Fondi regionali stornati per uso personale: condannato Giordano, assolto Ivo Blandina, confiscato lo yacht Cinzia

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Si conclude dopo 4 anni con 4 assoluzioni e una condanna la vicenda giudiziaria che vedeva coinvolti l’ex presidente di Confindustria Messina e titolare della società che gestisce lo yacht club Marina di Nettuno, Ivo Blandina; l’imprenditore messinese Antonino Giordano, amministratore della società Blue Dream srl,con sede ad Alcamo; il fratello Giacomo, socio della Gio.im. proprietaria delle quote della Blue Dream; Martino Bianco e Stefano Costa, soci dei fratelli Giordano. A vario titolo, erano accusati di truffa ai danni della Regione e falso.

Il giudice monocratico Maria Scolaro ha deciso la condanna a 3 anni per Antonino Giordano: assolti, invece, Ivo Blandina, Giacomo Giordano, Martino Bianco e Stefano Costa.

L’inchiesta era scattata nel 2012. Secondo la tesi portata avanti dall’accusa, la Blue Dream srl, con 552.000 euro ottenuti dalla Regione, avrebbe dovuto acquistare 24 imbarcazioni che, negli intenti del progetto di rivalutazione del turismo  andavano noleggiate e dovevano attraccare nel porto di Terrasini. Per l’accusa, invece, nel progetto si sarebbe intromesso il messinese Antonino Giordano che, attraverso un’altra società cui faceva capo, la Gio.im., acquistò dalla Blue Dream le quote.

Le indagini dei carabinieri avevano accertato che Giordano avrebbe utilizzato i 552mila euro destinati all’acquisto di 24 imbarcazioni per comprarne soltanto una, ma di lusso: lo yacht Cinzia. Giordano- secondo l’accusa- l’avrebbe utilizzato per accogliere parenti ed amici. Inoltre- sempre secondo accusa – l’imprenditore, per ottenere il finanziamento, avrebbe fittiziamente innalzato il numero dei dipendenti della Blue Dream, portandolo a 15, dirottandoli da altre società del gruppo Giordano. Ivo Blandina, nel ruolo di amministratore della Comet srl, era accusato di avere stipulato con Giordano un falso contratto del posto barca al “Marina di Nettuno”, per la durata di 5 anni. Falso perchè in realtà lo yacht era ormeggiato nel porto di Milazzo.
Un funzionario di Mediocredito Italiano,anch’egli indagato, per l’accusa aveva confermato, in una relazione di parere, che non era intervenuta alcuna modifica al progetto iniziale, e dato, così, l’ok al finanziamento della Regione.

Ai fratelli Giordano ed ai loro soci, Bianco e Costa, venne contestato anche il mancato pagamento dell’accisa su oltre 12.000 chili di gasolio. Essendo per uso privato, infatti,quello utilizzato per il “Cinzia” era soggetto ad imposta.

Quattro anni dopo, l’impianto accusatorio crolla per tutti tranne che per Antonino Giordano. Lo yacht, inizialmente sequestrato, oggi, su disposizione del giudice, è stato confiscato.

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