Galleria Vittorio Emanuele. I commercianti scrivono a Faranda

galleria vittorio emanueleUn altro passaggio nella storia “lavorativa” della Galleria Vittorio Emanuele e dei suoi commercianti. Negli ultimi mesi è stato un continuo di richieste, risposte, e non risposte spesso, di accuse, rabbia, reazioni scomposte, che danno il polso dell’esasperazione e della confusione che gira intorno all’annosa questione Galleria: i tavolini si possono o non si possono mettere? La Polizia Municipale continuerà a fare multe? Quanto tempo occorrerà per modificare il regolamento Cosap?

Ma oltre agli interrogativi ci sono scambi tra le due parti: commercianti e Palazzo Zanca.

Riportiamo di seguito la lettera giunta in redazione a firma dei commercianti della Galleria Vittorio Emanuele, Mimmo Cecere e Francesco Castellano:

«Chi ci ha definiti paramafiosi evidentemente non solo non conosce le nostre storie personali e le battaglie che abbiamo portato avanti in questi anni per riuscire a dare un contributo a questa città, ma non ha la più pallida idea degli ostacoli che continuiamo ad incontrare quando chiediamo di essere messi in condizione di lavorare come tutti gli altri. Per difendere le nostre storie personali e per ristabilire la verità dei fatti abbiamo deciso di replicare alla consigliera comunale Daniela Faranda che dapprima sui social e poi scrivendo una nota al prefetto, al questore,al sindaco alla presidente del consiglio comunale ci ha dipinti come un gruppo di violenti che fanno irruzione in Aula calpestando i diritti altrui, aggredendo i consiglieri comunali e mettendo a repentaglio la sicurezza pubblica. Poiché ne va della nostra immagine e del nostro operato siamo costretti a spiegare come sono andate realmente le cose e per quali motivi abbiamo fatto irruzione, il 17 aprile nell’Aula del consiglio comunale, interrompendo una seduta.

Noi non siamo facinorosi ed in questi anni, ognuno nel proprio piccolo,ha cercato di dare un contributo per migliorare questa città. Per quel che riguarda me, Mimmo Cecere, voglio ricordare che ho scelto Messina come mia città “adottiva” ed in 14 anni ho sempre e soltanto voluto dare il massimo, sia da calciatore portando la squadra in serie A, che da imprenditore, aprendo ben 2 attività di ristorazione, la prima delle quali, è stato il primo franchising di tutta la Sicilia per La Bufala. Poi ho deciso di avviare la seconda attività, Vulkania, all’interno della Galleria Vittorio Emanuele, con l’obiettivo di dare occupazione e aprire un’attività in un luogo di grande pregio ma abbandonato. Francesco Castellano,con il Tagliere, ha fatto altrettanto, a costo di enormi sacrifici per fare non solo la nostra parte ma anche quella che le istituzioni finora non hanno fatto, come pulire, rendere decorosa la Galleria, cancellare le scritte sulle pareti e raccogliere quello che viene lasciato ogni notte. Ci sembra assurdo che non solo l’amministrazione non ci aiuti ma addirittura ci ostacoli perché vogliamo mettere 10 tavolini fuori dai locali.  Nonostante ciò a quanto pare l’unica preoccupazione delle amministrazioni è  tutelare esclusivamente alcuni proprietari degli immobili della Galleria, ignorando evidentemente lamentele dei proprietari degli immobili del centro o della via Lepanto.

Chi ci chiama paramafiosi non sa che ognuno di noi sta lottando per non chiudere le attività e non mandare a casa 40 lavoratori. Quella sera eravamo esasperati e non era nostra intenzione interrompere la seduta, neanche sapevamo che si stava discutendo del regolamento disabili e non volevamo mancare di rispetto a nessuno, ma alla consigliera Faranda che ci dipinge come violenti vorremmo segnalare che i disabili non possono accedere alla Galleria Vittorio Emanuele con facilità, perché ci sono barriere architettoniche anche lì. Quella sera, abbiamo ricevuto l’ennesimo verbale, nonostante ormai da mesi e mesi, seguendo le regole, chiediamo che ci venga consentito di ottenere la concessione.  Così, esasperati,  ci siamo recati al Comune per parlare con il sindaco e abbiamo sentito voci provenire dagli altoparlanti, apprendendo così che era in corso una seduta. Ci dispiace di avere interrotto una seduta, ma eravamo esasperati perché per noi le porte sono state per troppo tempo chiuse. Non abbiamo aggredito nessuno, né siamo stati istigati da nessun consigliere comunale. Francesco Castellano si è avvicinato alla consigliera Faranda chiedendole perché avesse bocciato l’atto d’indirizzo sulla Galleria Vittorio Emanuele insieme al suo collega Crisafi. Non c’è stata alcuna aggressione né atteggiamento paramafioso, ma riteniamo che un cittadino abbia il diritto di chiedere ad un rappresentante del consiglio il perché di una sua decisione che ha ripercussioni sulla nostra vita quotidiana e sul nostro futuro. Chiediamo solo di essere trattati come tutti gli altri esercenti di questa città che vogliono mettersi in regola.  Chiediamo che la politica ci dia risposte e non consentiamo a nessuno di calunniarci né su Facebook né attraverso lettere alle forze dell’ordine.

Ci spiace che la consigliera Faranda abbia frainteso la nostra esasperazione, ci rendiamo conto che è difficile comprendere lo stato d’animo di chi, da anni, si scontra contro ogni tipo di ostacoli, ma chi fa politica deve anche rendersi conto che rappresentare i cittadini vuol dire anche affrontare questioni problematiche e le critiche le deve mettere nel conto».

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