Intimidazione a ex presidente Aias. Nel 2010 rivelò: “Ho pagato 300mila euro alla mafia”

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Gli uomini del Commissariato di Barcellona sono al lavoro per far luce sull’atto intimidatorio avvenuto alcuni giorni fa ai danni del commercialista Lugi la Rosa. L’auto del professionista è stata presa di mira da ignoti, che hanno esploso 2 proiettili contro la fiancata della Bmw di proprietà di La Rosa, ex presidente dell’Aias di Barcellona (l’ente di assistenza agli spastici).
Sentito dagli investigatori, il commercialista ha detto di non avere ricevuto alcuna minaccia precedente all’atto intimidatorio.

Luigi La Rosa fu imputato nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta sulla tangenti all’Aias di Barcellona e,lo scorso dicembre, fu condannato a
1 anno e 6 mesi, con la sospensione della pena.

Andò peggio per l’ex assessore regionale alla Sanità, Sebastiano Sanzarello, dapprima accusato di concussione, reato poi riqualificato in “induzione indebita a dare utilità”, e condannato a 4 anni di reclusione.
Il Tribunale di Messina aveva condannato anche a 3 anni l’ex funzionario amministrativo della Regione, Oreste Casimo, accusato di corruzione.

Fu La Rosa, con le sue rivelazioni, a fare scoppiare l’inchiesta sull’Aias di Barcellona, che portò alla luce corruzioni e clientelismi che vi ruotavano attorno.

La Rosa, infatti, nel 2010 denunciò un sistema di estorsioni ai danni suoi e dell’associazione, che a suo dire fu costretta a pagare il pizzo per 9 anni. Un sistema che avrebbe affogato l’associazione che si occupava dei disabili, costringendola a penalizzare il servizio e a non poter pagare gli stipendi, con ovvi disagi per gli assistiti. La Rosa dichiarò anche di aver pagato tangenti all’ex assessore alla Sanità, Sanzarello, per ottenere dalla Regione la convenzione e i rimborsi sulle prestazioni sanitarie erogate ai disabili. Anche Casimo avrebbe ricevuto denaro per snellire i tempi sui rimborsi.
La Rosa parlò anche di oltre 300mila euro pagati a esponenti di spicco della mafia barcellonese: Giovanni Rao, Carmelo D’Amico, Carmelo Giambò e Mariano Foti.
Quelle dichiarazioni segnarono l’inizio delle indagini che rappresenterono un altro troncone d’inchiesta della operazione antimafia “Gotha II”.

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