha permesso di evidenziare due gruppi criminali. Il primo facente capo a BORGIA Biagio Salvatore, e composto da FERRARO Tindara (convivente di BORGIA), FERRARO Carmelo (allevatore, cognato del BORGIA), CONTI MAMMAMICA Sebastiano (allevatore), GALATI MASSARO Carmelo (allevatore), FONTANA Giancarlo (allevatore), FARACI TREONZE Antonino (sposato con la sorella del BORGIA, allevatore), CALCO’ Antonino detto “BRIK” (allevatore, dipendente comunale del comune di Alcara Li Fusi), GIRBINO Giovanni (macellaio), PATERNITI Aurelio Claudio (macellaio e rivenditore) e PATERNITI Alberto (macellaio e rivenditore), tutti destinatari di misure cautelari.

Il secondo che vede come leader la figura di GIOITTA Nicolino ed è composto da AGOSTINO NINONE Tindaro Giacomo (macellaio e rivenditore), GIOITTA Carmelo (fratello di GIOITTA Nicolino, allevatore), ARTINO INFERNO Salvatore (allevatore), FARACI CIARAMIRA Nicola (allevatore), MAENZA Vincenzo (allevatore), BLANDI Tommaso (allevatore), ODDO Giuseppe (allevatore), RAVI’ PINTO Antonino (Medico Veterinario Responsabile dell’Asp di Sant’Agata Militello), GRASSO Fortunata (Medico Veterinario in Servizio presso L’Asp di Sant’Agata Militello), CALANNI RUNZO Sebastiano (Medico Veterinario in Servizio presso L’Asp di Sant’Agata Militello), CALANNI Antonino (Medico Veterinario in Servizio presso L’Asp di Sant’Agata Militello), tutti destinatari di misura cautelare.

Un ringraziamento alla Procura di Patti per il lavoro svolto, arriva dal presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci:  “I miei più sentiti ringraziamenti alla dott.ssa Rosa Raffa,  Procuratore della Repubblica di Patti  ed ai suoi Sostituti per il  lavoro costante e fondamentale messo in campo a beneficio dei Nebrodi  e della collettività tutta. Complimenti vivissimi al Questore di  Messina Giuseppe Cucchiara e al Dirigente del Commissariato Vice  Questore Daniele Manganaro e a tutti gli uomini e le donne della  Polizia di Stato che hanno lavorato e contribuito al risultato  raggiunto. Grazie di cuore. E’ da tempo che il Parco si sta muovendo sul fronte della qualità dei  prodotti enogastronomici creando il marchio Nebrody Sicily, presentato  ad Expo e che, tra l’altro, è stato recentemente premiato a Firenze  come migliore pratica italiana di un’area protetta. Abbiamo contemperato la tutela dell’ambiente con lo sviluppo del  territorio attraverso la valorizzazione delle eccellenze dei nostri  Nebrodi, non ultime quelle legate ai nostri cibi e alle nostre  tradizioni. Appare chiaro che operazioni come quella di oggi dimostrano che si è  sulla giusta strada e che la parte non sana dei nostri Nebrodi, che è  quella minoritaria, deve essere sostituita con l’esempio di tanti  imprenditori ed allevatori onesti che con tanti sacrifici hanno  portato avanti nel nostro territorio le eccellenze che tutti ci  riconoscono. Il nostro marchio Nebrodi Sicily, unico tra l’altro a prevedere la  certificazione antimafia, rappresenta per i Nebrodi il giusto connubio  tra il “Buono, il Pulito ed il Giusto”. Con l’operazione di oggi si mette in evidenza che questa formula non  solo è necessaria ma è anche coerente con un percorso di Legalità e  Sviluppo che i Nebrodi hanno intrapreso e che ne fanno un esempio per  la Sicilia e per l’Italia”.

 

Ravi Pinto antonino

Ravi Pinto antonino

Grasso Fortunata

Grasso Fortunata

Gioitta Nicolino

Gioitta Nicolino

Gioitta Carmelo

Gioitta Carmelo

Ferraro Tindara

Ferraro Tindara

Ferrara Carmelo

Ferrara Carmelo

Calanni Runzo Sebastiano

Calanni Runzo Sebastiano

Calanni Antonino

Calanni Antonino

Borgia Biagio Salvatore

Borgia Biagio Salvatore

Artino Inferno Salvatore

Artino Inferno Salvatore

Agostino Ninone Tindaro Giacomo

Agostino Ninone Tindaro Giacomo

 

 

 

 

 

(937)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *