Ex Ancol: “Aiutateci, non siamo neanche Cassaintegrati. L’Ente non ci ha tutelati”

ente banchi vuoti“Alla Regione non è mai pervenuta alcuna richiesta di cassa integrazione, relativa al 2013, per i dipendenti Ancol di Messina”. E’ l’amara rivelazione della dirigente del dipartimento dell’assessorato regionale alla Formazione, Anna Rosa Corsello,che stamani ha incontrato una delegazione di lavoratori dell’ente di formazione messinese finito sotto accusa.
Tanta la rabbia per i 75 che l’ultimo assegno della cassa integrazione, quella del 2012, lo hanno incassato, scaglionati, alcuni 18, altri 11, mesi fa.
In pratica hanno scoperto che L’Ancol non ha mai attivato le procedure utili a che la Regione pagasse la cassa integrazione. Anche la possibilità per i lavoratori di essere stornati al Ciapi di Priolo, ente di Formazione che avrebbe dovuto assorbirli,è parzialmente sfumata. Pare infatti che il presidente della Regione, Rosario Crocetta, abbia parlato di eventuali contratti a tempo determinato per una settantina tra loro. Ma sono circa 200, tra amministrativi e docenti, gli ex in attesa di sistemazione.
Adesso la rabbia è tale che i dipendenti minacciano azioni legali contro l’ente per cui per anni hanno lavorato. Lo stesso Ancol che, a detta loro, “si è premurato di proteggere dalla povertà soltanto i consanguinei di Melino Capone, il presidente dell’ente di via Cesare Battisti. Secondo gli ex lavoratori, infatti, i parenti di Capone non sarebbero in cassa integrazione ma in mobilità.
“Noi vogliamo che la magistratura ci tuteli dalla disoccupazione- dicono – e ci dia risposte sul nostro futuro. Ognuno di noi avrebbe una storia da raccontare, fatta delle difficoltà di affrontare la vita da ben 18 mesi senza stipendio, di figli da crescere, di genitori anziani e ammalati che dipendono da noi . La legge non può trascinare anche gli onesti nella lotta ai disonesti”.

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