Esce l’81 sulla ruota di Messina. Anche la giunta Accorinti è “fuori concorso”

lottoIn 81 avranno un impiego sicuro tra le società partecipate del Comune. Senza passare per concorsi e selezioni, anche con un sindaco “postHiroshima” come Renato Accorinti.
In 81 saranno distribuiti, nel tempo, tra Amam, Atm e Messinambiente: che significa busta paga ogni 27 del mese. Come tanti altri. E pure questi 81 – come centinaia prima – sono stati “beneficiati” da un’amministrazione che non ha nulla a che vedere con le precedenti ma che, pur con altri nomi e cognomi, sostanzialmente ne è una fotocopia. Anzi, facendo di più, perchè questa giunta sta agendo con una condizione di predissesto dei conti e un rischio molto concreto di crack se i giudici contabili e il governo nazionale non accetteranno il Piano di riequilibrio finanziario decennale.

Nessuno vuole criminalizzare gli 81, perché il lavoro è pane, ma sono i metodi a stupire (non parliamo di scandalo, vivendo al Sud). Metodi antichi, discussi e condannati dal popolo che vuole trasparenza. E quanta scelta di popolo c’è stata alle scorse amministrative? Elettori stanchi di clientelismi che, dopo aver ascoltato, letto, i resoconti della campagna elettorale del barbuto pacifista, hanno puntato sul fatto che, Lui, era il “Nuovo” che avrebbe fatto pulizia. Lui era lo “scardinatore” di professione. Quel popolo che dirà, oggi che, oggettivamente, il metodo è lo stesso, di vecchia conoscenza: senza concorso si può ancora entrare nei ranghi della Pubblica Amministrazione?  Oggi che, come prima, si possono superare gli altri, si possono scalare livelli e incarichi, si può avere un 27 sicuro senza competizione alcuna.
Non ci sono diplomi e lauree che tengano, non ci sono master e specializzazioni da esibire.

Storie diverse, quelle di questi 81, tutti figli della vecchia classe politica e di una Messina che non cambia, neanche dal basso. Una Messina in cui il dipendente statale, come giocando al Monopoli, non passa dal Via ( il concorso) e in Parco della Vittoria ci arriva facile facile.
Chi sono i “giocatori”? Sono i 53 Ato3 assunti senza concorso con il via libera della giunta targata Francantonio Genovese, “creati” da un patto di centrosinistra tra postDc della Margherita, postcomunisti dei Ds, pezzi di Centro e “duri e puri” di Rifondazione comunista. Ci sono i 16 della Feluca Spa, società mista oggi in liquidazione, nati dall’accordo statutario di Comune, Provincia e parte privata e collocati con poca fortuna negli anni da un’altra coalizione politica: qui siamo nel centrodestra di Forza Italia e i preUdc che negli anni 2000 erano una forza dirompente insieme ad Alleanza nazionale. E infine ci sono i 12 della cooperativa
Agrinova 2000, che erano lavoratori socialmente utili: hanno accettato la ricollocazione in forma privata per un’assunzione a tempo indeterminato e oggi tornano al Comune da dipendenti.
Sono tutti figli della politica anni 2000, che sfruttando leggi regionali e nazionali sono entrati nella rete della Pubblica Amministrazione senza passare per selezioni o concorsi. Con la benedizione di tutti i partiti. Come centinaia e centinaia di precari, anche loro impiegati nelle Pubbliche Amministrazioni e che oggi reclamano il diritto alla stabilizzazione e un contratto che neppure Renzi dovrà mai toccare. E se si va indietro nel tempo ci sono
state decine e decine di netturbini di Messinambiente, gli ex terminalisti, gli ex parcheggiatori privati, oggi ausiliari del traffico Atm, che rientrano in questa speciale e fortunata categoria. E girando altri enti, uno su tutti la Provincia, non mancano decine e
decine di altri casi simili. Poi, ci sono stati i casi di concorsi “truccati”, ma quella è un’altra storia.
Tutto questo è valso a far capire come la selezione nel Pubblico Impiego, per molti, è solo una colossale balla. Parliamo di una massa enorme di funzionari, di tecnici, di impiegati, di operai che hanno un lavoro statale ma senza aver sostenuto esami di…Stato.

Ma c’è un’altra massa, ancora più enorme, di disoccupati, di nuova e vecchia generazione, che di
concorsi in giro per l’Italia ne ha fatti senza vincerne uno. Una massa che continua a farli, secondo le regole, che magari li vince, e per quella pagnotta deve andare via, facendo spazio in casa propria a chi probabilmente ha un padrino politico alle spalle, lasciando che il posto che, forse, un concorso avrebbe aggiudicato all’esule, vada a chi ha un partito certo da votare a ogni elezione; a chi va in giro a raccogliere voti per questo o quel candidato rampante.

Sono tanti sparsi in tutta Italia. Migliaia e migliaia nati a Messina e che oggi vivono altrove. Sono quelli che hanno studiato sperando, tra tanto altro, anche un giorno di poter entrare nella Pubblica Amministrazione, con un pubblico concorso.
Tra questi “delusi”, i 32 ex vigili urbani a tempo determinato che, loro sì, hanno superato una pubblica selezione e, in soli 20 ( 12 rimasero in stand by) dopo aver lavorato per un anno sono oggi fuori dal sogno chiamato posto statale. Peraltro l’unico sogno, visto che al Sud la produzione privata è in via di estinzione.

A giochi fatti, dunque, anche il duo Le Donne-Signorino di questa fantomatica giunta rivoluzionaria” , di questo sindaco che saliva sul Pilone e manifesta ancora oggi per il diritto allo studio, resteranno negli archivi come tanti altri libri della politica vecchio stampo. Infine, potremmo concludere la parabola del “nuovo che non cambia” con un assunto matematico, la proprietà commutativa: cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.

Patrizia Vita

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Editoriale

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