Problemi di comunicazione. Ciacci licenzia Cucè… E Ialacqua non lo sa

ciacci_ialacqua«La mano destra non sa quello che fa la sinistra», così i consiglieri comunali Daniele Zuccarello e Donatella Sindoni su quello che definiscono “l’aspetto più paradossale” nella vicenda del licenziamento del direttore tecnico di Messinambiente Natale Cucè, cioè le dichiarazioni dell’assessore all’ambiente Daniele Ialacqua, che è apparso, scrivono i due consiglieri, «come il marito che scopre, per ultimo, di essere stato tradito dalla moglie».

Dichiarano Zuccarello e Sindoni: «Non possiamo accettare che un assessore, di fronte ad un atto che, sia pur, auspichiamo, giustificato sotto il profilo delle motivazioni e delle procedure seguite, dichiari di  essere in attesa di avere chiarimenti dal Commissario liquidatore Ciacci».

«Apprendiamo quindi che il licenziamento del dirigente da parte di Ciacci è avvenuto “ad insaputa dell’assessore” – continuano -, nonostante il Comune sia socio di Messinambiente e il commissario liquidatore abbia l’obbligo di confrontarsi con l’amministrazione in modo preventivo su qualsiasi decisione di portata rilevante». Ma l’assessore non è stato avvertito?

«Riteniamo grave – affermano i consiglieri – sotto il profilo politico che un assessore non sia stato interpellato della decisione di licenziare un dirigente presa da parte di chi è stato chiamato a traghettare Messinambiente verso la liquidazione ed agisce invece come un vero e proprio capitano d’azienda. Non è politicamente ammissibile che un esponente della giunta venga a conoscenza di un provvedimento che avrà conseguenze pesanti per le casse di Palazzo Zanca, solo a cose fatte e che debba perfino attendere il rientro di Ciacci da Capannori dopo il week end».

Dicono Zuccarello e Sindoni: «Quindi, o Ciacci, preso dal delirio di onnipotenza ha ritenuto superfluo avvisare il suo assessore di un provvedimento di tale gravità, oppure l’assessore Ialacqua non si accorge neanche di quanto avviene in casa sua. In entrambi i casi ravvisiamo una preoccupante superficialità da parte di un’ amministrazione che ha fatto della trasparenza la sua bandiera e che a quanto pare non è tenuta in considerazione da quanti si sono visti affidare le sorti delle partecipate».

«Ricordiamo all’assessore Ialacqua, concordando in questo con quanto dichiarato dai revisori dei conti, che il ruolo del commissario si deve limitare alle procedure di liquidità e non certamente alle attività che sta portando avanti Ciacci – affermano i due consiglieri -.  Hanno ragione i revisori dei conti nel ricordare che “ulteriori posizioni debitorie assunte dalla società avranno conseguenze sui bilanci e sul Piano di riequilibrio”. Questo vale per il contenzioso che scaturirà dal licenziamento di Cucè, ma anche per tutte le consulenze fin qui affidate nonchè gli affidamenti».

«Ci preoccupa, ma dovrebbe preoccupare maggiormente Ialacqua, quanto scritto dai revisori a proposito del fatto che “ogni debito fuori bilancio generato da perdite societarie, che non trova origine in fatti amministrativi ordinari e prudenti, troverà responsabile il Dirigente o l’amministratore che lo ha determinato”.

A proposito di consulenze chiediamo di conoscere se, proprio per il caso Cucè o vicende analoghe, il commissario Ciacci abbia deciso di avvalersi di un consulente legale esterno e se sì, a fronte di quali costi a carico di Messinambiente anche per eventuali trasferte e rimborsi».

Le richieste di Zuccarello e Sindoni: «Chiediamo quindi all’assessore Ialacqua di riferire in Commissione su quanto accaduto e di rispondere in merito ad eventuali  rischi di esposizione a ulteriori costi per Messinambiente e per il Comune derivanti da contenziosi e spese non espressamente previste per la liquidazione della società. Non basta sbandierare gli slogan della trasparenza se poi su quanto accaduto realmente a Messinambiente, cala il più assoluto silenzio anche da parte del sindaco Accorinti, che solitamente, non ha risparmiato strali e lezioni di vita e che invece, stavolta tace».

«Non vorremmo doverci trovare tutti a dover pagare un conto salato proprio da una società che doveva essere liquidata. E oltre al danno – concludono – per le indennità pagate ai consulenti, anche la beffa dei contenziosi per provvedimenti che non sono stati condivisi con la stessa amministrazione che li ha nominati. L’assessore Ialacqua è riuscito a far sorridere tutti –ricordano ironicamente i due consiglieri – con il pesce d’aprile dell’annuncio delle sue dimissioni. A quanto pare il vero pesce d’aprile che ha fatto ai messinesi non sono le sue finte dimissioni, ma la gestione dell’assessorato finora».

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