Messina. Il Commissario Romano sul dissesto dell’Ex Provincia: «È un’obbligo di legge, non una scelta politica»

Romano - dissestoContestazioni da ogni lato sono giunte al Commissario Romano in seguito all’avvio della dichiarazione di dissesto, confermata pochi giorni fa anche dal Sindaco della Città Metropolitana di Messina Renato Accorinti.

Contestazioni alle quali il Commissario ha risposto spiegando che: «Il dissesto non è una scelta politica né un’opinione, ma un fatto contabile aritmeticamente calcolato, e la sua dichiarazione è un obbligo di legge, alla cui eventuale omissione seguirebbero un intervento sostitutivo della Corte dei Conti e gravi sanzioni per chi non l’abbia dichiarato».

La situazione critica della città non è risolvibile in altro modo, spiega il commissario, poiché non dipende da debiti pendenti, che ad oggi sono stati regolarmente pagati, bensì dal prelievo costante che lo Stato fa nei confronti delle Ex Province. «L’onere che – da solo – cagiona l’impossibilità di chiudere il bilancio, non solo di questa, ma di gran parte delle ex Province, è il contributo coattivo a favore dello Stato pari a 25 milioni di euro (più 3 milioni di sanzioni), i quali vanno a gravare su un budget di 62 milioni di euro a fronte di 39,5 milioni di spese fisse (30 milioni per stipendi; 4 milioni per utenze degli Uffici e delle Scuole; 4 milioni per mutui per opere pubbliche realizzate fino al 2013 e 1,5 milioni di residui di fitti passivi)».

Le spese del personale, negli ultimi tre anni, sono state notevolmente ridotte: si è passato da 38 milioni di euro a 30 milioni l’anno, così come i fitti passivi, scesi da 3,6 milioni a 1,5 milioni di euro e destinati ancora a diminuire grazie all’accorpamento di alcuni plessi scolastici e dei trasferimenti.

«Qualora vi siano ancora dubbi sul perché non si sia dichiarato il dissesto negli anni scorsi – conclude il Commissario Romano –  si chiarisce che il contributo coattivo era notevolmente inferiore (8,5 milioni nel 2015 e 17 milioni nel 2016) e che questo Ente ha potuto utilizzare avanzi di amministrazione ed economie ottenute con ingenti sforzi; avanzi che sono impegnati ed economie che oggi non bastano più».

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