Sfiducia: spunta la quadruplice alleanza Pd-Udc- Dr- Ncd

12801135_1076235285753763_714244171701650309_nA Palazzo Zanca si torna seriamente a parlare di sfiducia. E’ il Pd a riaprire il discorso dopo aver annunciato, nel corso dell’odierna conferenza stampa,  di aver avviato un proficuo dibattito con le altre forze politiche per tastare il terreno prima di tentare di staccare la spina alla Giunta Accorinti. L’ordine è arrivato direttamente da Roma per mano del Commissario Carbone. E a giudicare dai feedback raccolti, i numeri per presentare la tanto discussa fiducia sembrano esserci. L’invito del Partito Democratico è stato infatti raccolto da Dr, Ncd e Udc e sommando i componenti di ogni singola lista si raggiungerebbe quota 16, numero necessario affinché la mozione abbia valenza e approdi in Consiglio.

Tuttavia, la “quadruplice alleanza” è ancora lontana dal verdetto definitivo. Secondo indiscrezioni, ci sarebbero ancora timide riserve provenienti soprattutto dalla sponda Udc. Intanto qualcosa sembra muoversi, l’Aula ha riaperto una pagina finora caratterizzata da annunci di facciata per poi essere sommersa dal caso Gettonopoli.

Alla base della decisione di mandare a casa il Sindaco, vi è la difficile situazione del comparto economico – finanziario di Palazzo Zanca. Nel corso della conferenza stampa tenutasi in sala Commissioni, i consiglieri Claudio Cardile e Antonella Russo, affiancati dall’ex candidato Felice Calabro, hanno elencato tutte le criticità scaturite dalla mancata approvazione del Bilancio 2015. “Ci troviamo in una situazione di stallo che ci preoccupa  – ha spiegato Antonella Russo – mancano documenti finanziari importanti relativi all’anno scorso, eppure la Giunta lavora per i bilanci del 2016”.

Cardile e Russo giudicano tardivo e inutile pensare di sfiduciare soltanto il vice sindaco Guido Signorino al contempo assessore al Bilancio. Si oppongono, dunque, all’appello lanciato da Forza Italia con le firme proprio di alcuni ex esponenti del Partito Democratico. “Sì è già commissariato da solo – hanno sottolineato i due esponenti Pd – affidandosi a degli esperti venuti qui inizialmente per offrire una consulenza, ma che di fatto hanno affiancato se non sostituendo la Giunta nel comparto finanziario. Chiedere le dimissioni di Signorino non ha senso, non c’è più tempo ormai, siamo oltre i limiti di ogni responsabilità”. Felice Calabrò rincara poi la dose. “Dal punto di vista amministrativo la Giunta è stata sostituita dal direttore generale, sotto il profilo economico ci sono i badanti. L’attuale amministrazione non è quella che i cittadini avevano votato. Così non si può andare avanti”. felice calabrò

Il Pd invita poi il Sindaco Accorinti a costituirsi parte civile nel processo, previsto il prossimo 16 maggio, sulle presunte falsificazioni dei bilanci di Palazzo Zanca tra il 2009 e il 2011. “Sarebbe un gesto opportuno, visti i danni che la città subirebbe se quanto avanzato dall’accusa venisse confermato in tribunale”.

Riportiamo di seguito il comunicato che il Pd ha diramato in seguito alla conferenza stampa.

Le vicende economico finanziarie della nostra città ormai sono arcinote, rappresentando, in realtà, un’eccellenza per l’intera nazione. Invero, allo scandaloso e disastroso ritardo accumulato – declamato in tutta la penisola, con conseguente record negativo ascrivibile alla sorprendente giunta municipale -, da ultimo si è aggiunta la deposizione delle armi – metaforicamente parlando – da parte del presidente del collegio dei revisori. Le dimissioni del detto professionista, infatti, rappresentano un vero e proprio vulnus per il regolare andamento del dipartimento in questione, atteso che il detto organo di controllo, sin  dall’insediamento dell’attuale amministrazione, è stato il vero perfezionatore degli atti economici finanziari prodotti dall’Amministrazione comunale. 

È notorio, infatti, che tutti i documenti finanziari dell’ente sono stati modificati sostanzialmente a seguito dei rilievi – peraltro notevoli sotto diversi profili – mossi dal collegio; rilievi che hanno portato sistematicamente alla presentazione in aula, sempre al fotofinish, di maxiemendamenti che hanno, di fatto, rivoluzionato i citati atti, tali da farli divenire cosa diversa da quelli approvati in giunta. È, quindi, comprensibile la preoccupazione diffusa che si registra in ordine alla capacità del comune di affrontare tutte le complicate scadenze – ed esami – che si preannunciano: conto previsionale 2016 – per tacere sul previsionale 2015 -, consuntivo 2015, delibera di riaccertamento straordinario, e dulcis in fundo, rimodulazione del piano di riequilibrio, rispetto al quale dovremmo chiederci se è sempre il caso di perseverare  sulla strada del salva comuni (rispetto ad un piano che fa acqua da tutte le parti), stante i rumors negativi trapelati da Roma. 

