Hotspot e Autorità Portuale, Grioli (Scuola Politica):”Messina subisce e la politica tace”

Pietro GrioliTra la creazione imminente dell’Hotspot e il futuro dell’Autorità Portuale, la politica messinese è chiamata ad un vero scatto d’orgoglio. Sul centro che entro giugno ospiterà 2mila e 800 migranti alla caserma di Bisconte, Scuola Politica si è già espressa schierandosi con la parte del centrodestra che due giorni fa ha indetto una conferenza stampa non solo per ribadire il proprio fermo no alla struttura, ma anche per mettere l’amministrazione davanti alle proprie responsabilità.

Per l’esponente di Scuola Politica, Pietro Grioli, appare evidente come Messina risulti deboli agli occhi del Governo nazionale:” Questo, come altri, rappresenta l’ennesimo messaggio chiaro che Roma manda alla nostra Amministrazione: la Città non ha potere contrattuale rispetto a scelte strategiche di mobilità e trasporto ferroviario, marittimo, chiuse storiche sedi come la Banca d’Italia, a rischio il mantenimento della Corte d’Appello, Messina avrà il suo Hotspot. E del valore della Politica del nostro territorio ne è la misura il finto “stupore” della nostra rappresentanza che c’era quando sono arrivati gli ispettori ministeriali, c’era quando il Ministero meditava di aumentare la popolazione messinese con i poveri profughi disperati, c’era durante i sopralluoghi con i tecnici e le autorità del Ministero della Difesa. C’era e non può permettersi di sostenere “io sono stato chiaro adesso con il governo romano”. Consapevoli che è necessario rispondere ad un fenomeno planetario – il quale coinvolge masse di persone con i loro diritti e i loro bisogni di benessere e libertà – non si può non considerare le compatibilità quanto la nostra Città sia inadeguata finanziariamente e culturalmente a sostenere e governare questo fenomeno di massiccia presenza di migranti che deve piuttosto essere distribuita su più territori”.

Per quanto riguarda l’Autorità Portuale, Grioli ribadisce come la soluzione migliore non sia rappresentato dall’accorpamento con Gioia Tauro:” Noi crediamo che l’accorpamento con Gioia Tauro non risponda alle esigenze dei flussi di merci lungo il corridoio Suez-Mediterraneo-Nord Europa. Il confronto tra i dati delle movimentazioni su pezzi accompagnati, cabotaggio, merci secche e non, insieme con le caratteristiche stesse dei porti della Sicilia Orientale, con riferimento anche ad attraccabilità, pescaggio e aree di stoccaggio, rendono conto della necessità di ragionare su un unicum funzionale Augusta-Catania-Area dello Stretto che comprenda il porto di Milazzo. Senza beghe e localismi “comunali”, ci sembra interessante sviluppare l’ipotesi suggerita dall’ingegner Vincenzo Franza di una “sede mobile” della Autorità Portuale della Sicilia Orientale che si sposti a cadenza biennale tra le due Città Metropolitane, proprio a suggellare il maggior interesse comune rispetto ai campanili. Bisogna opporsi ad una  fusione con Gioia Tauro, oltre che illogica,  penalizzante per la nostra Città; così come è prevista, alla penalizzante  governance di sistema – con un Comitato di Gestione sbilanciato a vantaggio calabrese, senza una vera autonomia amministrativa di un declassato Ufficio Portuale per Messina –  si aggiunge il pericolo della perdita di controllo su aree non funzionali alle attività portuali, ma che in atto sono di “competenza” del Demanio Marittimo di Messina. Aree che rappresentano “gioielli” dei messinesi, spendibili per una revisione del waterfront (Fiera, Passeggiata a mare e lungomare Nord, Zona Falcata, “cortina del porto”). Che prospettiva di gestione avrebbero queste aree sotto la podestà della Autorità Portuale di Gioia Tauro? E quali rischi di “infiltrazioni” di interessi? Domande che non pare turbino i sonni – come dovrebbero – dei politici e meno che meno del Sindaco, poco metropolita, Renato Accorinti”.

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