I Franza puntano su Catania. Le reazioni politiche e sindacali

cartourLa scelta dei Franza è fatta. Una nave cambierà rotta e viaggerà non più da Messina a Salerno, ma da Catania a Napoli. Le reazioni a questo cambiamento sono numerose ed articolate, sia in ambito politico che sindacale.

“Messina viene penalizzata e perde ancora una volta. Stavolta non si può parlare di imposizioni dall’alto, di ingiustizie ai nostri danni ma di semplici conseguenze evidenti di una cattiva gestione della questione da parte di chi amministra la città”, così la capogruppo del Nuovo Centro Destra in consiglio comunale, Daniela Faranda rispetto alla notizia dello spostamento del gruppo Franza di parte dei propri interessi sul porto di Catania.

Continua Faranda: “Ci siamo fatti schiacciare da chi ha dimostrato di avere una strategia reale, quella di una città che si evolve e cresce, spesso come in questo caso, a danno nostro. La città etnea è avvantaggiata da una Giunta con obiettivi chiari, che si avvale di strumenti concreti per raggiungerli, non solo buone intenzioni e poca concretezza. Le ordinanze anti-tir del sindaco e le plateali manifestazioni dei suoi supporters, nei tanti giorni di blocco simbolico sul cavalcavia, sono stati solo spot che non si sono tradotti in fatti concreti. Lo dimostra il continuo transito dei tir  ed i recenti incidenti in centro città. L’assenza di strategie di questa politica isolerà Messina facendole perdere, inevitabilmente, centralità impoverendo sempre di più il già martoriato tessuto socio-economico cittadino”.

A quanto detto da Daniela Faranda si aggiunge la dichiarazione del vicepresidente del consiglio comunale, Nicola Crisafi: “Nonostante i tanti tavoli di confronto ai quali anche noi consiglieri abbiamo partecipato, il risultato è stato solo penalizzare autotrasportatori e paralizzare le già esigue risorse della Polizia Municipale, impegnate a piantonare quell’area trascurando il resto della città. Ho trovato scellerato il comportamento da sceriffo di questo sindaco rispetto alla vicenda. Ha strumentalizzato la situazione per potersi pavoneggiare di fronte a stampa e attivisti, giocando sulla disperazione di quanti non sono più disposti ad accettare la schiavitù dei tir in città. Io chiamo questa una presa in giro ai danni dei cittadini e mi indigna profondamente”.

Anche il deputato regionale Ncd, Nino Germanà è sulla stessa linea di pensiero: “L’amministrazione messinese si è dimostrata assolutamente incapace di gestire la situazione con gli armatori e il risultato, dopo mesi di ordinanze a singhiozzo e incertezza assoluta nelle misure da seguire, è che oggi ci ritroviamo una città ancora in ginocchio sotto il peso dei mezzi pesanti che continuano a scorrazzare per le vie urbane. E come se non bastasse – continua Germanà – l’assenza assoluta di strategie per ovviare ai gap strutturali e logistici porta gli armatori a scappare dove la libera impresa è sostenuta. La notizia che giunge oggi dal gruppo Franza è gravissima perché, come se non bastassero i problemi di Messina – conclude il deputato Ncd -, dimostra ancora una volta che si sono fatte prevalere le logiche da battaglia di piazza sull’interesse dell’economia e del lavoro di una città che langue e che ha necessità di impresa”.

“Scelte scellerate, come l’inidonea ubicazione del nuovo porto a Tremestieri, non possono ricadere come un macigno sulla nostra comunità”, lo afferma il capogruppo all’Ars dei democratici riformisti, Beppe Picciolo, che interviene sul preannunciato ridimensionamento imprenditoriale in città da parte del gruppo Franza che ha deciso di spostare verso Catania parte degli investimenti previsti per le “autostrade del mare”.

Allarmante ma comprensibile forse il trasferimento a Catania di una delle navi: “L’operoso capoluogo etneo attira le energie migliori della nostra città e della provincia – dichiara Picciolo -, l’ultima clamorosa dismissione, annunciata dal gruppo Franza, deve fare riflettere gli amministratori locali perché le colpe dei padri non ricadano sui figli”.

“Non siamo nelle condizioni di poter continuare a dire “no” ideologici – ha evidenziato il deputato regionale del Pdr – e pur contestando aspramente, come ogni cittadino di buon senso, l’attraversamento dei tir nelle strade urbane non possiamo sottacere il rischio di mandare al macero quel poco di imprenditoria privata che pervicacemente non vuole arrendersi al declino di Messina. I Franza – ha proseguito Picciolo – non sono il male assoluto, dobbiamo renderci conto che oggi nessuno “fa la carità” ed i capitali per produrre ricchezza si spostano là dove c’è più convenienza. Dobbiamo dunque chiedere all’Amministrazione che governa questa disgraziata terra cosa pensa di fare per arginare l’inarrestabile fuga. E’ un dato di fatto (che mille parole non riusciranno a giustificare) che le imprese locali si spostano verso quei territori che aiutano e non frappongono ostacoli alla loro crescita”.

“Messina, oggi – ha ricordato Picciolo – è vista come un pachiderma che non esprime forza e nella giungla delle moderne urbanizzazioni serve solo a far albergare sacche di germinazioni parassitarie; noi invece crediamo fermamente nelle potenzialità della nostra “casa comune”, che necessita però di nuovo slanci operativi per non restare ingabbiata nei pantani degli sterili dibattiti”.

