Un palazzo, niente soldi, troppe spese. Ma ci siamo noi

pagareLa rabbia c’è tutta e va dichiarata. Rabbia perchè ci si sente gabbati, da cittadini, nel sapere che al Comune vige la regola “Fatta la legge, trovato l’inganno”. Tutto regolare, infatti, il procedimento che consente ai consiglieri comunali di intascare il gettone di presenza per la partecipazione alle sedute consiliari. Anche se quella partecipazione dura il tempo di apporre una firma.
Eppure c’era stata una sentenza che s’era messa di “traverso” alla pacchia comunale.
Era quella della Corte Costituzionale che, quasi due anni fa, aveva stabilito la riduzione del gettone di presenza, che da 109 euro lordi, passava a 56 euro.
Un attimo di smarrimento, l’impasse del “fregato” ha colpito ogni consigliere di quel bel palazzo sull’orlo del dissesto da anni, ma è bastato poco e la genialata utile a raggiungere il tetto massimo previsto di 1500 euro, netti, al mese è stato, comunque, garantito: aumentare le sedute. Così, se prima erano 22 quelle occorrenti per un’entrata di 2184 euro,lordi, ogni 30 giorni, oggi ne occorrono molte di più. In teoria questo significherebbe anche più lavoro. In teoria. In pratica no, se si trova la soluzione della “seduta andata deserta”.

Chi vive in un condominio sa cosa accade quando viene convocata una riunione:l’amministratore segna due date ravvicinate del calendario, si sa che la prima andrà deserta ed è alla seconda che si partecipa. Ebbene la stessa regola vige al Comune, ma lì, a differenza del condomino, il consigliere solerte è presente in aula sin dalla prima convocazione, firma e, se anche la seduta va deserta per mancanza del numero legale, ha maturato il diritto ai 56 euro del gettone di presenza. Lo stesso gettone, poi, lo prende anche se firma e va via dopo un minuto.

Si chiama “effettiva partecipazione”, perche “effettivamente” lui c’era in seduta, che poi la stessa sia stata svolta o meno, poco importa: la legge è stata rispettata.

C’era stato chi voleva cambiare le cose, il consigliere di Cambiamo Messina dal basso, Lucy Fenech, proponeva che fosse pagato solo chi presenziava in aula per almeno metà della seduta.
Nulla di fatto di questa proposta.

A Palazzo Zanca si svolgono tra le 50 e le 60 sedute consiliari al mese, ognuna ha un costo variabile, con una media di circa 1350 euro. E’ un impegno amministrativo che impone un esborso di denaro notevole, che paghiamo noi ( lo scorso anno fu di oltre 900mila euro), a fronte del quale, ovvio, ci aspetteremmo grandi cose. Ma non ci arriva niente nè di grande, nè di piccolo.
A guardarci attorno la città non è cambiata. Stesse carenze, uguali incompiute, identici insabbiamenti ( non solo portuali, vedi Palagiustizia). Di grande c’è solo la fame. Fame di occupazione e di giustizia. E la prima è conseguenziale all’altra, perchè in assenza di lavoro, di stabilità aumentano le rapine, i furti, le aggressioni, la follìa.

Adesso c’è un’inchiesta in corso, come Agrigento, Siracusa, anche Messina dovrà rispondere delle spese comunali in apparente esubero. Messina arrabbiata perchè, “effettivamente”, paga in cambio del nulla.

Patrizia Vita

 

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