Master Chef e Mastro Lindo non vanno d’accordo se in cucina c’è Lui

 

Sembra proprio che il filone televisivo culinario non conosca alcuna crisi. Mentre i soliti programmi necessitano di sempre nuove trovate per far lievitare gli ascolti (svenimenti, assenza di biancheria intima,ricongiungimenti familiari dopo decenni), i format di cucina e affini vivono ancora la loro primavera, nonostante vengano trasmessi ormai da secoli. La Clerici, vera pioniera di questo fortunato filone, ci dà il tormento da quando ancora la piastra per capelli non era stata inventata e Anna Moroni era appena adolescente. La Parodi, donna dal colon d’acciaio che friggerebbe anche i suoi figli se non fosse che avendo età diverse necessiterebbero di tempi di cottura differenti, ci propone da anni le sue ricette a base di burro e strutto per chiudere definitivamente le nostre arterie. Masterchef è ormai giunto al quarto anno e chef Cracco, onestamente, non sa più cosa inventarsi per sembrare più fico, tanto che dopo la barba incolta e il tirabaci sulla fronte si mormora che l’anno prossimo si presenterà a petto nudo con una cotoletta tatuata sul bicipite.

Accanto a queste colonne portanti della cucina in tv, continuano a nascere nuovi programmi, tutti attorno a quello che sembra essere il nuovo hobby degli italiani. Proliferano così in tutti i palinsesti le varie cucine da incubo, cucine da sogno, cucine sporche, cucine pulite, basta che siano cucine. Ma non è tutto. Anche i programmi televisivi di intrattenimento o di qualsiasi altro genere si stanno ritagliando un angolo delle ricette. Pare che anche “Chi l’ha visto” si stia attrezzando per dedicare una fetta di scaletta alle ricette introvabili. E Messina, città da sempre sensibilissima ai mood nazionali (di un paio d’anni prima), non è immune all’interesse e all’attenzione verso il filone culinario. Tv e giornali locali infatti dedicano ampie pagine alla cucina nostrana con un discreto successo. Del resto, chi non ha mai sognato di chiudersi in cucina con duecento euro di ingredienti per uscirne diciotto ore dopo con la perfetta riproduzione della cassata siciliana, piuttosto che andare in una banalissima pasticceria a comprarne dieci kili con la stessa spesa? E come non apprezzare l’olezzo che pervade per mesi interi le abitazioni di chi decide di cucinare gli arancini al sugo, invece di riempire le tasche del rosticciere sotto casa? Sono soddisfazioni per i messinesi che si sono lasciati contagiare dal sacro fuoco dell’arte culinaria, primi fra tutti gli uomini.

Dopo secoli di strapotere femminile, l’uomo peloritano si appropria di un settore fino ad ora off limits a causa di lunghe e obsolete tradizioni di nonne e madri con i grembiuli infarinati. Ma la spinta fondamentale per un uomo che non deve chiedere mai come il nostrano, la dobbiamo all’immagine che negli ultimi anni ci siamo fatti del maschio che cucina, che non è più identificato con l’energumeno che cuoce tajone all’angolo della strada. Oggi l’uomo sa essere sexy come Rugiati, forte come Cannavacciuolo, ironico come Bastianich, e sprizzare mascolinità da tutti i pori mentre riempie braciolettine o prepara il soffritto. Il problema è, semmai, la reazione delle donne a questo movimentismo maschile. Perché se è vero che noi signore ci sciogliamo di fronte ai cuochi della tv, è altrettanto vero che scioglieremmo invece i nostri uomini nell’acido, quando decidono di mettersi ai fornelli e sporcare l’intera batteria di pentole, coperchi compresi, solo per preparare un’insalata. O quando impiegano un’ora e mezza e tutte le energie a loro disposizione per cucinare la pasta aglio e olio. Non si sa perché, poi, l’uomo adori preparare tartare, bourguignonne e brunoise, mentre entra in crisi col pesce d’uovo. E ciò determina conflitto sociale con le rispettive signore che, notoriamente dotate di maggior senso pratico, si esaltano con i 4 salti in padella, lasciando le pietanze elaborate alla tv o al ristorante di fiducia a Ganzirri. Parliamoci chiaro, se ancora nella fase del corteggiamento (che significa ognuno a casa sua) l’uomo ai fornelli ha un senso e gli viene simpaticamente consentito di lanciarsi in complicate preparazioni dal nome impegnativo. Se l’uomo è accasato è ben altra cosa; faccia bene a deporre padelle e cocotte, se poi non le sgrassa e lucida per bene. Ché nessuna donna potrebbe resistere a chef Cracco con la retina in mano.
Giusy Pitrone

 

 

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