Minasi l’aveva sollecitata, il Sindaco l’ha diramata. Ecco l’ordinanza per l’ospedale Piemonte

accorinti buonaProprio questa mattina, come riportato su nostro articolo in pagina, il presidente del Comitato Salvare l’Ospedale Piemonte, Marcello Minasi, aveva chiesto a gran voce l’ordinanza sindacale che bloccasse la chiusura dell’Ospedale Piemonte, nella tarda mattinata di oggi è arrivata.

Di seguito la riportiamo integralmente:

“Il sindaco, premesso che: l’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Papardo-Piemonte ha disposto, con deliberazione del Direttore Generale n. 602 del 16 settembre 2015, la cessazione del servizio di Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero Piemonte con decorrenza dal 1° novembre 2015; con recente disposizione del medesimo Apice aziendale la cessazione del servizio è stata anticipata all’8 ottobre 2015; imminente è, perciò, la scomparsa del servizio di “pronto soccorso” che, ubicato nel viale Europa, ha sempre tradizionalmente presidiato il centro cittadino; la conseguenza è che la cittadinanza dovrà fare riferimento a servizi di pronto soccorso ubicati agli estremi della vasta estensione di Messina, ossia nella contrada Papardo (Ospedale Papardo) e nella contrada Gazzi (Policlinico G. Martino); ciò appare tanto più preoccupante in quanto nell’ambito di utenza del Pronto Soccorso del Piemonte ha sempre figurato, oltre al centro storico di Messina, anche la nutritissima serie di abitati densamente popolati che si dipana lungo il viale Europa e a monte di questo (Camaro, etc…), giusto in ragione della loro prossimità con lo stabilimento del “Piemonte”; deve, infatti, supporsi che questa ingente massa di utenti finisca col riversarsi interamente presso il Presidio più prossimo, quale appunto il Pronto Soccorso dell’A.O.U. Policlinico G. Martino, anziché ripartirsi proporzionalmente fra questo e il Presidio di Papardo, ubicato a circa 15 chilometri verso nord; in tale evenienza il Pronto Soccorso del Policlinico G. Martino – che già fronteggia annualmente circa 30.000 accessi – finirebbe coll’essere investito da ulteriori 28.000 accessi annui, tanti essendo quelli registrati dall’omologo servizio del Piemonte, secondo i dati forniti nella stessa citata deliberazione n. 602/2015; pertanto, l’organizzazione di Pronto Soccorso del Policlinico G. Martino – che già verrebbe messa a dura prova se fronteggiasse la richiesta di solo una parte dell’utenza di siffatto centro cittadino – potrebbe rivelarsi drammaticamente inerme di fronte ad un numero di accessi che raddoppiasse quello attualmente registrato; rilevato che il Comune non può non preoccuparsi, quale ente esponenziale degli interessi della collettività locale, del pericolo che così scaturisca per l’igiene e la sanità cittadine; constatato che vibrato allarme è stato lanciato da associazioni e sindacati e rappresentanti politici cittadini, che infatti paventano pubblicamente, per le medesime ragioni, disfunzione del Pronto Soccorso del Policlinico G. Martino e grave pericolo all’incolumità dell’utenza; tempestiva è stata l’iniziativa legislativa di alcuni deputati regionali volta ad assicurare comunque la persistenza del Servizio mediante l’assegnazione della relativa dotazione e funzione all’IRCCS “Neurolesi” di Messina; consapevole dell’insidiosità della soppressione del servizio è lo stesso Assessore regionale della Salute, il quale infatti sta profondendo impegno presso l’Assemblea Regionale e il Ministero della Salute affinché la citata iniziativa legislativa si traduca in legge della Regione; ritenuto che: la lodevole premurosità degli accennati deputati regionali e l’apprezzabile sensibilità istituzionale dell’Assessore regionale non bastano – giusto a misura dell’imminenza della disposta cessazione del servizio – a dare certezza ch’essa venga evitata; deve presumersi, infatti, che la pur probabile emanazione della citata risolutiva legge regionale finisca col non essere talmente tempestiva da evitare