PalaGiustizia. L’interrogazione di Carreri

Nino CarreriSi parla ancora del secondo PalaGiustizia, dell’incertezza e delle poche informazioni che il Comune ha fornito sul sito scelto. Ad accendere di nuovo i riflettori su questa “spinosa” questione, il consigliere comunale Antonino Carreri, che pone diverse domande al sindaco, Renato Accorinti, in una interrogazione presentata oggi.

Di seguito il documento di Carreri.

 

Il sottoscritto Antonino Carreri,

premesso che,

  • da oltre un anno leggiamo sulla stampa di intensi rapporti intercorsi tra l’amministrazione comunale ed i Ministeri della Difesa e della Giustizia sulla vicenda del secondo palazzo di giustizia;
  • sull’argomento l’amministrazione continua a mantenere il massimo riserbo sia nelle procedure che nell’oggetto sostanziale;
  • tale inspiegabile atteggiamento lo si evince persino dal verbale della riunione della Commissione Manutenzione tenutasi presso la Corte d’Appello di Messina del 26/03/2015;
  • la situazione è molto delicata non soltanto per le ovvie refluenze dii carattere viabilistico ed urbanistico, insite nella scelta di allocare il secondo palazzo di giustizia ma anche per i possibili conflitti generati da scelte improvvide;

considerato che:

  • il grave ritardo accumulato negli anni continua a mettere a repentaglio non solo il finanziamento ministeriale ma soprattutto il mantenimento della stessa Corte d’Appello;

tutto ciò premesso e considerato,

 interroga per sapere:

  • se la Giunta è al corrente di tutta l’evoluzione della vicenda, culminata con la sentenza delle Sez. Unite di Cassazione del 22/07/2013;
  • se la Giunta è stata, per caso, sollecitata ad adempiere dall’Arcidiocesi di Messina il cui ricorso è stato accolto;
  • se la Giunta ha già dato adempimento alla delibera del consiglio comunale n° 10/C dell’8/02/2013 o se, in caso contrario, non abbia provveduto al procedimento di revoca con la previsione dei conseguenti oneri a carico del comune.
  • Sulla questione è intervenuta il consigliere comunale di Ncd, Daniela  Faranda, che ha sollevato dubbi sulla procedura e sulla possibilità di impegnare parte dei 17 milioni ad altro scopo, anche se connesso al Palagiustizia.

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