Cateno De Luca a Rosy Bindi: «Non sono impresentabile»

Foto di Cateno De LucaIl prof Carlo Taormina, difensore con l’avvocato Tommaso Micalizzi del deputato Cateno De Luca, diffida Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, dall’inserire il parlamentare nella lista degli “impresentabili”.

I riflettori della stampa non smettono di essere puntati sulla figura di Cateno De Luca che, dopo essere stato eletto con l’UDC alle ultime regionali in Sicilia come deputato all’ARS, è stato arrestato giovedì otto novembre (due giorni dopo l’elezione) per associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale di circa 1.750.000. Il giorno dopo è stato assolto nel processo “Sacco Fiumedinisi“, in cui era coinvolto per presunti reati di falso, abuso d’ufficio e tentativo di concussione per fatti avvenuti tra il 2004 e il 2010.

Il 20 novembre il GIP del Tribunale di Messina decide di revocare gli arresti domiciliari a Cateno De Luca, sostituendo il provvedimento con la misura interdittiva del divieto di esercizio di posizioni apicali negli enti coinvolti nell’inchiesta. E dopo settimane di battibecchi con la magistratura, fatti anche di pesanti accuse, torna nuovamente alla ribalta diffidando la Presidente della Commissione Antimafia dall’inserirlo nella lista degli impresentabili ritenendola: «una qualificazione ignota all’ordimamento giuridico e con la quale invece si intenderebbe pregiudicare la reputazione personale e politica delle persone».

De Luca, spiegano i suoi avvocati, è alla terza legislatura regionale, ha subito ben quindici procedimenti penali, collezionando archiviazioni per inconsistenza delle prove, sentenze di assoluzione perché il fatto non sussiste ovvero di non doversi procedere ma mai è stato coinvolto in procedimenti riguardanti fatti di mafia. 

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