che, per molti giorni se non per mesi, il Pronto Soccorso scompaia dal centro di Messina; occorre, perciò, una misura amministrativa che valga ad assicurare, nelle more dell’accennata soluzione legislativa, la permanenza del Pronto Soccorso del Piemonte, giusto al fine di evitare un’insidiosissima soluzione di continuità del servizio, potenzialmente foriera anche di eventi mortali; non sembra che un siffatto rimedio possa provenire dal citato Assessore regionale, il quale infatti, sebbene abbia recentemente riconosciuto l’indefettibilità del Pronto Soccorso del Piemonte al cospetto del Prefetto e della scrivente autorità, non ha tuttavia dispensato l’Azienda Ospedaliera Papardo dall’onere di dar corso alla disposta soppressione, così lasciando presagire eguale inerzia nei prossimi tre giorni;  non resta, perciò, che il responsabile esercizio del potere di ordinanza contingibile e urgente che si intesta al Sindaco in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica e per scongiurare rischi all’incolumità pubblica; rilevato che sussistono le condizioni di fatto e di diritto per l’esercizio del potere; invero, i 28.000 accessi annui registrati dal Pronto Soccorso dell’Ospedale Piemonte investiranno certamente, per grandissima parte, il Pronto Soccorso del Policlinico G. Martino, in quanto il segmento viario di 15 chilometri che separa dal Papardo il centro storico della Città e i popolosissimi villaggi a monte è notoriamente impegnato da traffico urbano intensissimo perché serve villaggi e abitati periferici nel nord della Città che sono ad altissima densità demografica e proiettati, tutti, lavorativamente e commercialmente sul centro storico; pertanto, il Policlinico G. Martino vedrà pressocché raddoppiati gli accessi al proprio Servizio e finirà col negligere la nuova utenza e, a causa di questa, col non soddisfare ormai più la vecchia; tale ipotizzata disfunzione – già prevedibile in ragione dei prolungati tempi di attesa che notoriamente si registrano oggi nel Policlinico G Martino, nonostante l’acume organizzativo che innerva il Servizio – trova esplicita conferma nel riscontro che l’Apice del Policlinico ha offerto a recentissima nota della scrivente autorità comunale finalizzata ad informazioni circa la possibilità dell’Azienda Universitaria di fronteggiare efficacemente il maggior numero di accessi conseguente alla soppressione del Pronto Soccorso del Piemonte; infatti, la nota di risposta prot. n. 31797 del 1° ottobre 2015 del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “G. Martino” accompagna due recenti note (n. 31252 del 25.9.2015 e n. 28707 del 28.8.2015) indirizzate dallo stesso all’Assessore Regionale della Sanità, ove indifferentemente si allerta l’Autorità regionale circa l’incapacità del Pronto Soccorso del Policlinico di fronteggiare il molto maggior numero di accessi causato dalla soppressione dell’omologo servizio del Piemonte; in particolare, nella citata nota del 28 agosto 2015 si legge: Analoga previsione (di incremento di dotazione organica e innalzamento del tetto di spesa; n.d.r.) andrà fatta laddove la programmazione regionale disponga la disattivazione del Pronto Soccorso del medesimo Ospedale Piemonte, le cui prestazioni (oltre 28.000 nel corso dell’anno 2014) finirebbero per gravare prevalentemente sulla analoga struttura di questa Azienda; nella nota n. 31252 del 25.9.2015 si legge: Occorre ribadire che la dotazione organica di questa Azienda e anche il complessivo assetto organizzativo (numero posti letto, etc..) non sono in grado di assicurare le prestazioni oggi assicurate dal Pronto Soccorso dell’Ospedale Piemonte (circa 28.000 annue). Alla luce di quanto sopra si chiede di conoscere quali siano le determinazioni della programmazione regionale in materia e si ribadisce la necessità….di implementare la dotazione organica di questa Azienda, sia del Pronto Soccorso sia delle altre Unità Operative che gestiscono le emergenze/urgenze (Radiologia, Laboratorio