Gigi Spedale, il messinese che esplora il linguaggio vivo del teatro

Organizzatore e produttore teatrale, oggi Gigi Spedale è Presidente di Latitudini – Rete Regionale di Drammaturgia Contemporanea, che dal 2011 riunisce in Sicilia le più attive e qualificate compagnie di produzione e i teatri più attenti alla ricerca. Latitudini ha da poco ricevuto dall’Associazione Nazionale Critici di Teatro, per il secondo anno consecutivo (l’anno scorso per WRITE progetto di residenza drammaturgica curata da Tino Caspanello), il Premio della Critica per il sostegno e la diffusione del teatro contemporaneo. «La funzione del teatro è quella di farti riflettere, non di farti distrarre come dicono gli amministratori».

Messina, la città creativa

Messina, non ci crederete, è stata per moltissimo tempo una città creativa. Luogo laboratorio di attori, musicisti, artisti. Tra questi Gigi Spedale, organizzatore, produttore teatrale e cinematografico. Dal 2011 Gigi Spedale è Presidente di Latitudini – Rete Regionale di Drammaturgia Contemporanea.
«La passione per la musica e il teatro è nata negli anni ’70, avevamo un gruppo musicale con Antonio Calogero, – chitarrista messinese migrato a San Francisco – facevamo musica barocca/rinascimentale ed è stato un susseguirsi di conoscenze e amicizie. Agli inizi degli anni ’80 ero docente nella scuola di Francesco Vadalà e proprio lì ho conosciuto Ninni Bruschetta e Maurizio Puglisi. Avevano amore verso il teatro sperimentale e l’incoscienza giusta per iniziare a organizzare i primi spettacoli. Se non ricordo male il primo fu “Tre pezzi d’occasione” di Samuel Beckett alla Sala Laudamo. Iniziarono anche le prime produzioni al Romolo Valli di Via Palermo. Era un periodo vivacissimo, c’era un fermento di attività artistiche incredibile. All’epoca c’erano meno spazi ma c’erano molte più cose interessanti sia d’estate sia d’inverno. All’ex Gasometro o in Fiera riuscivi a vedere artisti di fama internazionale».

Gigi Spedale in questi anni ha la possibilità di esplorare l’arte da ogni prospettiva. Dai film di Massimo Coglitore agli spettacoli di Mariella Lo Sardo e Ralph Towner, passando dalle opere liriche a disegni animati – “L’Heure espagnole” di Ravel ed “El sombrero de tres picos” di De Falla – al Teatro Vittorio Emanuele, prodotte per la MarVin Bros, fino ai flash mob di “Maschere di Spaesamento”, prodotti per Querelle, per la regia di Vincenzo Tripodo, con le poesie di Iolanda Insana e i testi di Dario Tomasello.
«Sono state tutte delle esperienze bellissime. Ho sempre accolto le proposte con molto entusiasmo. Con Iolanda, Dario e Vincenzo – con la collaborazione di Vincenza Di Vita – abbiamo organizzato seminari e workshop sulla poesia ed era davvero emozionante vedere come i ragazzi si accostavano a questa forma d’arte. Poi, abbiamo scelto dei luoghi strategici della città – dalla Piazza di Provinciale al Centro Commerciale di Tremestieri – e un gruppo molto numeroso dell’Actor Gym dava vita alle performance. Il pubblico era rapito e affascinato».

Latitudini, Rete Regionale di Drammaturgia Contemporanea

Latitudini – Rete Regionale di Drammaturgia Contemporanea, di cui Gigi Spedale è presidente, nasce nel 2011. «C’era un’esigenza venuta fuori spontaneamente soprattutto dagli autori teatrali sparsi un po’ ovunque. Questi drammaturghi – come per esempio Tino Caspanello – avevano delle compagnie di riferimento e sentivano la necessità di trovare un modo per sostenere le produzioni teatrali siciliane. Abbiamo, inizialmente, organizzato degli incontri/convegni regionali proprio sul nuovo teatro siciliano. Ad ogni incontro si aggiungeva una nuova realtà e così è nata Latitudini». Insieme a Gigi, il consiglio direttivo è composto da: Mauro Failla del Teatro Clan Off Messina, Filippa Ilardo dell’Associazione L’Arpa Calascibetta, Simona Miraglia dell’Associazione InArte Serradifalco, Fabio Navarra dell’Associazione Nave Argo Caltagirone, Silvio Parito dell’Associazione Statale 114 Siracusa, Giuseppe Provinzano dell’Associazione Babel/Spazio Franco Palermo, Francesca Vitale dell’Associazione La Memoria del Teatro Catania, Turi Zinna Associazione Retablo Catania.

Un circuito che comprende all’interno 40 realtà, tra compagnie, teatri e festival. «Latitudini nasce con lo scopo di promuovere e far conoscere la nuova drammaturgia, soprattutto siciliana. Poi il metodo di lavoro è stato evidentemente indovinato e dopo i meri convegni, tra Enna e Palermo, siamo diventati interlocutori con le istituzioni in materia di teatro. Intervenendo più e più volte, sia con proposte di modifica delle leggi di settore sia all’interno delle commissioni parlamentari regionali per esporre le esigenze teatrali. Siamo una sorta di sindacato teatrale. Siamo riusciti a essere determinanti nella creazione del FURS – Fondo unico regionale per lo spettacolo».

Cultura e Istituzioni

Sull’Isola, cultura e istituzioni, sembrano però due parallele destinate a non incontrarsi mai. Se i due mondi riuscissero ad avvicinarsi potrebbero nascere progetti e attività prolifiche per tutti i talenti creativi del territorio.
«Quando è previsto per legge un sostegno alle attività produttive queste risorse vanno assegnate tempestivamente perché un lavoro teatrale va programmato per tempo. Non si possono conoscere le risorse a disposizione a fine anno. Ma questo non basta. L’esigenza è avere degli amministratori competenti e un finanziamento ben distribuito. Le proporzioni percentuali ci dicono che c’è un dislivello. La Regione Sicilia spende tantissimo nello spettacolo ma, a mio parere, in modo sbagliato e disordinato. Se guardi le assegnazioni sono cifre altissime destinate allo spettacolo però oltre il 95% di tutte queste risorse viene destinata agli enti pubblici che non rappresentano la maggioranza dei lavoratori e di addetti allo spettacolo. A tutte le realtà indipendenti arriva meno del 5% di queste risorse».

Eppure ci viene da pensare che nei piccoli teatri, spesso, i cartelloni sono più coinvolgenti e interessanti rispetto alle realtà più grandi. «Molto spesso le scelte vengono fatte secondo una visione personale della cultura senza pensare alle esigenze del pubblico. La funzione del teatro è quella di farti riflettere, non di farti distrarre come dicono gli amministratori. C’è una disattenzione del fermento ricchissimo di artisti e teatranti non solo messinesi ma anche siciliani. Per esempio Tino Caspanello viene tradotto in moltissime lingue, ora sarà negli Stati Uniti. Nella programmazione del Teatro Vittorio Emanuele non c’è un nome messinese. A Catania e a Palermo accolgono gli autori siciliani, Catania ha ospitato e prodotto artisti messinesi. Il Teatro Vittorio Emanuele ha il dovere di prestare attenzione agli artisti del nostro territorio. Della nuova stagione del Teatro Vittorio Emanuele, l’unico che ricordo è quello di Sergio Rubini (Dracula ndr.). Trovo sicuramente più stimolante andare nei teatri off di questa città, trovo gli spettacoli proposti molto interessanti. Sosteniamo queste realtà più noi con Latitudini che il Comune o il Teatro istituzionale. Ma non solo per il teatro. Abbiamo provato ad avere un’interlocuzione con il Comune per il Sabir (Festival di Letteratura Mediterranea curato da Mesogea), il sindaco non ci ha ricevuto e l’assessore alla cultura non ha afferrato di cosa stavamo parlando. Il problema forse è non essere abbastanza preparati, sono inadeguati o messi nel posto sbagliato».

Superare i confini della città con un linguaggio teatrale vivo

Nonostante le difficoltà, Gigi e Latitudini non si fermano. «Il mondo non finisce con i confini della città. È tutto interconnesso. L’anno scorso siamo riusciti a mettere insieme una cinquantina di titoli con almeno 300 repliche un po’ ovunque, anche fuori dalla Sicilia. Adesso stiamo lavorando con Palco OFF, portiamo gli autori e artisti siciliani a Milano. Di queste realtà mi piace la passione, l’intelligenza nella scelta della programmazione e l’ attenzione alle proposte sempre nuove. Un linguaggio siciliano vivo, come quello di Tino Caspanello e Rosario Palazzolo, intimista intenso e poetico il primo, estroverso e innovativo il secondo. Perché esplorano nuovi territori così come dovrebbe fare il teatro di ricerca».

 

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