Autorità Portuale, Garofalo a Delrio: “Quali i parametri per l’assegnazione della sede a Catania?”

Enzo-Garofalo bella nuovo“Esistono le regole e le deroghe alle regole, ma anche queste devono fondarsi su parametri verificabili altrimenti diventano inaccettabili privilegi frutto di discrezionalità politica”. Questo il commento del vicepresidente della commissione Trasporti alla Camera, Enzo Garofalo, che affronta la delicata questione della riforma delle Autorità Portuali.

Sull’assegnazione a Catania,a  discapito di Augusta, della sede dell’Authority della Sicilia Orientale, si è aperta una vera e propria guerra tra il Ministro dei Trasporti, Delrio, e il Governatore, Crocetta, con il secondo che ha rigettato con forza ogni ipotesi di un coinvolgimento della Regione in questa scelta.

Garofalo chiede a Delrio quali siano i parametri che possano aver portato il Governo nazionale a cambiare le carte in tavola, ma soprattutto se questi parametri sono applicabili ad altre realtà territoriali: “Ho da subito ritenuto inadeguato che la classificazione di un porto come ‘core’ fosse il criterio per l’attribuzione di sede dell’Autorità di sistema in quanto lo ritengo non idoneo a premiare l’impegno delle autorità portuali. Tuttavia scelta la regola, in un sistema governato da leggi, questa va applicata a tutti allo stesso modo. Oggi scopriamo che, ciò che appariva come un criterio inderogabile, viene invece derogato nel caso dell’Autorità portuale di Catania. Anche nel caso in cui, come sembra emergere dalla nota diffusa dal ministero, fosse stato lo stesso presidente Crocetta a indicare l’autorità portuale di Catania come sede dell’autorità di sistema, il ministro dovrebbe comunque rendere noti quali sono i parametri che motivano la sua scelta in deroga in modo che possiamo riscontrare se siano applicabili anche nel caso di altre realtà territoriali. Perché il principio di uguaglianza formale può anche cedere il passo, ma sempre e solo per rispettare un principio di uguaglianza sostanziale che soddisfi l’esigenza di trattare situazioni uguali in modo uguale. Altrimenti dovremmo pensare – come pare pensino anche i suoi stessi colleghi di partito – che si sia agito sulla base di mera discrezionalità politica concedendo un privilegio. Non è una questione di battaglie campanilistiche ma di tutela di diritti che per essere tali devono fondarsi su regole certe e oggettivamente verificabili”.

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