Prima la condanna a sei anni, poi la candidatura. Cosi fa Palcido Oteri, che confida nella Giustizia in Appello

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oteri“Io non c’entro  nulla” dichiara Placido Oteri al giornalista di Live Sicilia. Accursio Sabella,  che ha scoperchiato una pentola bollente per il candidato nella lista Musumeci alle regionali. Eppure per qualcuno, un giudice, c’entra. C’entra in una vecchia storia giudiziaria che lo ha visto indagato e poi condannato a sei anni di reclusione, nel maggio 2011, per tentata estorsione. Placido Oteri, per gli amici “Dino” fu coinvolto nell’inchiesta degli anni ’90 sulla gestione del patrimonio dell’imprenditore messinese Antonino Marino. L’erede di quel patrimonio, Biagina Marino, disse di essere stata sotto il giogo degli usurai. Costretta a svendere immobili, persino nelle mire delle cosche calabresi. Nella cordata di nomi che la donna fece ci fu anche quello di Placido Oteri, che a detta della Marino tentò di estorcerle 171 milioni di lire.  “Erano soldi pagati al costruttore Marino per un appartamento del quale non sono mai riuscito a entrare in possesso. Erano soldi frutto del mio lavoro, dei miei sacrifici, e volevo riaverli” – ha detto. Per il candidato in lizza, poi, anche la consapevolezza che il reato che – solo in primo grado sia chiaro, perchè ha gia pronto il ricorso in appello – lo condanna a sei anni di reclusione, non impone la non candidabilità.

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