Se il ministro è donna per la femminista è danno

fondamentalmente messinaOrmai siamo una città europea a tutti gli effetti. Siamo talmente europei che delle elezioni europee non ce ne frega più di tanto. La politica però tiene ancora banco nelle conversazioni da bar, ché ancora, nonostante i problemi che abbiamo, ci accendiamo a discutere sulla cosa pubblica quasi quanto sul calcio. Perché Messina è una città che risente dei mood del momento, che pullula di dibattiti e di idee, che offre la sua nei temi che vanno per la maggiore a livello nazionale. Il gentil sesso è agguerrito come e più degli uomini, pronto a pronunciarsi, a sentenziare, a condannare senza attenuanti.
Ammettiamolo, quando si tratta di scagliarsi contro le donne protagoniste della scena politica, le colleghe di genere colpiscono alla gola. Lungi da me fare appello ad un concetto di solidarietà femminile che mi ha sempre procurato rush cutanei, ma sono fortemente preoccupata di fronte all’accanimento di certe neo femministe, attuali come la permanente e le spalline imbottite. Non sono più facilmente identificabili come un tempo, non bruciano reggiseni in piazza, non manifestano con il viso disegnato o rivendicano con slogan sguaiati. Postano. Linkano. Twittano. Tutt’al più organizzano seminari e dibattiti interessanti come riunioni di condominio. Ma le loro vittime non sono più gli uomini, quanto invece le donne stesse, soprattutto quando siedono comodamente a Montecitorio.
Perché le pseudo femministe sono sempre arrabbiate? Perché sono infelici? E’ probabile che il loro saltare su ad ogni esternazione ai loro occhi discutibile, celi un malessere di fondo che merita la nostra comprensione. Si può dissentire senza lanciare anatemi e maledizioni, suvvia. E quantomeno si potrebbe fare una cernita. Prima che il cavaliere fosse defenestrato, avevano di che incarognirsi. Un premier che si diverte a fare festini e che ci prova con tutte le donne del pianeta appena gradevoli, era sicuramente pane per i denti affilati di una femminista. Ma abbiamo un governo di centrosinistra, santi numi. Potrebbero quietarsi. E invece no, giù ad accanirsi col povero premier nerd e le sue ministre adolescenti.
Prendiamo Maria Elena Boschi, ministra giovane e bella, vittima numero uno delle succitate agguerrite fanciulle. Anche a me dispiace non potermi permettere le sue decolletè leopardate tacco 12, ma non per questo gioco a freccette con la sua foto. Rosy Bindi è sicuramente più rassicurante se devi scegliere una tata per i tuoi figli, ma non un ministro della repubblica. Altra vittima, Marianna Madia, colpevole di fare la ministra al quindicesimo mese di gravidanza, a giudicare dalle dimensioni. Come se non fosse abbastanza difficile essere costretta a indossare quelle orribili ballerine, o correre ogni due e tre nei bagni di Montecitorio con l’andatura di un pinguino, stanno a dirgliene di tutti i colori. Mica è colpa sua poi, non credo che Renzi abbia confuso la gravidanza con una leggera colite spastica. Le mamme naturiste tutte allattamento e massaggi new age, insorgono come se la Ministra rischiasse di scodellarlo lì, con Letta che mette l’acqua su a bollire e Alfano che procura asciugamani puliti.
E veniamo alla signora ministra Lorenzin, che dopo le sue ultime affermazioni, ha scalzato persino la Carfagna dal rogo virtuale delle femministe. Colpevole di aver detto delle ovvietà – che una gravidanza dopo i 35 non sia facile come a 25, lo si poteva intuire da sole – ha osato parlare di piano nazionale di fertilità. Posto che non credo intenda cospargerci tutte di letame, la Ministra ha dichiarato che sarebbe bene fare più figli in età più giovane. Pure mia nonna diceva sempre che i figli vanno fatti presto, ma non per questo le abbiamo rotto il femore.
Che probabilmente intendesse solo dire che perdere i chili della gravidanza è più semplice entro i trenta, anziché dopo, col metabolismo in letargo? Perché questo accanimento? Perché scandalizzarsi, sbraitando lo-decidiamo-noi-quando-e-se avere figli? E’ vero, a trovare un uomo decente ci si mette in media trent’anni, più altri cinque per convincerlo a fare di noi delle donne oneste, ma non è il caso di esprimere così aspramente il nostro dissenso. Invitiamola piuttosto nei quartieri a rischio di Messina, dove le donne a trentacinque anni sono già nonne e l’età del primo figlio è quella della scuola dell’obbligo.
La verità è che dovreste rilassarvi ed essere più tolleranti. E non tormentarci oltremodo con ‘ste tematiche femminili, che ancora non mi è chiaro neanche cosa siano esattamente. Il ciclo, la cellulite, i peli superflui? Parliamo meno, signore, e agiamo di più. Che nessuna rivendicazione urlata può essere più dolce di una conquista silenziosa.

Giusy Pitrone

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