Sfiducia mancata, Carbone: “Dispiace che tre dei miei consiglieri abbiano sprecato questa opportunità”

ernesto-carboneSulla mancata approvazione della mozione di sfiducia, il Pd ha giocato un ruolo fondamentale. Sono pesati, infatti, come macigni i voti contrari di Claudio Cardile, Gaetano Gennaro e Pietro Iannello che in Aula hanno di fatto preso le distanze dalla capogruppo Antonella Russo, unica a votare Sì.  Il Partito Democratico, così come l’area genovesiana di Forza Italia, ha teso la mano al sindaco Accorinti, proprio nel momento più delicato della sua amministrazione.

Una linea che stride fortemente con le strategie politiche attuate in Consiglio comunale. Da tempo i democratici hanno sempre espresso parere contrario davanti ad atti amministrativi importanti come i bilanci finanziari. Una bocciatura continua ai progetti della Giunta che alle prime ore di questa mattina si è però trasformata in una zattera di salvataggio su cui sindaco e assessori sono saliti per non naufragare.

Il Pd esce più spaccato che mai dalla lunga seduta terminata alle 3.45. Da una parte Antonella Russo e dall’altra il trio pro Accorinti formato da Cardile, Iannello e Gennaro.

Ed in mezzo si inserisce il commissario Ernesto Carbone che non nasconde l’amarezza per il comportamento tenuto da quest’ultimi. “È un’occasione sprecata per il futuro di Messina – spiega in una nota Carbone -. E dispiace ancor di più che a sciupare questa opportunità abbiano concorso anche tre consiglieri iscritti al gruppo del mio partito. Rivendico con forza il ruolo di opposizione che il pd sta svolgendo e ha svolto in questi anni contro il vuoto messo in campo dal sindaco Accorinti e dalla sua giunta. Avevamo il dovere di andare fino in fondo. Lo dovevamo ai cittadini messinesi prima ancora che alla parola data e più volte espressa in questi anni: mai con Accorinti e gli uomini di Genovese. Il voto di ieri ci consegna un’altra storia. La politica è serietà. Che nessuno lo dimentichi”.

Una nota dura in cui si evince una netta contrapposizione ideologica. Il diktat di Carbone era chiaro, ma in totale autonomia e libertà di voto, tre dei quattro consiglieri in forza al Pd hanno deciso di non seguirlo. Un segnale chiaro che nei prossimi giorni potrebbe aprire scenari inattesi.

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