Analisi, Cardiologia, Ortopedia, Anestesia e Rianimazione, adeguando conseguentemente il tetto di spesa stabilito con il D.A. n. 1360 del 5 agosto 2015; data questa asseverazione dell’attuale impossibilità del Policlinico G. Martino di fronteggiare l’incremento di accessi al Pronto Soccorso, risalta piuttosto la certezza, anziché il mero timore del pericolo, di gravissime disfunzioni del Servizio; ovvio corollario è l’allarmante pericolo per la sanità e l’igiene pubblica, il quale statisticamente (a misura dei numeri in questione) sfocerà in nocumento all’incolumità delle persone, quale causato dal prevedibile enorme ritardo nel preliminare triage degli utenti e, poi, dalla materiale impossibilità di fornire la corrispondente assistenza; ritenuto che non sembra rassicurare in senso contrario la puntuale classificazione che la deliberazione n. 602/2015 fa degli accessi al Pronto Soccorso dell’Ospedale Piemonte e la menzione, ivi pure contenuta, delle infermità da “codice rosso” che il Servizio “118” ha ordine di far confluire direttamente al Pronto Soccorso dell’Ospedale Papardo; infatti, se è vero che statisticamente la gran parte degli utenti presentatisi nel 2014 al Pronto Soccorso dell’Ospedale Piemonte non si sono ricoverati in esito agli accertamenti, così non impegnando la struttura ospedaliera, è tuttavia innegabile che la medesima ampia porzione di utenza comunque ha imposto un corrispondente triage ed ha, perciò, impegnato gli addetti al servizio e i locali destinati, così finendo col generare – se dislocata altrove – un’enorme lista di attesa comprimente tragicamente la possibilità che un “codice rosso” o “giallo” (non frequentemente identificabili subito come tale) venga esaminato con salvifica tempestività; inoltre, se è pur vero che il “118” trasporta direttamente all’Ospedale “Papardo”  gli infartuati e le vittime di ictus, è tuttavia innegabile che il rimedio è limitato quantitativamente perché tanti infartuati vengono premurosamente tradotti dai familiari nella struttura più prossima (tant’è vero che il prescritto automatismo del 118 non ha impedito 28.000 accessi al Piemonte e 362 “codice rosso”), e in ogni caso il qui paventato pericolo deriva, come fin qui osservato, dal numero degli accessi che vengono dislocati, non dalla gravità che li caratterizza; del resto – e in aggiunta alle superiori riflessioni – non sfugge alla scrivente autorità che inumani tempi di attesa potrebbero causare – quale che sia l’urgenza dell’assistenza – fenomeni di esasperazione sfocianti in subbugli e insurrezioni  generanti addirittura l’arresto del servizio o il suo espletamento in condizioni di totale marasma; considerato che, pertanto, è indispensabile un tempestivo intervento che eviti le insidie fin qui rassegnate; basta a tal fine il mantenimento del Pronto Soccorso nell’Ospedale Piemonte fintantoché non sopravvenga atto legislativo o amministrativo (regionale o aziendale) che così finalmente disponga oppure, fintantoché sarà stato certo che nessuna di queste misure possa sopravvenire; visto l’art. 69 O.EE.LL. Sicilia; visti gli articoli 50 e 54 del T.U.E.L. e s.m.i.; ordina ai sensi dell’art. 50 e 54, del T.U.E.L e s.m.i., al Direttore Generale della “Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Papardo e Piemonte” di astenersi dall’attuare la rispettiva deliberazione n. 602 del 16 settembre 2015, così mantenendo nello stabilimento ospedaliero “Piemonte” il servizio di Pronto Soccorso e, con esso, tutte le Unità Operative che finora hanno operato nel Presidio in funzione di esso; limita l’efficacia di questa ordinanza fino al momento in cui sopravverrà ed avrà concreto effetto un atto legislativo regionale o un atto amministrativo regionale o aziendale che stabilisca il mantenimento del citato Servizio; oppure, fintantoché non sarà stato certo, sulla base di esplicite volontà degli Organi o autorità interessate, che nessuna di queste misure possa sopravvenire”.

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