L’ultima di Palazzo Zanca. Adesso anche il gazebo dei “morosi incolpevoli”

gazebo morosiSono una dozzina le famiglie che stamattina, sostenendo di essere nella condizione di “morosi incolpevoli” con una certificazione che lo attesta, hanno inscenato una singolare protesta a Palazzo Zanca,  installando un gazebo nel corridoio del primo piano.  I manifestanti, assistiti dall’Unione Inquilini,  chiedono all’amministrazione di bussare alla porta della Regione per sbloccare i  fondi a loro destinati. Fondi che garantirebbero la possibilità di avere un alloggio, così come prevede il primo bando per la morosità incolpevole pubblicato dal Comune nel novembre del 2014.

I manifestanti hanno chiesto un colloquio con il sindaco Accorinti, il segretario generale Le Donne e gli assessori Mantineo, Signorino e Pino. E proprio l’assessore al Risanamento Sebastiano Pino, durante un breve scambio di battute, ha proposto un incontro per domani mattina. Una promessa che non ha convinto i manifestanti a lasciare il presidio, sono infatti intenzionati a trascorrere la notte all’interno del Palazzo.

Al fianco dei manifestanti, anche Clelia Marano e i consiglieri comunali Lo Presti e Sturniolo. Quest’ultimo bacchetta l’amministrazione: “Era stato annunciato – spiega Sturniolo – lo stanziamento di 50mila euro da destinare ai morosi incolpevoli nel 2013 e nel 2014. Di questa cifra non si sa più nulla, intanto si è pensato ad organizzare le manifestazioni per la celebrazione delle Conferenza di Messina. Tante famiglie vivono con la pesante minaccia dello sfratto, finora l’Ufficiale Giudiziario ha concesso del tempo, ma non si può continuare in questo modo. Questi cittadini non possono più  garantire il pagamento di un affitto per causa non imputabili a loro. Si tratta di una categoria che va tutelata attraverso apposite agevolazioni garantite dalla legge. Inoltre – continua Sturniolo – la Regione ha stilato una graduatoria destinata soltanto alle famiglie che hanno ricevuto lo sfratto nel 2013. Si presume che coloro i quali si siano trovati nella condizione di morosità incolpevole due anni fa, abbiano già risolto il problema trovando, nella migliore ipotesi, un’abitazione alternativa”.

L’Unione Inquilini affida le proprie perplessità ad una nota stampa, attraverso la quale sottolinea le discutibili limitazioni previste dalla Regione. “Il contributo per ogni famiglia è sceso da 8mila a 3mila euro – spiega la nota – inoltre, per accedere al finanziamento è necessaria la firma del padrone di casa per stipulare un nuovo contratto a canone concordato oppure  per differire lo sfratto per un periodo pari alla somma del contributo ricevuto. Le istituzioni dovrebbero, invece,  fare da garante tramite interventi di mediazione già previsti dalla legge”.protesta_morosi_incolpevoli

Secondo l’Unione Inquilini, il Comune dovrebbe assicurare la propria presenza senza limitarsi a svolgere “soltanto la funzione di sportello finanziario per l’elargizione dei contributi. Dinanzi ad un disagio sociale gravissimo  – spiega la nota –  non rileviamo alcuna azione di prevenzione e programmazione in materia  casa, non c’è alcun indirizzo politico in grado di contrastare il trend in ascesa degli sfratti: i dati sono allarmanti, a Messina registriamo 364 provvedimenti di sfratto. Gli inquilini sono stati beffati, ignorati e rimpallati in più occasioni, alcuni sono stati sbattuti fuori da casa senza che il Comune avviasse delle procedure di protezione sociale, considerata la particolare fragilità dei nuclei familiari”.

Spetta, inoltre, all’amministrazione il compito di individuare gli alloggi da destinare alle famiglie in difficoltà. In merito, l’attuale normativa assicura varie possibilità. Come ricorda la stessa Unione Inquilini, il decreto “Sblocca Italia” prevede di programma con le agenzie del demanio per il reperimento di immobili da destinare prioritariamente ai morosi incolpevoli. I destinatari di sfratto possono essere collocati all’interno di strutture confiscate alla mafia o negli immobili da riqualificare  mediante  percorsi di autorecupero e di autocostruzione come prevede la bozza di regolamento dell’uso dei beni patrimoniali.

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