Messina ieri. Tra strette di mano e proteste, la ‘delicatezza del tocco’ di Renzi

renzi-accorinti-patto-messinaQuanto abbia convinto, ieri, Renzi a Messina, è un dato al momento non stimabile. Si potrebbe azzardare ‘abbastanza’ se ci si riferisce all’interno di Ateneo e Palacultura; zero assoluto in relazione alle proteste esterne. Scopriamolo.

Un Renzi ‘pranoterapeuta’, quello ‘messinese’: ha toccato cuore, tasca e orgoglio ( quel poco che rimane) dei cittadini, imprimendo tutta l’energia che occorre per tentare di guarire un malato cronico come la nostra città.

Il tocco al cuore ha puntato sul punto cruciale della grande accoglienza che Messina riserva ai migranti. “Sono orgoglioso – ha detto – di questi valori che ci permettono di salvare persone, bambini che rischiano di morire in mare”.E qui il cuore di chi c’era ha battuto forte, sentendosi parte integrante di quel grande motore che è l’accoglienza (anche se ad ogni semaforo alza il finestrino).

Poi, il tocco alla tasca: Se si spendono miliardi per le grandi opere al nord, perché non lo si deve fare al sud?- ha chiesto il premier, proprio a noi che ce lo chiediamo da una vita – i soldi del Patto per Messina necessitano del controllo dei cittadini – ha aggiunto- perché i fondi europei sono in realtà soldi nostri che la politica italiana in passato ha buttato via”.

Poi, la rivelazione: in pratica ogni centesimo del Masterplan non è generosa azione di Governo che mira al rilancio dell’economia e delle infrastrutture dei comuni che ne godranno, ma è una restituzione. “Tutti gli anni diamo un sacco di soldi all’Europa – ha detto il premier – a seguito di un provvedimento del governo Monti. Si tratta di 20 miliardi dei quali solo 12 ci vengono restituiti. Otto miliardi vanno a Paesi in difficoltà. I fondi europei sono quelli che ci restituiscono, sono le nostre tasse, che la classe politica italiana ha buttato via in passato”.

Poi, al Palacultura, Renzi ha finalmente pronunciato le due sillabe magiche che molti messinesi attendevano: PONTE. Con giustificata ritrosìa, infatti, all’Università, dove firmava il Patto per Messina, con accanto il nopontista sindaco Accorinti, ne aveva  omesso la pronuncia.
Ma, anche ieri, chi si aspettava che Renzi desse data e orario di inizio lavori della mega infrastruttura è rimasto deluso: “Il Paese deve mettere a posto tante cose, come scuole, viadotti, autostrade. È impensabile che non ci sia l’alta velocità al sud. Ed è evidente che le grandi infrastrutture hanno un costo maggiore delle piccole”. Questa la dichiarazione che non ha sconvolto la platea, visto che la ripete dallo scorso anno.

“Il referendum – ha scolasticamente spiegato – è quel punto di partenza perché l’Italia torni a correre. Dal 1946 al 1992, l’economia italiana è stata la più veloce. Poi, un declino pazzesco. Noi intendiamo rimuovere gli ostacoli della burocrazia, portare più trasparenza nella pubblica amministrazione e un fisco più efficiente. Col modello Equitalia è stato creato un meccanismo per cui se non paghi le tasse o le multe gli interessi sono devastanti. Al punto che sembra che l’Italia voglia fare cassa. Ma lo Stato deve essere un consulente e non un avversario”.

“Abbiamo – ha proseguito – il Parlamento più numeroso e costoso del mondo. E sono da eliminare pure gli enti inutili. Da 34 anni tutti sono d’accordo su questa riforma. E adesso che noi l’abbiamo fatta, che succede? Non attacchiamo la democrazia ma un sistema in cui le Camere giocano a ping-pong, allungando i tempi. Questo Paese non pensa a correre ma a ricorrere. Al Tar, al Consiglio di Stato. E intanto i nostri ragazzi devono scappare all’estero”.

E questa parebbe una stoccata al sindaco Accorinti, che in corso di firma all’Università, si è detto orgoglioso dei cervelli messinesi migrati all’estero. “Ma questa – ha detto Renzi – deve essere una scelta libera e non obbligata”.
Poi, il tocco all’orgoglio. “Questa è terra di tradizione culturale, filosofica, scientifica – ha detto – che accoglierà nel 2017, a
nome di tutta la Sicilia, i grandi della Terra. Inizialmente l’appuntamento era previsto a Firenze, ma quando qualche protagonista della politica internazionale mi ha detto che la Sicilia è terra di mafia, ho deciso che dovesse essere proprio questa terra ad ospitare il G7”.

Intanto, mentre il premier tesseva le lodi della Sicilia, all’esterno, gli insulti e le urla al suo indirizzo non sono mancati. Striscioni No ponte e manifesti con Che Guevara, richieste di case e lavoro urlate a squarciagola, Messina ha accolto anche così il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Tutto questo mentre, dentro, il ‘pranoterapeuta’ Renzi toccava i punti giusti per imprimere energia a quella parte d’Italia che viaggia a velocità ridotta, a tratti lunghi anche ferma. Ieri Renzi ha parlato alla platea ‘brutta, sporca e cattiva’ che merita la sua visita solo in prossimità di un referendum. Avrà convinto tutti, o almeno gran parte, della bontà dei suoi intenti? Si saprà il 4 dicembre.

Su chi, invece, è rimasto fuori in clamorosa protesta, non ci sono dubbi: ha già detto No a Renzi.

Infine, una sua dichiarazione va commentata: dire- da parte del premier – proprio a Messina, che l’Italia sta passando un momento meraviglioso è un’offesa che andrebbe lavata con almeno il quadruplo dei 332 milioni previsti dal Masterpaln.
Sì, 1 miliardo 328 milioni di euro potrebbero saziare la nostra sete di vendetta.

Patrizia Vita

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