Breve racconto con auguri ‘disturbati’ di una Buona “Pascqua”

auguri pasquaNacqui disturbata. Disturbata da due schiaffoni che l’ostetrica, mi fu detto, vedendo che non emettevo il tradizionale vagito di chi viene alla luce e me ne stavo tranquilla, mi diede sulle chiappette.

Proseguii ad essere disturbata negli anni a venire, quando, ad un’amica di mia madre che non voleva sottoporsi alle giornaliere cotonature dei suoi capelli ( ci fu un tempo, dai 4 ai 5 anni, in cui volevo fare la parrucchiera) infastidita dal suo no, giornalmente la buttavo fuori da casa , visto che non acconsentiva a pagare il pegno di farmi fare esperienza sulla sua chioma. “ O si fa cotonare i capelli o fuori da casa mia”– le dicevo, appunto, ‘disturbata’.

Disturbata da un mio coetaneo ( 5 anni) vicino di casa, che per dispetto mi rinchiuse nel bagno per circa 20 minuti, appena uscita da quella ‘prigione piastrellata’ gli saltai al collo tentando di strangolarlo. Dovette intervenire il padre, che mi sollevò di peso, e con me parte del figlio, attaccato alle mie mani, per ridargli fiato.

Fui disturbata anche nel mio primo approccio con la scuola. Mia madre, come d’uso al tempo, mi iscrisse in primina a 5 anni ( nata a giugno, con un inizio scolastico che al tempo era fissato oltre metà ottobre, rischiavo di cominciare il percorso scuola a quasi 6 anni e mezzo). Dopo pochi giorni la maestra convocò mia madre per dirle che ero ancora ‘immatura’ per frequentare la scuola: mollavo schiaffi alle compagnette che si rifiutavano di cedermi un loro qualsiasi oggetto. Risultato? Andai in prima elementare a 6 anni e 4 mesi avanzati.

Disturbata a oltranza, ebbi difficoltà a formulare correttamente la parola ‘acceleratore‘. Non chiedetemi perchè, ma mi veniva più facile dire ‘ accellellelleratore‘. Uguale difficoltà l’ebbi nel comprendere che il plurale di ‘panino al burro‘ non era ‘panini al burri‘ ma ‘panini al burro‘.

Ma il vero disturbo lo ebbi nello scrivere il numero 3, che scrivevo al contrario, come fosse una E; e sempre disturbo fu capire che Pasqua, non si scriveva ‘Pascqua’.

Ed eccoci ai giorni nostri. Oggi, che ormai da anni ho scoperto come si scrive Pasqua, vorrei farvi un augurio  ‘disturbato’, nella speranza che, cambiando l’ordine della ortografia, cambi il prodotto finale.

Ecco che ai lettori di Normanno ( a chi lo legge per piacere e a chi per critica), ai colleghi giornalisti ( amici e non, ‘disturbati’ anche loro o sereni nel giudizio), a chi sto simpatica e a chi mi vorrebbe disturbare, auguro una buona e serena ‘Pascqua’. Chissà che non sia quella buona per stare tutti, ma dico tutti, finalmente in… Pace.

Patrizia Vita

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