“Caro” Crocetta, diamoci del Tu…

stretta-di-manoCaro Crocetta, ti scrivo. L’aggettivo “caro” non è piaggeria nei confronti del vincitore, ma semplice constatazione. Mi (ci) “deve” essere caro, infatti, colui al quale vengono affidate le sorti della Sicilia. Colui che da Messina, in particolare, ha ottenuto 94mila voti e pertanto “deve” davvero mettere in pratica il “tanto” promesso in campagna elettorale. In politica, si sa, il do ut des, ha sempre avuto una lettura negativa. Una lettura di inciuci ed alleanze malaffaristiche. Mai è stato letto nella sua accezione positiva. Quella che significa premiare la fiducia che l’elettore ha riposto nell’uomo prima che nel politico. 94mila messinesi, oltre 600mila siciliani, hanno creduto in quell’uomo. Non deluderli diventa un obbligo, un caso di coscienza e, perchè no, anche di intelligenza. Perchè intelligenza vuole che, nel trionfo della vittoria e poi nel percorso politico, non ci si dimentichi del segnale forte arrivato dal fronte del no al voto. Due milioni e ottocentomila siciliani hanno scelto di non votare, domenica 28 ottobre. Sfiduciati dal vecchio, come dal nuovo che arriva dai Palazzi o che ai Palazzi “vuole” arrivare.Quei quasi 3 milioni di elettori dovranno essere convinti che “vale la pena” credere. Dovranno sapere che quanto detto alle regionali del 2012 non erano soltanto slogan del “nuovo arraffone” in corsa per una poltrona ma intenti veri di sollevare dal marcio la politica siciliana. E se il mancato elettore del 2012 va convinto, quello che nello stesso “giro di prova” ci ha creduto va confermato. Con pensieri, parole ed opere. Grillo ha vinto in Sicilia, l’ho già detto: facile come bere un bicchier d’acqua “catturare” il consenso dei delusi. Adesso anche a lui, al suo uomo in Sicilia, Giancarlo Cancelleri, per Messina alla neoeletta all’Ars, Valentina Zafarana, il compito di portare a termine i programmi di rottura tanto “urlati” in campagna elettorale. Ma adesso è tempo di lavoro. Da domani tutto cambia in Sicilia, la “terza Repubblica” è alle porte. C’è la promessa di un nuovo modo di fare politica. Ci saranno nuove alleanze da formare a Palazzo, nuove lotte interne. Musumeci, lo sconfitto d’eccellenza di queste elezioni, ha già il coltello tra i denti. “Pirata” pronto all’arrembaggio laddove il “nocchiero” in carica dovesse mostrare la minima apertura all’assalto. C’è un nuovo “Garibaldi” (Grillo) che di fedeli ne ha certo più di mille sull’isola. Uno che per convincere della bontà dei suoi intenti ha, letteralmente, scalato vette (l’Etna) e attraversato mari ( lo Stretto). Uno che un tempo ci faceva ridere, cui oggi affidiamo, almeno, la speranza di farci smettere di piangere. Da domani c’è davvero il nuovo in Sicilia? Ma sì,vogliamo e “dobbiamo” crederci.

 

Patrizia Vita

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Editoriale

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