Conclude il capogruppo Pdr: “Si dia dunque una forte scossa l’amministrazione Accorinti, che certamente non è direttamente responsabile della catastrofica situazione in cui ci troviamo, ma sta facendo di tutto per rendere ancora più impervia la risalita. Siamo all’anno zero ed il futuro di Messina, senza un vero e comune cambio di rotta, più che nero rischia di essere trasparente”.

“Siamo di fronte ad una drastica riduzione della capacità operativa del Porto e dell’offerta dei relativi servizi; a questo conduce la presenza di una sola nave sulla rotta Messina-Salerno.

Lo scenario che si prospetta è quello della contrazione dei servizi portuali, con perdita di fatturato del 50% e ridimensionamento dei livelli occupazionali sui servizi terminal”, queste le considerazioni che Confindustria Messina affida ad una nota stampa.

Aggiungono: “Il calo delle attività comporta un elevato rischio di marginalizzazione dello scalo, che perde anche in termini di capacità attrattiva nei confronti di altri potenziali vettori interessati alle autostrade del mare. Si tratta di un impatto altamente significativo, immediato, e speriamo non irreversibile, sul valore prodotto dal cluster marittimo”.

Secondo i vertici di Confindustria “si può agevolmente prefigurare il crollo verticale del traffico passeggeri su una linea che, in periodo di alta stagione, sulla rotta nord-sud, ha una capacità di trasporto fino a duemila unità. Ed è una prospettiva che stride fortemente con le ambizioni turistiche del territorio”.

Puntualizzano: “La scarsa attenzione data a nodi cruciali per lo sviluppo, ossia logistica e trasporti, ha riflessi negativi che pesano sull’intero sistema produttivo della provincia e su tutti i comparti, che scontano pesantemente la carenza di sistemi di collegamento con i mercati di sbocco.

Tutto questo è il prodotto della cecità dell’Amministrazione comunale, incapace di confronti costruttivi a tutela delle attività economiche fondamentali”.

“La città perde un altro pezzo di significatività strategica, nel settore della mobilità, nell’intero ambito nazionale. Chiediamo al Governo nazionale e a quello regionale – concludono – interventi immediati per salvaguardare l’efficienza e la competitività del principale “gate” turistico-mercantile della Sicilia”.

“È senz’altro una scelta commerciale ma fatta per riparare all’obbligo imposto dall’Amministrazione comunale di poter operare con una nave sola. Se l’unico transito consentito resta quello serale, a meno che non si pretenda che le navi devono restare ferme agli ormeggi e gli equipaggi disoccupati, è logico che un armatore preferisca altri collegamenti”, questo il pensiero dei segretari generali di Cgil Cisl Uil Messina, Lillo Oceano, Tonino Genovese e Carmelo Catania sull’annuncio del trasferimento delle navi del servizio “autostrade del mare” della Cartour al porto di Catania.

“Si può anche discutere – osservano i segretari sindacali – se la giunta Accorinti con quel divieto ormai anacronistico visto l’attuale traffico di tir in città abbia tutelato davvero la sicurezza, e non la salute, dei cittadini o se tutto sommato più o meno un centinaio di posti di lavoro siano un sacrificio necessario ma non si può nascondere la realtà e dire addirittura che nella scelta del gruppo Franza l’amministrazione comunale non c’entra nulla. Si volevano togliere i tir dal centro, obiettivo questo nobilissimo e condivisibile, che però cozzava e cozza con la condizione attuale e storica delle infrastrutture e della viabilità cittadina. Si sono emanati alcuni provvedimenti che hanno immediatamente, com’era logico che sarebbe avvenuto, modificato gli assetti delle società di navigazione e non sia esse pubbliche che private”.

“Il risultato oggi è più che mai deludente – evidenziano Oceano, Genovese e Catania – e non solo perché la città continua a non avere alcuna percezione dei tanto annunciati miglioramenti ma perché slogan e parole non bastano a risolvere una situazione che con Accorinti come con i suoi predecessori continua ancora ad avere invece bisogno di opere e misure adeguate per essere portata a soluzione. L’insabbiamento di Tremestieri sarà pure un fatto contingente anche troppo contingente ma vogliamo dire una volta per tutte che la condizione ad oggi esistente è da tempo incapace a gestire il traffico da e per il continente? Vogliamo aggiungere che dall’insediamento della nuova amministrazione comunale e nei tanti pellegrinaggi romani non si è  ottenuto un centesimo o un progetto per quelle opere che la città attende? Abbiamo giustamente fatto quadrato per dire a Fs e Ministero di non togliere nulla del residuale sistema ferroviario che abbiamo per difendere diritti opportunità e lavoro. Anche quel sistema è insufficiente ed occorre pertanto andare oltre, rivendicare quelle misure e quelle risorse che ci consentano di essere un territorio normale e generare così lavoro e benessere”.

“L’armamento privato, per quello che genera nella nostra economia, non può essere da meno e vanno determinate tutte le condizioni per trattenere gli investimenti e garantire reddito ed occupazione anche nelle attività portuali che  saranno sicuramente colpite così come la stessa risorsa e la vocazione del porto. Un sistema nuovo per la città che consenta di tutelare la sicurezza ed il lavoro. Il sindacato – concludono Oceano, Genovese e Catania – assolvendo al proprio ruolo cercherà di garantire ai lavoratori di quella nave di mantenere il posto di lavoro anche a Catania ma tutto il resto è  compito dell’amministrazione comunale di turno”.

 

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