In tale contesto non può sottacersi l’attenzione che la situazione sopra declinata ha destato nelle Istituzioni terze, quali: Ministero dell’Interno, Ministero economia e Finanze, la Prefettura, l’Assessorato Regionale EELL; Corte dei Conti Regionale, glissando su altre non certo  amministrative; istituzioni dalle quali dobbiamo aspettarci qualsiasi iniziativa, anche eclatante, a meno che il civico consesso, riappropriandosi delle proprie prerogative, non assuma l’iniziativa che l’intera città agogna.  Non sfuggirà ad alcuno, infatti, che l’interesse in gioco è altissimo: la sopravvivenza dell’ente, con annessa capacità dello stesso, se amministrato bene, con oculatezza – performance al momento non avente cittadinanza a Messina – di rilanciarsi, così d’acquisire (ovvero, riacquisire) in ambito e regionale e nazionale il ruolo che spetta alla nostra città. 

Riaccertamento straordinario residui: la Giunta ha approvato lo schema di bilancio previsionale 2015 lo scorso 9 dicembre, sebbene in assenza di due atti propedeutici fondamentali quali: il consuntivo 2014 – esitato dal civico consesso il 29.12.2015 – e il riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi. Inoltre, il 29 dicembre l’amministrazione attiva ha apportato delle variazioni al detto previsionale, per circa 2.500.000, e ciò sempre in assenza del detto riaccertamento, e in totale contrasto con la normativa vigente. Orbene, al fine di comprendere la reale ed effettiva gravità dell’operato dell’esecutivo cittadino, è necessario richiamare la legislazione in materia, nonché l’iter procedimentale in cui si struttura il riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi prescritto dal D. Lgs. 118/2011 – riaccertamento sul quale negli ultimi giorni registriamo il botta e risposta (quest’ultima per nulla chiarificatrice) tra Presidente dei Revisori e Ragioniere Generale. Ai sensi dell’articolo 3, comma 7, del citato decreto, infatti, le pubbliche amministrazioni con delibera di giunta, previo parere dell’organo di revisione, provvedono,contestualmente all’approvazione del rendiconto 2014, al riaccertamento straordinario dei residui. Invero, la detta norma nel nostro contesto è stata violata. Infatti, il riaccertamento dei residui di cui parliamo, fondamentale presupposto del previsionale, è stato effettuato con determina del ragioniere generale soltanto il 31.12.205, quindi due giorni dopo l’approvazione del rendiconto e, ben 21 giorni dopo l’approvazione da parte della giunta dello schema di bilancio previsionale. Ed ancora, il citato riaccertamento dovrebbe essere il risultato generale dei singoli riaccertamenti eseguiti con determina da ciascun dirigente per il rispettivo dipartimento, poi sintetizzati dal ragioniere generale. Allo stato, a quanto pare, non risultano – e ciò deve essere verificato con estrema urgenza e perizia-, esservi tutte le determine dirigenziali di riaccertamento, per cui occorre verificare l’attendibilità dei dati contenuti nella determina del Ragioniere Generale. Dobbiamo attenderci sorprese dalla successiva verifica dei numeri??? Come spiegare – a parte le chiacchiere degli ultimi giorni – la divergenza tra il dato dei residui al 31.12.2014 e quello riportato al 1.1.2015 (attenzione non un anno dopo, appena un giorno)? Sotto il profilo sostanziale, inoltre, tale modus agendi è ancor più grave, poiché impedendo, nei fatti, la costituzione del fondo pluriennale vincolato, non consente l’armonizzazione dei sistemi contabili. Il fondo citato, infatti, scaturisce direttamente dal risultato del riaccertamento straordinario de quo, ed è, o meglio dovrebbe essere, la prima voce del previsionale 2015.

Previsionale 2015: sebbene approvato in giunta da diverso tempo, nulla è dato sapere. È  sin troppo evidente che il documento esitato dall’amministrazione attiva lo scorso dicembre, e poi modificato, non corrisponderà al documento che prima o poi sarà sottoposto al vaglio del consiglio comunale. La qual cosa di per sé non è più una novità, però è certamente molto singolare la superficialità con la quale l’assessore preposto in queste settimane si approccia al tema de quo, formulando, in maniera eccessivamente disinvolta, teorie di tecnica contabile – finanziaria che nulla hanno a che vedere con la vigente legislazione in materia. Viene spontaneo chiedersi: il bravo amministratore da legislatore si è trasformato in interprete autentico e assoluto della norma? Se la realtà non fosse davvero così fosca, potremmo concederci qualche ilarità. Ebbene, la mancata adozione del previsionale – da fatto di una gravità eccezionale, sembra essere divenuta una normalità – potenzialmente, costituisce una costante e reiterata occasione di violazione di legge. Ovvero, tutti i pagamenti eseguiti dal 1 ottobre 2015 sino ad oggi, quindi nell’ambito della gestione provvisoria, possono considerarsi eseguiti per soddisfare spese indifferibili? La domanda è d’obbligo, stante l’ultima uscita sul tema del super-esperto – badante – venuto dal continente, secondo il quale la spesa per la mensa scolastica rientra tra le dette spese, e non, come è sempre stato, tra i servizi a domanda individuale.

Debiti fuori bilancio: che fine hanno fatto le relative delibere di accertamento? Sono stati tutti censiti? Ammontano realmente a quanto? Per quale motivo, in violazione della relativa norma, nel corso degli ultimi anni non si è provveduto al censimento annuale, prescritto entro il 31 luglio di ogni esercizio? Questo sono soltanto alcune delle perplessità che mettono in serio rischio la tenuta dell’intero sistema ente locale. Il fallimento dell’amministrazione, a tutti i livelli intesa, è palese a tutti, ed impone serie e drastiche assunzioni di responsabilità.

Andrea Castorina

(170)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *