69 condanne per assenteismo allo IACP di Messina

IACP-Messina69 le condanne e cinque le assoluzioni per il processo che riguardava i dipendenti dello IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) di Messina, finiti sotto inchiesta per assenteismo.

Dopo le 70 condanne del 2016, a tutti gli imputati sono stati fatti degli sconti di pena, assolvendoli dall’accusa di interruzione di pubblico servizio. Cinque le assoluzioni complete e in due casi si è deciso di non procedere a causa del decesso dei due imputati.

Sono stati assolti: Salvatore Barbaro, Mario Bignoli, Giuseppe Vento, Maria Zona, Giovanni Munafò.

Le condanne sono invece: un anno e mezzo per Maria Mollura; un anno e 3 mesi per Antonino Salvatore Aliberto; 1 anno e 2 mesi per Eugenio La Bella; un anno e 1 mese per Elio Sidoti, Salvatore Cicero, Ninfa Oliva, Giuseppina Testagrossa, Sebastiano Pino; un anno per Antonino Puglisi, Antonino Novak, Concettina Tommasini, Vincenzo Musicò.

Sette mesi di condanna sono stati dati a Giuseppa Rosalba Billè, Vincenza Matrascia, Francesco Ragno,Giovanni Luigi Santoro, Marianna Ricci; 6 mesi per Pietro Certo, Maria Grazia Arena, Maria Barbera Della Neve, Antonino Cardile, Santi Panarello, Gaetano Sidoti, Gaetano De Salvo, Liliana Buffo, Paolo Bombaci, Giuseppe Previti, Antonino Bonanno, Alfonsina Raffone, Rosa Orioles, Carmelo Mario Cacciola, Maria Gaudio, Domenico Oliva, Patrizia Emanuele, Daniele Gemelli.

Cinque mesi di condanna sono stati inflitti a Salvatore Scarcella, Pietro Visalli, Giovanni Bombaci, Giuseppina Cacciola; 4 mesi per Valerio Antonino Colicchia, Filippo Di Stefano, Giuseppe Crisafulli, Antonino Giuseppe Mancuso,Pasquale Mazzeo, Angela Mazzone, Anna Morabito, Gabriele Scolaro, Carmela Tringali, Tiziana Versaci, Maurizio Giliberto, Santi Grillo, Maria Grazia Micalizzi, Ernesto Scorza, Alessandro Sisci, Paolo Milone, Tommasa Grasso, Gaspare Accordo, Ilenia Algisi, Rocco Micale, Salvatore Pizzi,Valentina Denaro, Giovanni Rinaldo, Antonio Zanghì, Carmelo Gibilisco.

Tutti gli  imputati dovranno pagare le spese processuali di 1.500 euro alla parte civile.

L’inchiesta, denominata Badge Sicuro, aveva puntato i riflettori sul numero di volte in cui si strisciava il cartellino per entrare e uscire dal lavoro e, con una telecamera puntata sull’apparecchio, aveva immortalato tutti quegli impiegati che uscivano dall’ufficio pur risultando in servizio.

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