I forestali “suonano la sveglia” al Governo Musumeci per la riforma del settore

foto dei lavoratori forestali in protesta sotto la sede dell'azienda foreste di messinaSono ben 35 i comuni della Provincia di Messina che aderiranno alla giornata di mobilitazione dei lavoratori forestali, che è stata indetta per venerdì 5 aprile da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, per sollecitare il Governo Musumeci ad aprire un tavolo di trattativa che porti alla riforma del settore, prendendo in considerazione le proposte avanzate dai sindacati e legate alla tutela dell’ambiente, alla salvaguardia del territorio e del paesaggio, alla lotta al dissesto.

In provincia di Messina sono state previste assemblee pubbliche, fissate alle 10 ed una nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca con inizio alle 16 per esporre le motivazioni della mobilitazione.

Le motivazioni che spingono alla mobilitazione sindacale è innanzitutto di tipo occupazionale e ambientale:« Il settore ha subito una forte contrazione, perdendo in dieci anni circa 15mila lavoratori forestali per la riduzione della spesa da parte della Regione dai 400 milioni del 2011 ai 250 previsti nel 2019. Fai, Flai e Uila ritengono necessario rideterminare il lavoro con due sole fasce di garanzia, dare maggiore stabilità occupazionale ai lavoratori rimasti ed aprire alla possibilità di inserire i giovani in un settore che rischia di scomparire con gravi danni per il patrimonio forestale e boschivo della Regione e per la prevenzione al dissesto idrogeologico. 

La materia forestale, infatti, è strategica per la Sicilia perché investe settori trasversali. La funzione del bosco e dei settori produttivi correlati hanno un ruolo strategico per il rilancio economico della Regione in un contesto in cui la green economy assume una importanza fondamentale per la crescita imprenditoriale ed occupazionale».

La proposta di Fai, Flai e Uila mira a far fronte, in maniera più efficace, alle urgenti necessità di tutela e gestione attiva del territorio siciliano, contrastando l’abbandono colturale e il declino demografico nelle aree montane e rurali e a garantire la conservazione ambientale e paesaggistica, lo sviluppo di nuove “economie verdi” e la crescita in particolare nelle aree interne della nostra Regione.

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